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mercoledì 17 settembre 2014

Stoner, un singolare romanzo d'amore

Non nascondo tutta la mia diffidenza, verso i presunti casi letterari d’oltreoceano. Sfiducia che m’induce ad autoimpormi di limitare al massimo, quasi fosse una regola, sconfinamenti e trasferte. Ma devo dire che per lo Stoner di John Williams (Fazi, 2012), la sfiducia e il pregiudizio si sono da subito mutati in inattesa scoperta. A due anni dalla pubblicazione in Italia del suo libro senz’altro più famoso e celebrato, Augustus. Il romanzo dell’imperatore (Castelvecchi, 2010), a metà tra biografia romanzata e romanzo storico, Fazi fa centro traducendo il terzo romanzo di questo scrittore texano, uscito per la prima volta senza troppi clamori nel 1965, e divenuto più di recente un fenomeno grazie al recupero in patria con la ristampa fatta dalla New York Review Book nel 2003. Ma che cos’è a donare la straordinaria attualità di un classico al romanzo di Williams? La storia è tra le più convenzionali: il racconto d’una esistenza del tutto normale e incolore o, se vogliamo, del suo inesorabile fallimento. Di origini umili e contadine, Stoner trova l’emancipazione (?) nello studio della letteratura al college e nella scoperta possibilità di una carriera che lo porterà a svolgere con onestà e passione, per oltre quarant’anni, la professione accademica alla Columbia University.