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sabato 24 settembre 2016

A futura memoria

Leggo che la città in cui abito ormai da diversi anni, è definita in un post: masseria; questa parola per associazione di idee mi fa pensare alla masseria delle allodole, libro scritto qualche anno fa da una discendente del popolo armeno con l’intento di ricordare al mondo ciò che contro quel popolo si è perpetrato. Memoria.
 Allodole invece mi fa pensare agli specchietti per le allodole, ecco cosa possono essere alcuni post. Si utilizzano parole che ne ricordano altre, se ne usano alcune in maniera impropria. Scempio per esempio. scémpio2 s. m. [lat. exĕmplum, nel senso partic. di punizione crudele che serva di esempio]. – 1. Atto di violenza crudele e raccapricciante, strazio. Caspita, mi dico, hanno ricominciato con gli strangolamenti all’Icre, e qualcuno adesso se ne è accorto? Alt, no, non scempio, conferimento di materiali. 
Conferimento di materiali in un luogo che qualcuno vorrebbe innalzare a monumento della memoria, l’uso del termine campo di sterminio (non userò per la seconda volta le parole di un pentito) confonde gli ingenui ed agevola i marci. Quando muore un uomo, che in vita è stato assassino, malavitoso, mafioso, ucciso da uno come lui, (facenti parte di un sistema che arricchisce pochi a detrimento di uomini e risorse della comunità) se sono credente penso: pietà all’anima sua, viceversa penserò al concime organico, alla terra - polvere siete!
L’Icre ex magazzino del ferro, è un maiasienu, luogo inospitale, esteticamente non bello, inadeguato ad ospitare scolaresche, laboratori o eventi culturali che possano durare più di una giornata - non è nemmeno dotato di servizi igienici.
Alcuni lo hanno anche definito un luogo di memoria! Nella storia quali sono i luoghi di memoria? Lo storico Pierre Nora dice che “luogo della memoria è un’unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità…” L’Icre è o potrebbe diventare ciò? La memoria di quello che non vorremmo essere, si, potrebbe. Dunque non un circolo sacro dentro cui innalzare altari, dove tanti vorrebbero officiare la propria messa personale, personali ostie da imboccare ad una comunità colpevole sicuramente di omissione e di omertà, e così recuperarla alla santità. Noi pensiamo che una pena sia necessaria, che l’ostia sacra da officiare sia da riservare nelle chiese alla comunità dei pentiti e redenti.
Tenuto conto che i luoghi di commemorazione dovrebbero essere quelli in cui ad essere trucidati (e questa è una parola appropriata) siano stati i servitori dello Stato e i cittadini onesti (scusate la banalità della parola onesti) – a nostro parere l’Icre non potrebbe diventare ciò. Tra quelle mura sono stati uccisi uomini di cui la comunità avrebbe fatto volentieri a meno e che non rappresentano lo Stato civile. Cosa fare allora di questo maiasienu?
Scoppia lo scandalo,  l’Icre dal silenzio si risveglia, dopo essere stata tomba e vergogna, diventa luogo di conferimento di materiali, riprende la funzione di magazzino; materiali, non RIFIUTI, che opportunamente raccolti possono avere una seconda vita: RIUTILIZZO, RICICLO e RECUPERO.
Ecco che la destinazione dei beni confiscati ai mafiosi trova una valenza sociale!
“La gestione dei rifiuti va riferita ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti.
Il concetto di responsabilità condivisa espresso dalla normativa italiana prevede che tutti, imprese, pubblica amministrazione, consumatori concorrano al raggiungimento degli obiettivi generali di raccolta e riciclo.
La certezza del raggiungimento di questi obiettivi si può avere solo se al loro ottenimento parteciperanno tutti, ognuno nel proprio ruolo.”
E questo non sarebbe RISCATTO!?
Cultura è anche altro rispetto a ciò che siamo abituati a considerare, non soltanto libri o spettacoli. La gestione dei residui post consumo presuppone la conoscenza e l’informazione mirata, sensibilizzare il cittadino alla cultura che il rifiuto non esiste; è chiaro che ci si scontra con lo scetticismo e l’abitudine incancrenita di coloro che RIFIUTANO il cambiamento. Esistono materie che devono essere reinserite nel ciclo della vita (economia circolare).
Accidenti quante cose si possono imparare parlando ri munnizza! 
Non dimentichiamo che quando si cerca di scardinare il “sistema rifiuti” consolidato, si spezzano equilibri che ad alcuni, per decenni, hanno garantito la salvaguardia di grandi interessi economici; ci si scontra contro le logiche economico-politiche di un sistema che fino ad oggi si è basato sul conferimento nelle discariche, spesso anche in violazione alle principali norme comunitarie, e che non può funzionare perché toglie risorse e lascia inquinamento alle generazioni future, ai nostri figli ed ai nostri nipoti.
E così, sia.
Adele Musso per AAS

domenica 24 luglio 2016

Un ricordo di Angelo Gargano

L’appuntamento era alle dieci di mattina, lui arrivò alle dieci e trenta perché sbagliò strada. Il suo ingresso fu da giornalista con microfono in mano e operatore a seguito. L’emozione iniziale si trasformò in una intesa amichevole, mi disse non pensare di parlare davanti ad una telecamera, guarda me e confidati. La cosa mi fece ridere, confidati! Di questi tempi nemmeno con i preti ci si confida gli risposi. Da professionista che era ha voluto sapere tutto del progetto, le domande che seguirono furono pertinenti e stimolanti per accendere la curiosità dello spettatore. Alla fine dell’intervista mi disse, verrò per constatare la veridicità di quello che hai detto. Venne il giorno dell’inaugurazione e mi fece i complimenti.
L’ho rivisto alla presentazione del libro di Francesco Tornatore, anche lui come Francesco faceva parte del fu partito comunista. Attento alla vita del suo paese raccontava i fatti e misfatti, non sempre obbiettivo, ma chi può dire di esserlo al 100%! Sicuramente con lui si spegne un pezzo di storia di Bagheria.
Un abbraccio ad Aurora.

                                                                                         
Caterina Guttuso

venerdì 19 febbraio 2016

Le tre Bagherie

Esistono almeno tre Bagherie, e due di queste sono altamente nocive.

La prima è la Bagheria nota a tutti per i fatti di mafia: Arancia Connection e scafazzo, Magazzini del ferro definiti Campo di Sterminio (mafiosi squagliati nell’acido dopo essere stati strangolati), edilizia selvaggia su grande scala, traffico di droga.

La seconda è la Bagheria dell’antimafia, degli intellettuali che non fanno nulla per combattere la mafia, che non si espongono pubblicamente ma solo nel cesso di casa loro. Alcuni di questi partecipano, di tanto in tanto, a degli eventi, ma fanno solo fuffa, non aiutano nel processo di rielaborazione necessario per sconfiggere la mafia. Questi spesso alterano le notizie. Alcuni per loro natura si muovono tra bar e corridoi, altri provano arrampicate in cui gli altri sono solo gradini per arrivare un po’ più in alto.
Alcuni di questi coniano slogan, tipo Il silenzio è dolo, che hanno lo stesso valore di quel "La mafia fa schifo" che fu la più grande furbacchionata mediatica di Totò Cuffaro (avesse scritto Cosa Nostra allora i mafiosi sì che si sarebbero offesi).
Tanti di questi pensano che fare antimafia sia mettere degli studenti a ballare lungo il corso o passeggiare per via Vallone De Spuches. Magari con Giovanni Avanti (già indagato a quei tempi) in cima al corteo.

La terza è la Bagheria dei cittadini attivi, quelli che pensano di poter consegnare ai loro figli una cittadina migliore, magari onesta.

Le IENE non hanno mostrato nessuna delle tre Bagherie.
I filo-Iene ancora peggio, hanno offerto alle IENE un dettaglio di Bagheria che non rappresenta il tutto (curò, va sturiati Arnheim).
Hanno fatto solo politica anti-M5S, come se bastasse ad aggiustare le cose.
Al di là delle idee politiche che ognuno ha, noi vogliamo che si dica esattamente cosa è Bagheria, quale il suo passato, quali le ricette per il futuro.

Bagheria è triplice. Ogni espressione che ne dimentica una, è menzognera (nemmeno parziale).

Giorgio D'Amato

lunedì 15 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 12 - IL SOLITO MONTAGGIO FURBO DELLE IENE

Ebbasta con queste furbacchionate!
Dalle 19 alle 23, a Bagheria, in piazza Indipendenza, il ministro della giustizia di Mediaset, sig. Giulio Golia, ha subito un continuo pressing da parte di tanti bagheresi più o meno grillini, che lo hanno subissato di domande - a cui lui non rispondeva.
Ci sono stati solo due casi di inalberamento, due persone che hanno mostrato fragilità e sono andati in escandescenze. Naturalmente Le Iene danno rilievo soprattutto a questi episodi isolati facendoli sembrare la normalità di tutta la serata.
Nulla emerge delle faccette buffe di Golia che stava muto, che si rifiutava di rispondere allo stesso modo del sindaco Cinque (che a fare così, quanto meno, faceva benissimo).
Insomma, le solite IENE, nulla di nuovo.
Sull'altro fronte il sindaco e il suo assessore potevano certamente evitare di raccogliere la magra figura delle scuse, in fondo loro sono figli di due padri (che in compagnia di altri 7998 bagheresi) hanno costruito abusivamente. Bastava dirlo. E invece sono risultati un po' scemotti, scemotti sì ma non sono disonesti e nemmeno hanno perso la legittimazione ad amministrare, visto che la giunta grillina sembra - finalmente - voler opporsi alle inferenze mafiose del territorio.
Da Giulio Golia, invece, ci aspettiamo un contributo per fare luce su anni e anni di magagne di Silvio Berlusconi. Per dire, ha avuto - il suo capo - rapporti con la mafia? E con la camorra? E con la 'ndrangheta? Quanto denaro pubblico è stato sperperato? Quanto  chilometri quadrati di territorio sono stati sottoposti a opere abusive iniziate e mai completate?
Prossimamente su Le Iene la condanna di Berlusconi, vero signor ministro?

Grazie a Le Iene in Italia stiamo introducendo quel modo tutto americano di screditare le persone per fatti collaterali rispetto al loro ruolo: tutti ci ricordiamo del caso Lewinski... era necessario che Clinton si dimettesse? In fondo gli USA avevano bisogno di un buon presidente, non di un maschio esente da pulsioni sessuali extraconiugali.
Pompe e case abusive non sono la stessa cosa... ma il giustizialismo di questi giorni è uguale.

Giorgio D'Amato

martedì 9 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 8 - SCOMPARSI I PRIMI BALLERINI DI CORSO UMBERTO

Un fatto tragico colpisce una cittadina in un momento di forte deriva antimafiosa: sono scomparsi i primi ballerini del corpo di ballo del corteo contro la mafia avvenuto a novembre 2015 a seguito delle ammissioni di aver pagato il pizzo da alcuni imprenditori.
E' da più di ventiquattro ore che nel profilo di FB dei ballerini non ci sono riferimenti a Patrizio Cinque.
Pubblicano di tutto, chi sacciu, cose di machine sportive, cose di passaggi in televisione, cose di fare la differenza, cose di iene; una fece un fimmatino dove evidenzia probbremi di luce sulla faccia di Cinque.
Manco ci fecero una condivisione.
Insomma, stiamo aspettando, che la cosa è strana, che questi del corpo di ballo sono i primi a gridare Il SILENZIO E' DOLO, e giusto giusto Patrizio che ci ha creduto e parla e infrange il silenzio, iddi non ci sono.
Aspettiamo fiduciosi per organizzare un altro balletto.

Giorgio D'Amato

LE SCIACALLE - puntata nr 5 - IL SALOTTO DI 70 METRI QUADRATI

Al signor Sindaco del mio paese.

Ma tutta questa scumazza che fanno da tre giorni che tutti siamo abusivi?
Non me la fido più! Non lo capisco! 
La legge dicesse che dove ho fatto la mia casetta con il salone, 
che ci abballiamo tutte le domeniche con la musica neomelodica, 
ci dovevo piantare le fave?
Ma perché il terreno che è del comune?
Io l'ho accattato con i piccioli nna ddu fangu du Ziu Muommu, 
e quando me l'ha venduto mi disse: qua ci puoi fare una bella casa per la tua famigghia, e io questo ho fatto! Una stanza l'uno per i miei otto figli, la cucina grande visto che siamo almeno dieci a mangiare, qualche gabinetto qua e là; 
e il salone dove ci addivertiamo poteva essere meno di 70 metri quadri?
Ma non è certo una villa! E perché sarebbe abusiva me lo volete spiegare?
Io casa non ne ho mai avuta e perciò è  prima casa! 
Ora ce ne andiamo sotto il ponte, anzi non è possibile neanche quello, perché si allaga sempre!
Signor Sindaco ci pensi lei a mandare affanculo queste jatte arraggiate!
Grazie!
Sua affezionata elettrice 
Concetta Mandalà

lunedì 8 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 4 - LA CASA DI MIA COGNATA

Che fa, ci devo mettere pure la fotografia? Perché, non si capisce che è abusivo? Senza prospetto ce l’ha la casa mia cognata; che quella, suo fratello e suo padre facevano i muratori e nel giro di due settimane hanno alzato tre piani: uno per lei – che era la figlia più grande – uno per suo fratello che era fidanzato e si doveva sposare in estate e uno per i suoi genitori – già che c’erano; un ritaglio di terreno che era rimasto ( che era una ‘ngnune e non lo volevano manco gli zingari del furriato) lo presero i suoi suoceri – così erano vicini e una cosa che succedeva,  mettiamo che si sentissero male di notte,  aprivano la finestra e li chiamavano. Il fango copriva tutto a quei temi, che io per andare da mia cognata mi dovevo mettere gli stivali - che pareva malo pure, ma che dovevo fare per prendermi un caffè gratis e sapere i fatti suoi? Mi toccava fare questo sacrificio. Io invece ci avevo l’appartamento nel palazzo Bruno, una cosa di lusso! Che c’era un salone di cinque metri, che io quando l’ho visto ho detto “stratri e matri, ma chi je!? U stratuni mi pari” che per riempirlo di mobili ho dovuto chiedere a mia matre di darmi qualche mobile lei (lei mi disse, meglio! Mi levu sta negghia). Ora ho visto che mettono i video e le fotografie per dire chi è abusivo e chi è mafioso ( è diventata una mota, e io che non sono arretrata il video lo voglio fare pure io, che lo mando a quello della televisione  che cerca queste storie importanti. Io ci sto mandando questa mail che mi ha scritto mia figlia.

Ma la fotografia, pure ce la devo mettere?

Rosa La Camera

Le Sciacalle - Puntata nr 2 - Io lecco

Una leccata all'amico e una leccata alla botte.
Questa la variante del vecchio proverbio che Ancilina, cugina della cugina di mio cugino, esterna in un video sulla questione dell'abusività di corso Butera.
Che tutti eravamo abituati al proverbio tradizionale, lei, di prepotenza, l'ha rinnovato.
Ha detto così: questi proverbi vecchi e mafiosi vanno cambiati.
Accussì ci cafuddò un corpo di lingua all'amico non dimenticando che la botte a cui gradisce bere è l'altra.
E propone pure, senti amico mio, vieni pure tu a bere dalla botte.
E invece l'amico, i video su FB se li fa da soli, non inquieta a nessuno.
Insomma, ognuno il vino se lo beve dove gli pare, così ha detto - ma in un altro video - Stefanuccio u buttigghia sfunnata, mentre si calava un cartuni di Tavernello.
Insomma, la soluzione per tutte queste cose si trova sempre, ora organizziamo una bella ballata in Corso Umberto.

Giorgio D'Amato

domenica 7 febbraio 2016

Le Sciacalle - puntata 1^ - Corso Butera è abusivo

Come disse mia sorella in un video su FB, lo stratone che dalla stazione andasse au palazzo, non dovesse esserci. Nel video mia sorella si fece i capelli alla moda, accussì pare più accattivante. Questa accusa però non ci piacque per niente allo zio Masino, che fece pure lui un video e disse che lui è da trent'anni che vende il pesce freschissimo (ma zia Paoletta - in un altro video - afferma che si tratta di pesce fituso che ha, di certo, chiossà di tre giorni, cosa evidenziata dal baffo bianco).
Merluzzo o scorfano, poco importa, spuntò il video del capo del condominio rivelando i nomi delle gelaterie che le briosce le riempiono con poco gelato, una leccata disse.
L'altra mia sorella, intervenuta sempre su FB, si fece un video con la parrucca bionda - oggi domani qualche regista la dovesse taliare - e disse che i nomi delle gelaterie sono apparsi pure sul Giornale di Qua (cosa gravissima allora è), insomma, il tronchetto e la bomba gelato accattativille in qualche baretto onesto onesto pulito pulito degno del bel paesetto del film di mio cugino che ancora un video non l'ha fatto ma intanto pubblicizza 'na specie di candeggina in grado di resuscitare le galline morte.
Di certo una cosa tranquilla oggigiorno è raccogliere gli asparagi, se prima potevi incontrare qualche vecchietto con problemi di prostata, oggigiorno assai assai ti arriva qualche video in cui la proprietaria si lamenta che havi trent'anni che non si fa una frittata.
Da Le Sciacalle a presto nuove inchieste, forse su veri fatti di mafia. 
In attesa tutti in Corso Umberto per andare a ballare, che poi ci facciamo le fotografie e le mettiamo su FB.

Giorgio D'Amato

mercoledì 16 dicembre 2015

Panta Rei, marcia e mela marcia

Questa volta sono 38 gli arrestati dell'Operazione Panta REI, tanti facce note a chi - solo per caso - faceva una passeggiata tra corso Umberto e zona Caravella di Bagheria.
Tra i capi di accusa non manca niente: 
...associazione mafiosa (art. 416 bis C.P.), estorsione (art. 629 C.P.), detenzione e traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 D.P.R. 309/1990), illecita concorrenza con minaccia o violenza (513 bis C.P.), illecita detenzione di armi e munizioni (artt. 2 e 4 L. 895/67) e turbativa d’asta (art. 353 C.P.) - fonte Bagheria News.
Abbiamo marciato dopo l'Operazione Reset 2 in cui tanti imprenditori hanno ammesso di aver pagato Cosa Nostra locale perché il loro nome riscontrato negli elenchi di un ergastolano. Troppo facile ammettere, sicuramente utile farlo.
Gli stessi hanno mai pagato la nuova Cosa Nostra appena arrestata?
E ora, ci tocca fare una nuova marcia o sperare che ci sia ancora una parte buona nella mela marcia?
Peccato, non ci voleva questa retata, il candeggio mediatico della laboriosa e tranquilla Bagheria è durato poco - troppi spumanti stappati, troppe poesie e canzoni elargite, i nomi (ancora una volta) solo dalle cronache nere.

Giorgio D'Amato


lunedì 14 dicembre 2015

Conclusa la fiera dell'artigianato a Casteldaccia

Si è conclusa ieri la fiera natalizia dell'artigianato che si è tenuta nella piazza principale e nel baglio della torre del duca di Salaparuta di Casteldaccia, organizzata dall'associazione artistico-culturale Le Muse. Tanti momenti (e tanto freddo) per mostrare il lavoro di molti artigiani e hobbisti creativi che non si sono lasciati intimorire dalle temperature basse per animare la piazza.
Apertura a Strappo ringrazia gli organizzatori della fiera che continua a Bagheria dal 19 al 23 Dicembre.


Aggiornate il calendario anche con i prossimi appuntamenti:

18/20 Dicembre al Jingle Books, Palazzo Asmundo insieme agli editori allo scoperto (https://www.facebook.com/events/1622846634646973/)

18 Dicembre ore 17.30 Apertura a strappo al Merry Bittas, Via del Parlatoio 5, Bagheria

Alla prossima!

mercoledì 18 novembre 2015

La culturalità nel Territorio

Gli uomini che portano avanti la culturalità nel territorio – gli Esponenti di Culturalità di secondo livello -, di Esercito e di Organizzazione non parlano se non nei termini che tutti già conoscono: le due entità presentano un’ala accettabile e una ripugnante, è facile impiantare discorsi di carattere astratto che tacciano di ripugnanza l’ala ripugnante dell'Organizzazione e di bontà infinita l'area accettabile dell'Esercito, così da creare una convergenza innegabile, condivisa, ovvia. Ma questi discorsi – impiantati se proprio non se ne può fare a meno (e comunque su sollecitazione) -, di solito vengono trascurati a favore di tematiche naturalistiche e monumentali. 
Le espressioni artistiche - degli Esponenti della Culturalità sia di primo che di secondo livello -  riguardanti il territorio riflettono storie rurali di povera gente che mungeva le mucche, che si affaccendava nel coagulare ricotta tra mosche e miseria e sudore (storie lacrimose che producono orgoglio identitario), o raccoglieva cicoria montagnola – queste elaborazioni risultano gradite soprattutto ai giapponesi che così dicono guarda, fanno la ricotta e raccolgono cicoria montagnola questi che stanno nel territorio, molto affascinante. 
Gli Esponenti della Culturalità di secondo livello sono spesso professori delle istituzioni scolastiche locali, spetta a loro dare il buon esempio, nonché l’onere della formazione di un pensiero non critico che spinga, nel tempo, al rispetto delle entità dominanti. 
Gli argomenti spinosi che riguarderebbero il territorio sono tali alle bandierine dello slalom degli sciatori. Bisogna scansarle.
A tal uopo hanno elaborato un buon metodo che non reca alcun fastidio all'Organizzazione: esaltano solo gli Esponenti dell'Esercito martirizzati e ne supportano  la sublimazione. 
Sia noto che i canoni della culturalità locale furono definiti prima che sorgesse il territorio. Il primo canone recita che l’oratoria deve essere abbondante nelle forma, vuota nel contenuto. 
L’estetica del bidone.

Giorgio D'Amato

domenica 15 novembre 2015

La marcia

Noi che ancora ci crediamo sabato mattina eravamo parte di quel fiume in piena, ma assolutamente ordinato, che si è mosso dalla Chiesa Madre di Bagheria fino alla piazzetta vittime della mafia. Saranno poche centinaia di metri, eppure ci abbiamo messo più di due ore per arrivare a quella che era la destinazione. Spesso per arrivare in un posto nel modo giusto ci si possono impiegare anni. Questo è quello che è accaduto e sta accadendo nel paese delle “balate”, dove scoperchiare certe pietre provoca puzzi maleodoranti e la fuga di topi, si sta finalmente comprendendo che scelte sbagliate, quali piegarsi al pizzo, non ti portano da nessuna parte, anzi ti mettono dalla parte sbagliata.

La marcia ha coinvolto moltissimi cittadini, tanti giovani e giovanissimi, associazioni e colori politici, che per un giorno hanno avuto tutti lo stesso colore. Per qualche minuto il nostro colore è stato invece quello della bandiera francese, e così che ci siamo stretti idealmente alle vittime della follia terrorista.
In due ore non si è solo marciato, abbiamo ballato al suono di musicisti di Aspra e Bagheria, che hanno improvvisato un concerto mobile e ai mafiosi gliele abbiamo pure cantate.
E' stato Giuseppe Saeli, un giovane bagherese, il promotore dell'iniziativa, ha messo in piedi una organizzazione perfetta ed efficace riuscendo a coinvolgere diverse realtà della nostra cittadina quali i commercianti, le scuole, semplici cittadini, studenti, poeti, e artisti, le istituzioni religiose (padre Michele Stabile, padre Luciano). L'amministrazione comunale, il Sindaco gli assessori, il Presidente del Consiglio comunale e parecchi consiglieri e le forze dell'ordine che erano in prima fila nella marcia e nella lotta quotidiana alla criminalità.
A testa alta e schiena dritta, così come diceva Felicia Bartolotta Impastato, ai giovani che andavano a visitare la sua casa museo, una donna che suo malgrado, la mafia l'aveva respirata e combattuta, a testa alta, come Gianluca Calì, che in una bella immagine fotografica di Elisa Martorana, sembra svettare sulle altre teste, eppure la sua è una di quelle che il sistema mafioso del pizzo vorrebbe piegare e abbattere.

C'erano i bambini delle scuole primarie e secondarie (guidati da maestre instancabili e dai presidi) che reggevano con le loro piccole braccia striscioni più grandi di loro, diceva Gesualdo Bufalino che la mafia sarà vinta da un esercito di maestre, e noi anche a questo ancora ci crediamo.
Crediamo anche che le famiglie che trasmettono i valori dell'onestà ai propri figli daranno alla comunità cittadini perbene.
Forse c'era pure qualche mafioso che marciava tra la folla, forse avrà imparato qualcosa.
C'erano i commercianti, anche quelli che Le iene sono andate ad intervistare, non c'erano quelli che ancora non trovano il coraggio di uscire allo scoperto, coloro che non bisogna lasciare da soli, perché il pizzo si paga ancora, perché la mafia c'è ancora. E allora quale è la differenza? La differenza rispetto al passato è quella di sostenere chi suo malgrado, o volontariamente, dice no ad un sistema che non lascia scampo e ti strozza comunque; la differenza sta nel coraggio dei giovani e di quelli, per usare una frase abusata ma d'effetto, che “ci mettono la faccia”.
La marcia è stata un segnale, forte, urlato, cantato in coro, ha fatto rumore, ha ricordato a qualcuno che si vuole cambiare, il simbolo della coesione, la folla può divenire pericolosa per chi agisce nell'ombra, per chi ha bisogno del buio per agire e dell'omertà complice. Le ville di Bagheria non devono essere più il rifugio per i latitanti. Bagheria deve tornare ad essere un luogo ricordato non per essere uno dei lati del triangolo della morte, così come ha detto un imprenditore di Villabate, che non è riuscito a trattenere la commozione.
Noi che ancora ci crediamo abbiamo indossato le magliette con l'immagine simbolo di Falcone e Borsellino, e abbiamo capito che la vera Antimafia non è quella di Helg o della Saguto, come ci ha ricordato il sindaco, è dire no alla mafia partendo da chi sta in basso, da chi dice no alla mafia in ogni azione quotidiana della sua vita.

Adele Musso



Si ringrazia Elisa Martorana per la sua foto.


lunedì 2 novembre 2015

Il Cucito: una forma di libertà


Nel XX secolo la casalinga cuciva per necessità, la rendeva libera di vestire senza chiedere al capo famiglia i soldi per un abito nuovo. Era più semplice trovare uno scampolo di tessuto e cucire un capo di abbigliamento oppure quando non c’era il tessuto risvoltare vecchi vestiti, tutti abbiamo avuto una mamma o una zia sarta. Nel XXI secolo le figlie e le nipote della casalinga del secolo passato, si avvicinano al cucito anch’esse per una forma di libertà. Sicuramente è una libertà diversa, perché queste donne lavorano e hanno una loro indipendenza economica, ma necessitano del tempo da dedicare a se stesse. Il corso di cucito serve a ritrovare la dimensione donna, si spengono i cellulari, si lasciano a casa i PC e si liberano le menti per realizzare con calma e buona manualità i vari punti di
base così da poter cucire tovagliette per la prima colazione, borse, abbigliamento, ecc… con la musica in sottofondo, qualche chiacchiera che spesso esplode in grande risate, sorseggiando tè accompagnato da qualche biscotto; si trascorrono così ore in una tranquillità spesso lontana dal nostro quotidiano, si ritorna indietro nel tempo, riviviamo i pomeriggi delle nostre nonne. La soddisfazione è tanta perché chi si avvicina a questi corsi di solito esordisce dicendo “io non so fare nulla”, invece dopo qualche lezione si possono realizzare manufatti semplici ma ben fatti. La voglia d’imparare è tanta, rimane un unico problema: quando finisce la lezione di cucito nessuno si alza per andare via!

 Caterina Guttuso

(chi volesse partecipare può contattare Caterina su FB: Caterina Guttuso Tendaggi Quadri)

venerdì 30 ottobre 2015

Chiese come librerie: sconto del 20% solo per i fedeli (e in omaggio una manciata di santine)


Mercoledì 28 Ottobre Apertura a strappo ha partecipato al convegno “Il gender spiegato ai marziani” organizzato con la collaborazione della Chiesa Madre di Bagheria, la Madrice. 
Mossi dalla curiosità scaturita dall’evento anti-gender avvenuto a Santa Flavia qualche mese prima, abbiamo deciso di cercare un’interazione (con noi stessi - eravamo molto combattuti - e non con gli altri). Il volto della serata è Giuseppe Savagnone, professore di storia e filosofia ormai in pensione. Completo nero, cravatta rossa. A guardarlo sembra un tipo perbene, intellettualmente ben predisposto.
Rivendica la logica del rispetto verso la verità, ma ribadisce che è da talebani non riconoscere l’esistenza della teoria gender. Curioso il riferimento alla Barilla e al calo di vendite avuto dopo le pubblicità che ‘riproponevano’ la famiglia tradizionale (grazie per l’aiuto antropo-scientifico, ci scriveremo una formula matematica), come se qualcuno avesse mai concretamente proposto fatti diversi. La gente, purtroppo, comincia ad andare via (sono i più coraggiosi, quelli che proprio non ce la fanno ad ascoltare il professore). 
Il femminismo! Il professore ha anche parlato di femminismo. Afferma che lo scopo del ‘movimento gender’ è quello di annullare la donna stessa (ma il collegamento tra il gender e la donna rimane un mistero). Sembra che abbia chiarito la sua posizione: non è uno che attacca come fanno i “catastrofisti” (riferendosi ai ‘Giuristi per la vita’, di cui l’ormai celebre Avv. Amato si è reso triste protagonista), è un moderato. 
Cattolico, ma moderato.
Il discorso finisce sui transessuali, definiti drammi che portano all’infelicità, e ancora la disperazione dei genitori alle parole – mamma, sono gay - e l’islamofobia. Proprio dell’Islam non condivide la posizione che la società riserva alla donna, spesso maltrattata e ritenuta inferiore. Si incazza per l’infibulazione che, però, anche se non lo dice, cessa di essere legale già dal 1985, anno in cui i primi stati africani (Burkina Faso ed Eritrea) la bandiscono ufficialmente e la puniscono con il carcere. Se state per dare la colpa alla religione musulmana, fermatevi un attimo: nel Corano le pratiche di cui sopra non sono minimamente citate. Si tratta, dunque, di una consuetudine (seppur estrema) di tipo endemico.
Altre persone abbandonano la conferenza, saranno cinque o sei, tra loro pure una suora che sgattaiola fuori.
Savagnone è convinto che la corporeità sia stata spazzata via, che i corpi siano stati smembrati e identifica il colpevole nel Gender. Si crea, in queste condizioni, un quadro civile e culturale ‘sganciato’ dalla natura e dalla cultura.
- Quanto dovremo aspettare prima che il matrimonio tra madre e figlio diventi legale? - e la presunzione di escludere la Chiesa da questo tipo di ragionamento è allarmante. Se non la si cita, vuol dire che le unioni non sarebbero legittime neanche a livello civile. È semplicemente ‘sbagliato’ che due persone dello stesso sesso si sposino. Punto.
Adesso arriva il pezzo forte, tirate fuori i portafogli: SCONTO del 20% per chi acquista il libro del Savagnone sul momento. Avete letto bene: marketing clericale, la nuova frontiera del business letterario. 

A questo punto un membro di AAS si alza e parla: i libri, in chiesa, non si vendono, incoraggiando pure con lo sconto del 20%. Sembrerebbe che le librerie siano diventate inutili.
Applausi. Da due persone, ma applausi sono.
Veniamo rimproverati da un ragazzetto di diciottanni circa che si gira imbestialito ribadendo il concetto secondo cui in una chiesa non si dovrebbe fare baccano.
Ah, mi pare giusto, democratico.
Però, sapete, i libri si dovrebbero vendere in luoghi più consoni. Non è proprio la forma più dignitosa dell’emancipazione intellettuale. A maggior ragione visto che l'invito alla popolazione non prevede la PRESENTAZIONE di un libro ma una conferenza con dibattito. Savagnone porta a termine il discorso, i talebani devono essere debellati. No, non i fondamentalisti islamici. I catastrofisti, quelli. E’ la volta di C. Si definisce un medico in pensione: per gli omosessuali, nessuna speranza, la psicoterapia è un’opzione plausibile, una soluzione alla ‘malattia’. Ma, intendiamoci, non è detto che funzioni. Il ‘Patre’ eterno (è così che il signore lo definisce, patre) ci ha creato ‘masculo e fimmina’.

E’ così da diecimila anni, da quando, insomma, siamo stati ‘creati’.


Emanuele Scaduto

venerdì 2 ottobre 2015

Spot de profumo o de brodo?


UNA DIVA A PUERTO DE TIERRA
SPOT DE PROFUMO 
O DE BRODO?


Estos son dias de grande fermiento a Puerto de Tierra: el grande reghista local Pepito Andator sta concludendo las ripresas di un nuevo espot por la television. Così, ello ha montado baracca y burattinos, s’è portado la diva del cinema nacional Sofigna Lorena e l’ha diretta por la pubblicitad del importante stilistas Dulce y Gabado. Pepito ha recuperado dal dimenticatojo addirittura Totigno Lo Cascio, el nigno del suo film premio Oscar qui ora es cresciudo y non se lo caga più niuno ni a Puerto de Tierra, figuramoce nel resto de la nacion, tant’è che quando ello fece la scena de porger una rosa alla divina, ella se mise una mano nel reggipettos y gli allungò una banconota da ventes pesetas. La spesa por lo espot es lievitada porchè tra l’incompetienza de Totigno y la demenza senil de la diva, las represas son durates molto più del previsto. 
Andator piensa d’aver reso omaggio a sua ciudad natal, promovendone la istoria y la bellezza de la villa settecentesca donde ha ambientado las scenas, ma por los abitantes ingratos no es cambiato nada che si el giornal non escribeva esto articolo, non ne sabevan nada ni de espot ni de divas, como dichiararon el parrucchier y el barista de plaza Cortazar.
Ancuera una vuelta Peppino Andator se confirma un ottimo candegiator del pais natio.


L’inviada Seregna Giattigna

mercoledì 15 luglio 2015

lunedì 22 giugno 2015

Tornatore nell'arte di Caterina Guttuso

E’ una location inusuale quella dove si inaugura la mostra pittorica di Caterina Guttuso, pittrice bagherese, Villa Cattolica, siamo tra il museo Guttuso, cuore pulsante delle opere del maestro e la sezione dedicata al museo dell’affiche cinematografico, una sala dove trovano allocazione delle magnifiche sculture, il caso, una coincidenza felice per la quale fare un ulteriore plauso all’Assessore alla cultura Rosanna Balistreri? Si rivelerà il luogo giusto, magico.
Siamo tra pittura e cinema, l’obiettivo cercato caparbiamente dalla autrice è infallibilmente centrato. Nasce da una idea originale infatti della Guttuso, l’omaggio che ella stessa rende all’arte cinematografica di Peppuccio Tornatore, dieci quadri per altrettanti film in un excursus temporale per raccontare l’emozione, le impressioni suggerite e tramutate in pennellate nette e incisive, ma la Guttuso va oltre affidando ad Apertura a Strappo la narrazione delle suggestioni prodotte dai film e in ultimo dai suoi dipinti.  Può un dipinto contenere una storia intera? Noi vi diciamo di si, ce lo hanno detto i tantissimi visitatori presenti all’evento, inchiodati dalle immagini, dai suoni, dalle parole, molti sono rimasti in piedi, sono rimasti. Abbiamo assistito alla coniugazione perfetta di eccellenze della nostra tradizione, arte, narrazione, cibi e vini.
Da sottofondo alle letture le colonne sonore originali dei film di Ennio Morricone, intervallate dalla voce di Patrizia Schiera, bravissima interprete palermitana, accompagnata soltanto dalla chitarra di Riccardo Corale.
Chi ha creduto nel progetto (tenuto segretissimo fino all’ultimo dall’autrice) non è rimasto deluso, il Rotary, la Casa Vinicola Duca di Salaparuta, il Bar Ester. 
Un paese cambia attraverso l’arte, si rinnova, riacquista fiducia in se stesso grazie a coloro che  operano incessantemente sul territorio e poco importano le difficoltà che si incontrano, i muri di gomma, o le balate che nessuno vuol scoperchiare.
Dice Tornatore in una sua intervista…” Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l’isola, l’essere nati in un’isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L’essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall’altra parte dell’orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria…” Ecco questa vena visionaria che appartiene in misura diversa a chi si esprime attraverso l’arte, noi a quella non intendiamo rinunciare.

Adele Musso

martedì 31 marzo 2015

AAS alla fiera delle palme

Corso Umberto a Bagheria diventa un serpentone di stand e bancarelle. La fiera delle Palme l'hanno chiamata. Vasta esposizione di artigianato e prodotti tipici, organizzata dall'Associazione di volontariato Futuro Anteriore. Tra hobbisti e produttori ci siamo anche noi di AAS che facciamo libri. Noi li esponiamo su un tavolo in legno, una coperta a striscie, li stendiamo su due cordicelle di fortuna da un angolo all'altro del nostro gazebo, i nostri block notes in bella vista.
Offriamo le nostre letture, ci confrontiamo, scambiamo pareri e due chiacchiere amichevoli, otteniamo consensi dalla gente. E la gente si ferma incuriosita, ci guarda, ci cerca, si ricorda di noi, di averci già visti, già letti, ci ascolta, è già un successo per noi. Un cielo nuvoloso ci accoglie ma poi il vento lascia spazio al sole: due bellissime giornate calde di emozioni. Sei una ciara gazebi, urla una ragazza che si trova due stand più avanti a noi, e mi viene da ridere. Accanto a noi Tamara che ha organizzato tutto l'evento con il suo stand, la sua associazione, le sue marmellate e biscottini a forma di cuore e non. Noi di AAS e i nostri libri. Rivediamo con piacere chi già conosciamo e con qualcuno abbiamo già avuto il piacere di collaborare, conosciamo anche persone nuove che ci colmano di attenzione. Allargare il cerchio delle nostre conoscenze, distribuire parole scritte, pensieri, trovare chi come noi nutre passione per la lettura e la scrittura è fonte di grande entusiasmo per noi di AAS, linfa di crescita preziosa. Mentre alcuni di noi liberano parole, offrono letture, Giorgio in una estemporanea di pittura dipinge un quadro per AAS. Ci sta una bella latta di pomodoro che ci rappresenta e tutti ammirano. Lo porteremo con noi, come foto del momento.
Nel pomeriggio un gruppo folk di Monreale anima il corso con danze e canti popolari.
Noi di AAS offriamo uno spazio di letture che coinvolgono molto il pubblico. La cassa, il microfono, il leggio, si legge! Per la nostra Arte spiegata ai non vedenti proiettiamo anche delle immagini. La gente ci ascolta e ride, e ridiamo anche noi. Noi di AAS.
Nina Tarantino



giovedì 26 marzo 2015

Mimise


Ecco questo é il meraviglioso posto che mi hai riservato, peccato che sia minuscolo, lì all'estremo angolo, al buio vicino alla finestra spalancata, un invito ad andarmene! A mare, ad annegare magari.
Mi hai disegnata così lontana per nascondere gli affanni della vecchia, hummm che sei dolce, troppo gentile ricordamelo. 
Io, Mimise, tua moglie, io che ti sopporto da una vita tu che puzzi di fumo , alcool, con la casa sempre invasa di gente non si può mai stare tranquilla. 
Io, Mimise, tua moglie, mi sbatti così all'angolo con in primo piano le tue indecente patate, queste giunoni in posizione lascive, erotiche come parte della tua vita quotidiana. 
Mi hai nascosta lontana al tramonto dei tuoi pensieri dietro le orbite vuote di questo macabro cranio.

'a mmia.

Isabelle Herve