Pasolini scrive poesia anche attraverso l’uso della telecamera, affidando ai personaggi, quali interposte persone, i propri versi.
Nel Vangelo secondo Matteo, riversa la nostalgia del mitico, dell’epico, del tragico.
Non intende aggiungere altezza poetica a nessuna immagine, a nessuna parola, né farne una sceneggiatura o una riduzione e sa, ancor prima di scegliere la location, che il film non avrà alcun connotato commerciale e che non concederà niente, ma darà tutto.
Infine, trova la sua Gerusalemme fra i Sassi di Matera.
