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giovedì 5 maggio 2016

Maniaci, slogan, selfie

Maniaci ci ha presi tutti per il culo?
No, siamo stati noi a porgerglielo.
Perché siamo pigri, perché Il giorno della civetta è troppo lungo da leggere, gli atti del maxiprocesso pure, meglio farsi una cultura antimafia da slogan, una decina di parole convincenti e hai trovato il tuo eroe antimafia da citare quando c'è da farlo.
E alcuni diventano eroi dell'antimafia perché incrocchiano parole, altri perchè gridano che la mafia è montagna di merda e intanto si sparano un selfie con un po' di gente alle spalle. Altri ancora organizzano balletti nel corso principale di un paese ad alta densità mafiosa - i mafiosi ringraziano, gli ancheggiamenti delle ballerine hanno allontanato un po' di noia.
Ieri leggo di una Associazione Nazionale per le Verità Scomode,  uno dei suoi
esponenti - Giuseppe Germano - presenta il libro di Cuffaro e Cuffaro anticipa "Una piccola chicca: dalle molte indiscrezioni emerse in sala pare che lo stesso Cuffaro, benché fuori dai giochi politici per sua decisione, avrebbe deciso di puntare sull’investitura politica futura di Giuseppe Germano nell’area “Cuffaro-Romano”."

Qui la fonte da cui ho estrapolato la citazione. 

I rivelatori di verità scomode dovrebbero far luce sui disastri provocati dai "nascosti" che a livello locale hanno deturpato mezzo mondo. E invece si ambisce a cariche politiche nell'ambito di un candeggiamento dei soliti poteri.
Maniaci non ci ha presi per il culo. Noi siamo portatori di culi ignoranti, ci meritiamo di essere gabbati da estorsori più o meno furbi.
Uno slogan fa sempre comodo agli antimafiosi e ai mafiosi, dice tutto e non dice niente.
"La mafia fa schifo", slogan di Cuffaro, dovrebbe dirla lunga su quanto valgono gli slogan. Ma noi ci cadiamo sempre.


Giorgio D'Amato 


mercoledì 19 novembre 2014

Ma la mafia, cosa è? (Il paese delle balate)

foto di Dario Ferrante



Per me la mafia non esiste, esistono i mafiosi. Ed è pure peggio. Perché una definizione, nella migliore delle ipotesi dice che la mafia è una "entità". Ma l'entità non può agire se non attraverso i propri organi. Definire qualcosa è una sovrastruttura, ovvero un voler tirare fuori un concetto astratto da qualcosa di concreto.

Per quanto detto, pi mmia esistono solo i mafiusi.
Che sono quelli che vivono di pizzo, che mettono il cemento fasullo nei ponti dell'autostrada, che si infilano nei consigli di amministrazione per farsi dare stipendi ammatula, che ammazzano tutti quelli che li inquietano, che si ammazzano tra di loro e ogni tanto ammazzano pure quelli che non c'entrano niente, che decidono per quale disonesto devi votare, che si mettono a disposizione - o quantomeno collaborano - con gli organi dello Stato che sono più fradici di loro. Che fanno male cose e tu li vedi e ti dicono che devi stare zitto.
Mafiosi sono quelli che stipulano e fanno stipulare operazioni di finanza tossica ai danni di tanti cittadini che poi devono pagare più imposte e contributi per sanare i conti dello Stato. Cosicché per sanare i conti lo Stato non paga i medicinali o chiude gli ospedali e se uno sta male che sta morendo, le cose sono due, o muore o esce i soldi per andare nelle cliniche private.
Questi che sono mafiosi hanno tanti soci, i portatori "sani" di mafiosità, gente che non fa nulla di mafioso in termini stretti. Il loro compito è la protezione delle balate.
Le balate sono delle pietre poste sopra i tombini, che se smuovi la balata esce puzza.
Il portatore "sano" di mafiosità tutte le volte che qualcuno vuole smuovere una balata, ha una formula standardizzata da ripetere: "e che vai facendo, lascia perdere, effiniscila".
E poi ci sono gli antimafiosi, quelli che pigliano soldi dallo Stato o dai donatori, per fare operazioni in parte buone (tipo creare archivi) e in parte discutibili (tipo ringraziare i politici per i contributi ricevuti). Ci sono pure antimafiosi che, con i soldi che ricevono, fanno minchiate tipo che i soldi li spendono in ricerche e indagini pressoché inutili. Diciamo che si arriminano per fare vedere che fanno qualcosa. Tipo la lavatrice quando è vuota e sbattulia da tutte le parti.
La categoria che più mi piace è quella dei cittadini attivi.
Questi parlano apertamente, non devono ringraziare nessuno, cercano di analizzare la contemporaneità per renderla nelle sue forme. Questi spesso coinvolgono, recepiscono il fascino del pensiero altrui, lo rielaborano. Nessuno inventa niente, si parte da un'idea e la si affina.
E il tempo lo trovano per farlo. E per parlarne pure.
Dal basso. Per non dire grazie a nessuno.
I cittadini attivi dovrebbero formarsi nelle scuole.
Quindi gli insegnanti dovrebbero favorire la formazione di cittadini attivi.
Solo che certe volte gli insegnanti dicono cose del tipo: "e che vai facendo, lascia perdere, effiniscila". Se ne deduce che questi non ne formeranno mai cittadini attivi ma nuovi protettori di balate.

GD

(foto di Dario Ferrante)