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giovedì 17 marzo 2016

JE SUIS CUFFARO



Applausi! La presentazione del suo libro al Don Bosco, acclamata da gran folla. Dopo anni di carcere, ci regala la sua fatica letteraria sull'onestà della parola. Che il carcere ti cambia la vita.
Da sette anni scrivo, e nessuno mi pubblica, nessuno mi legge.

mercoledì 16 marzo 2016

Totò, ti vogliamo bene!

Tutto è pieno. La sala è piena, il crocifisso è al muro e un santo sporge il viso. Mi guardo intorno e dico minchia, saranno mille. Poi li abbiamo contati: erano mille. C’è chi ha il muso schiacciato, qualcuno mi ha ricordato gli anni ’70. Altri, i fedelissimi, sono eccitati all’idea di potere incontrare il loro salvatore. La sala è stretta, le gambe mi passano vicino e il mio disagio aumenta. Sono io e sono i miei amici che ci sentiamo piangere addosso. La presentazione inizia: applausi. 

Totò, ti vogliamo bene! Totò, Totò, Totò!

Nomi come Pietrangelo Buttafuoco, Renato Schifani, Saverio Romano. Mi sento dritto. Un’analisi superficiale degli avvenimenti dimostrerebbe che Totò Cuffaro abbia scontato gli anni del carcere con assoluta sincerità. Dovevate vederlo, mentre i settantenni di sotto applaudivano e la Sicilia esplodeva.

Totò ci sei mancato!

Dio spacca le anime e le divide a metà: le carceri italiane sono posti in cui ognuno di noi dovrebbe soggiornare per un po’. Sodoma, ormai, è solo un ricordo. Vorrei essere più spontaneo e dedicarmi ad un’analisi critica ed equilibrata di questa spettacolare performance teatrale. Le nostre anime, quelle dei malpensanti, verranno sventrate dalla sfiducia e dall’odio per coloro che invece si pentono. 

Hai visto? Una bella rimpatriata, tutti amici siamo.

Peppa Pig e George Orwell? Ve le spiego io le convergenze: ne La fattoria degli animali, i porci sono troppo uguali tra di loro. Nella realtà, però, esistono eccezioni. Ho una gran voglia di accendere una sigaretta e gettare fumo e catrame. Un signore alla mia destra vuole sapere per quale giornale scrivo. Blog letterario. Che cosa potrei dire? La letteratura, in quella enorme stanza, non esiste. Si va incontro alla giustizia con le proprie gambe, e la pretesa dell’innocenza è più forte delle colpe. Lui è la mafia buona, quella delle cartolarizzazioni che non fanno male a nessuno. 

Totò, vengo con te in Burundi, ti voglio bene!

Marmo. Le statue, gli imperatori, le dominazioni, la clientela, la miscredenza, le targhe commemorative. In mezzo alla folla mi sento unico, un pezzo di marmo a cui nessun tipo di cemento può tendere la mano. I profumi bisbigliano, e Totò alza la voce: Poi sono uscito e ho scoperto che il verso della mia storia non è quella che hanno scritto le sentenze, e il verso della storia di un uomo non può essere scritta soltanto nelle sentenze di un tribunale. Il verso della mia storia io l’ho incontrato nei vostri occhi, nei vostri cuori e nei vostri sorrisi. Sono stato un re perché voi mi avevate fatto credere che fossi un re.

La storia è una ricca palla piena di brufoli e buchi neri. La fortuna, a volte, imprime alla società civile una spinta che gli uomini e le donne di questo pianeta non possono ignorare. La mafia, come la vita, si ciba di morte. L’esistenza di Cosa nostra (lo dico io, perché nessuno lì l’ha detto) è fatto ormai noto. Questa terra desolata (e la città irreale che si porta dietro) regge il peso - con decadenza e disastro - delle ombre che brancolano nel buio e accettano gli omicidi. 

La mafia, e adesso lo sappiamo, possiede i microfoni.

Totò, Totò, vieni qua, fatti abbracciare.

lunedì 14 marzo 2016

L'anima e la presentazione del libro di Totò Cuffaro

Ero andato alla presentazione del libro di Totò Cuffaro pieno di cattive intenzioni, volevo chiedergli quanto gli era costato impedire che sorgesse un centro commerciale a Villabate pur di mantenere l'appoggio al progetto del Forum di Brancaccio.
Volevo chiederglielo.
Ma Totò Cuffaro ha parlato dell'anima, non quella divina che lui cercava in tutti i pellegrinaggi che ha fatto nella sua vita - Santiago, Lourdes, Guadalupe -, un'altra anima, quella vera, che lui ha visto in carcere, insieme a Gesù Cristo che è sceso dalla croce per andargli incontro.
Avevo veramente tante cattive intenzioni, tutte brutte.
Totò Cuffaro mi ha convinto.
E non l'ho disturbato.
Anche Pietrangelo Buttafuoco ha detto cose bellissime. Belle quasi quanto quelle che ha detto Totò Cuffaro.
Per ora non me le ricordo. 
Ricordo solo l'anima.
Neanche di Villabate ricordo più niente.

Giorgio D'Amato