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giovedì 28 aprile 2016

Palazzo Conte Federico

Arrivo a Villa Bonanno mentre il coro dei bambini intona La vita è bella; ho appena superato le Case Romane i cui pavimenti a mosaico fanno bella mostra di sé tra le palme a pochi metri dalla fossa granaio del '500. Raggiungo il sagrato della Cattedrale dove si esibisce il coro. Le voci mi arrivano argentine e… sì… è proprio vero, la vita è bella. Lo è perché basta una manifestazione cittadina per creare aggregazione e scoprire tante cose che sebbene tu (cioè io) sia nata e cresciuta in questa città e dichiari quotidianamente di amarla con i suoi pregi (tanti) e i suoi difetti (altrettanti) scopri di non saperne abbastanza. 
Ascolto il pezzo, lo registro con il cellulare e lo condivido subito con chi, per pigrizia, non ha voluto seguirmi. 
L’evento di cui parlo e La via dei librai, organizzato in occasione della giornata del libro e del diritto d’autore, fortemente voluta da varie associazioni come Wish, Cassaro alto, Albergheria e Ars Nova, e alla quale hanno aderito piccole Case editrici indipendenti, appassionati di scrittura e creatori di blog letterari, scesi in campo per provare a raggiungere chi ha smesso di leggere e quindi anche di sognare, sperare, capire e soprattutto creare. Creare alternative, cimentarsi nel nuovo facendo leva sul fatto che il mondo può andare avanti solo così. 
Mi addentro tra le bancarelle mentre cerco gli amici di Apertura a Strappo, il blog del quale anch’io faccio parte e che, inseguendo l’ideale cui ho appena accennato, crea, crea e crea. 
Crea ogni giorno piccoli racconti che diffonde per via telematica narrando di tutto, provando ad informare la gente di ciò che le accade intorno, magari con scritti ironici, allusivi o decisamente provocatori. 
Sono all’altezza di Via Protonotaro e un ragazzo dal portamento elegante mi porge una locandina dicendomi che alle 11,00 sarà possibile visitare Palazzo Conte Federico. La notizia mi sorprende, quello che so a malapena di questo Palazzo è che esiste. Punto. 
Sono sola e questo genere di visite, per mia abitudine, le faccio con amici, ma… penso… quando mi ricapita?
La vita è bella anche per questo, perché se non cammini non saprai mai chi incontrerai sulla tua strada.
Ma quando mi ricapita? me lo sono già ripetuto tre volte e allora vuol dire che, se me lo perdo adesso, magari, non ci sarà più l’occasione; perché è così, lo so, sarà più facile progettare di rivedere il Louvre oppure il Bardo di Tunisi che non questo “mio” palazzo cittadino del quale non so praticamente nulla.
Ok, ormai ho deciso, opto per il palazzo. Mi addentro per il vicolo indicatomi, ma non lo trovo, chiedo informazioni ma nessuno lo conosce e questo perché nello strettissimo vicolo e da una facciata del tutto anonima non si può immaginare che quello sia ciò che È: Palazzo Conte Federico.
Aspetto una decina di minuti che si componga il gruppo visitatori e scopro che a farci da guida sarà il ragazzo che mi ha dato la locandina nonché il giovane conte Federico. Waooo! 
La sua famiglia discende da Federico d’Antiochia figlio illegittimo di Federico II e si occupa personalmente di accompagnare i visitatori. Ad accoglierci all’ingresso troviamo, infatti, anche la giovane madre; una signora bionda, esile con un sorriso accogliente capace di mette subito a proprio agio e che si occuperà dei turisti di lingua straniera.   
Il Palazzo è un autentico scrigno, contiene i mille tesori della Palermo Felice. Affonda le sue origini nelle mura che cinsero la città quando ancora era abbracciata dai fiumi Kemonia e Papireto. La sua estensione va da una torre normanna del XII sec. alle sale con i tetti a cassettone risalenti al ‘400 fino ai saloni settecenteschi con i soffitti riccamente dipinti dal Serenari e il D’Anna. 
Stanze che ospitarono Garibaldi, le “motivazioni” massoniche, i balli gattopardeschi, ma anche Giuseppe Verdi e Wagner. Inoltre, sulle pareti spiccano foto che ricordano la mitica Targa Florio che il nonno della nostra guida organizzava con l'amico e ideatore, Vincenzo Florio.  
Sono in bella mostra anche tante medaglie e sui mobili, in fila, decine di coppe, e poi i quadri che raffigurano le otto generazioni che si sono succedute nella residenza e foto di vita più recente come quella con Emanuele Filiberto di Savoia. Non mancano le collezioni di armi, le armature e le ceramiche e i ritratti di chi partecipò ai Vespri Siciliani e poi gli stemmi dei casati che, nella Sicilia antica, hanno combattuto guerre e sancito matrimoni... Impossibile stilare una lista, ai più sembrerebbe solo l’inventario di un museo in allestimento.
Eppure oltre tutto questo, ciò che mi ha davvero stupito è che i nobili Federico mostrino al visitatore un modo di vivere all’insegna di conquiste. 
Il palazzo è ricco di trofei che indicano come la vera conquista risieda nel modo in cui si decide di vivere. Importante è sapersi misurare con se stessi, con il proprio talento.
Sì, è questo che mi hanno suggerito i premi per le vittorie nelle gare d’auto (del conte Alessandro) o di nuoto (della moglie, grande sportiva nonché cantante lirica) ed è per la somma di tutto quanto che Palazzo Conte Federico, in definitiva, non è solo una casa museo, non è semplicemente un palazzo nobiliare, non è neppure un mausoleo dove sia stata sigillata un’epoca, è al contrario un lungo viaggio nella storia, la loro, ma sorprendentemente anche la nostra.
Uscendo scatto un ultima foto a una Ferrari degli anni 60, è proprietà del Conte Alessandro ed è posteggiata nell’androne che progettò il Marvuglia.  

Adelaide Jole Pellitteri

mercoledì 6 aprile 2016

Annamaria Fricano, la leggenda di Colapesce

La leggenda di Colapesce

La genti lu chiamava Colapisci
pirchì stava 'nto mari comu 'npisci
dunni vinia non lu sapia nissunu
fors' era figghiu di lu Diu Nittunu.
'Ngnornu a Cola u re fici chiamari
e Cola di lu mari curri e veni.
O Cola lu me regnu a scandagghiari
supra cchi pidamentu si susteni
Colapisci curri e và.
Vaiu e tornu maestà.
Cussì si jetta a mari Colapisci
e sutta l'unni subitu sparisci
ma dopu 'npocu, chistà novità
a lu rignanti Colapisci dà.
Maestà li terri vostri
stannu supra a tri pilastri
e lu fattu assai trimennu,
unu già si stà rumpennu.

O destinu miu infelici
chi sventura mi predici.

Chianci u re, com'haiu a fari
sulu tu mi poi sarvari.
Su passati tanti jorna
Colapisci non ritorna
e l'aspettunu a marina
lu rignanti e la rigina.
Poi si senti la sò vuci
di lu mari 'nsuperfici.

Maestà! ccà sugnu, ccà
Maestà ccà sugnu ccà.
'nta lu funnu di lu mari
ca non pozzu cchiù turnari
vui priati la Madonna
staiu riggennu culonna
ca sinnò si spezzerà
e la Sicilia sparirà.

Su passati tanti anni 
Colapisci è sempri ddà
Maestà! Maestà!
Colapisci è sempri ddà







Annamaria Fricano, diplomata in decorazione all'Accademia di Belle Arti di Palermo e attualmente studentessa all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.

mercoledì 16 marzo 2016

Totò, ti vogliamo bene!

Tutto è pieno. La sala è piena, il crocifisso è al muro e un santo sporge il viso. Mi guardo intorno e dico minchia, saranno mille. Poi li abbiamo contati: erano mille. C’è chi ha il muso schiacciato, qualcuno mi ha ricordato gli anni ’70. Altri, i fedelissimi, sono eccitati all’idea di potere incontrare il loro salvatore. La sala è stretta, le gambe mi passano vicino e il mio disagio aumenta. Sono io e sono i miei amici che ci sentiamo piangere addosso. La presentazione inizia: applausi. 

Totò, ti vogliamo bene! Totò, Totò, Totò!

Nomi come Pietrangelo Buttafuoco, Renato Schifani, Saverio Romano. Mi sento dritto. Un’analisi superficiale degli avvenimenti dimostrerebbe che Totò Cuffaro abbia scontato gli anni del carcere con assoluta sincerità. Dovevate vederlo, mentre i settantenni di sotto applaudivano e la Sicilia esplodeva.

Totò ci sei mancato!

Dio spacca le anime e le divide a metà: le carceri italiane sono posti in cui ognuno di noi dovrebbe soggiornare per un po’. Sodoma, ormai, è solo un ricordo. Vorrei essere più spontaneo e dedicarmi ad un’analisi critica ed equilibrata di questa spettacolare performance teatrale. Le nostre anime, quelle dei malpensanti, verranno sventrate dalla sfiducia e dall’odio per coloro che invece si pentono. 

Hai visto? Una bella rimpatriata, tutti amici siamo.

Peppa Pig e George Orwell? Ve le spiego io le convergenze: ne La fattoria degli animali, i porci sono troppo uguali tra di loro. Nella realtà, però, esistono eccezioni. Ho una gran voglia di accendere una sigaretta e gettare fumo e catrame. Un signore alla mia destra vuole sapere per quale giornale scrivo. Blog letterario. Che cosa potrei dire? La letteratura, in quella enorme stanza, non esiste. Si va incontro alla giustizia con le proprie gambe, e la pretesa dell’innocenza è più forte delle colpe. Lui è la mafia buona, quella delle cartolarizzazioni che non fanno male a nessuno. 

Totò, vengo con te in Burundi, ti voglio bene!

Marmo. Le statue, gli imperatori, le dominazioni, la clientela, la miscredenza, le targhe commemorative. In mezzo alla folla mi sento unico, un pezzo di marmo a cui nessun tipo di cemento può tendere la mano. I profumi bisbigliano, e Totò alza la voce: Poi sono uscito e ho scoperto che il verso della mia storia non è quella che hanno scritto le sentenze, e il verso della storia di un uomo non può essere scritta soltanto nelle sentenze di un tribunale. Il verso della mia storia io l’ho incontrato nei vostri occhi, nei vostri cuori e nei vostri sorrisi. Sono stato un re perché voi mi avevate fatto credere che fossi un re.

La storia è una ricca palla piena di brufoli e buchi neri. La fortuna, a volte, imprime alla società civile una spinta che gli uomini e le donne di questo pianeta non possono ignorare. La mafia, come la vita, si ciba di morte. L’esistenza di Cosa nostra (lo dico io, perché nessuno lì l’ha detto) è fatto ormai noto. Questa terra desolata (e la città irreale che si porta dietro) regge il peso - con decadenza e disastro - delle ombre che brancolano nel buio e accettano gli omicidi. 

La mafia, e adesso lo sappiamo, possiede i microfoni.

Totò, Totò, vieni qua, fatti abbracciare.

mercoledì 17 febbraio 2016

Il compagno Beppe e la pantera

Il compagno Beppe stasera si è fatto la doccia. Di solito no, lui la fa solo la mattina e a quest’ora già indosserebbe il piagiamone di flanella.
Ha indossato il completo gessato e pure il cravattone. Un tempo si sarebbe messo la cosa più sfasciata del suo armadio, che so, i pantaloni col culo rappezzato. Stasera no, il compagno Beppe ha una serata importante. Dopo vent'anni c’è un incontro commemorativo. Si parla della Pantera.
Il compagno Beppe era tra le punte del movimento.
Bei tempi. Si progettava il mondo allora.
I giovani di oggi no, sono vuoti. Che ne sanno loro della Pantera, di come allora la Pantera bloccò una legge in Parlamento, la legge Ruberti, quella che voleva aziendalizzare le università.
Il compagno Beppe e i suoi compagni di allora stasera parlano di come andarono le cose, ognuno ricorda un episodio.
Chi dice che i murales nella facoltà di architettura erano opere da museo d’arte moderna, chi parla invece delle infestazioni (termine che stava ad intendere l’uso di organizzare feste pur di avere gente disposta ad occupare e non tornare a casa per Natale). Si scopava allora, sì che si scopava, dice uno che ad occhio e croce dovrebbe avere quarant’anni ma ne dimostra dieci in più.
Abbiamo lasciato un segno nella storia eppure quasi nessuno  ricorda la forza di questo primo vero movimento giovanile dopo il ’68 e il ’77. Che poi la Pantera meriterebbe più visibilità. Il fatto è, dice il compagno Beppe, che di Pantera non è morto nessuno. Ci fosse scappato il morto, allora sì che  di Pantera se ne parlerebbe ancora.
C’è pure qualche giovane in questo incontro, uno di quelli che sino a due ore fa pensava che la Pantera fosse solo un gatto nero un po’ più cresciuto.
Questo giovane parla, parla pure e dice che l’Università oggi è messa proprio male, e che in Lettere hanno stabilito il numero chiuso e nessuno che alzi un dito.
Il giovane parla e osa pure chiedere: Voi della Pantera, oggi, come vi ponete di fronte ai problemi della società?
I compagni si guardano tra di loro: molti indossano la cravatta, altri hanno rispolverato il giubbotto di jeans ma sino a due ore fa avevano il blazer addosso. C’è imbarazzo. Questa domanda non ci voleva affatto, è impertinente. In fondo la Pantera ha fatto storia una volta e già questo gratifica abbastanza. Questo giovane pretenderebbe che chi ha fatto la Pantera già una volta, si inventi un altro felino? Che so, una lince, un giaguaro… E magari se ne inventi uno per ogni decennio che passa?
Il compagno Beppe che l’aria è pesante lo percepisce bene e allora si fa avanti. Siamo delle braci ardenti, dice il compagno Beppe.

Certo dopo vent’anni che è morta, la Pantera puzza un po’ di carogna. Bisognava immaginarselo…riesumarla non è servito a molto.

Giorgio D'Amato
(40enni, 2005)

In Italia la Pantera fu un movimento studentesco di protesta contro la riforma Ruberti delle università italiane che nacque dall'occupazione dell'Università di Palermo, e in particolare della Facoltà di Lettere e Filosofia, il 6 dicembre 1989 e si estese poi a numerose università italiane fino alla primavera del 1990.

domenica 25 ottobre 2015

Gianmarco libero, manifestazione a Palermo


Fumogeni rossi e giochi d’artificio per Gianmarco. Mille le persone che hanno manifestato ieri pomeriggio affichè lo studente universitario venga liberato. Il corteo è partito da Piazza Bologni per poi terminare al cavalcavia che affaccia sul carcere Pagliarelli. Appena arrivati, il buio si è fatto avanti, i clacson suonano senza tregua: Viale Regione è paralizzata. Da cosa? Da giovani, meno giovani, belli, meno belli, alti, meno alti. Passo dopo passo, marciapiede dopo marciapiede, il fiato s’è fatto corto. Nessuno ha abbandonato il corteo, nessuno. Non si avvertivano lamenti per la stanchezza né per la sete. Dritti, spediti, forse logorati per la soppressione silenziosa di un libero pensiero. Alcuni, per dire che c’erano, hanno sbattuto con forza mattoni e mani sulle ringhiere di ferro. La voce adesso è terminata, i ragazzi, a decine, litigano con il guard rail perché non possono prendersela con nessun altro. La polizia, in lontananza, sta buona e aspetta che il corteo termini nel più breve tempo possibile (oggi hanno camminato veramente tanto). Alcuni ometti in giacca e cravatta afferrano la ricetrasmittente e gesticolano. La polizia, per questa volta, rimane in lontananza. Nell’ombra, è chiaro.
Gianmarco è mio amico. La lotta di ieri è stata la dimostrazione che l’umanità ci unisce. Ogni giorno, quando apro gli occhi, giro la testa e osservo i libri, i vestiti sparpagliati per la poca volontà di ordinare il disordine. Aspetto quindici secondi prima di mettere un piede fuori dal letto, poi raggiungo la posizione eretta. Afferro un mottino dallo stipo, lo scarto e lo ficco in bocca. Spio dalla finestra, il cane sta bene. Ogni giorno, quando apro gli occhi, penso che un mio coetaneo non può assaporare ciò che io assaporo. Si volta e vede una parete bianca, si alza e vede un’altra parete bianca. Aspetta quindici secondi prima di mettere un piede fuori dal materasso, poi raggiunge la posizione eretta. Non ci sono cani né finestre. Solo le sbarre, che prima o poi, si sa, si scioglieranno.
Emanuele Scaduto

martedì 29 settembre 2015

Premio Tridente d'Oro 2015

All’Arsenale della Marina Regia di Palermo uomini eleganti si salutano con grande cordialità: mi ritrovo in mezzo a vecchi amici accomunati da una grande passione, viscerale come solo chi si occupa di subacquea può comprendere. Molti di loro non si vedono da anni. Tutto è cominciato a Ustica nel 1960; il 26 e il 27 settembre 2015 il Premio Tridente d’Oro, il Nobel per le attività subacquee, ritorna in Sicilia. 

domenica 27 settembre 2015

I pistolinos, la festa della disunidad e gli anti illimanos


I PISTOLINOS
LA FESTA DELLA DISUNIDAD E GLI ANTI ILLIMANOS 


Questa noce ho fatto un suegno. 
Noce non nel segnificado di arachide, de nociolina e semenza. Lo dico porché se potrebbe equivocar como quando se dice “rottura di noce” che non segnifica che la sera uno non deve uscir de casa porché s’è spaccato il cielo. 
Meglio essere clari, esbiancados.  
Allor… Ho sognado de trovarmi a Puerto de Tierra completamente ignudo, col pistolin de fuori dentro un saloon western. Yo me sentivo Gion Guein, armado e superdotados. Tutti erano coll’armatura de fuori. Se avvinazzavano e ma peròs se guardavano in giro, circospezionatos e con ochio poro malintenzionatos. Troppi maschi come toros in arena e troppi pistolin col vin che può dar alla cavesa. E c’era timor di Ernesto, el pistolero spara lesto.  
Anche mi me avvinazzavo por dimenticar le cose che me ricordavo. 
Non so chi m’avrìa spogliato. Ero uscito de la mia dimora perfettamente vestito poro con la cravatta farfallinas. E in camminada perdevo per estrada pezzo per pezzo. Ora la giaccas, ora la camicias, ora lo pantalones, ora la maglias, fino ad arrivare al mutandones de la mia nonna ricamato a manos. L’ultimo piezzo perso è stata la farfallinas: pecado!
Ho pensato: ma sono rincoglionitos? 
Dopo aver preso a schiaffos il mio viso, sono riuscito a darme la risposta: in suegno todos possible poro l’incubo ne la mia cara Puerto de Tierra dove era in corso la festa della Disunidad, con todos tristos e incazzatos al nero di seppias, armatos fino ai denti contro todos porché lo nemicos se può nasconder anche dentro in illibatas o impotentes personas e non bastas farla passare in metal detector, ignuda, per appurar presenza di pistolinos che, se usato mal, può far mal. Meglio ochio vigiles e non dare fiducia a niniuno: tu gli dai el braccio e loro se prendono il piede.
Valli a capire!  
Nella festa della Disunidad cantavanos los compagneros Anti Allemani letigando sul palco, afferrandose per i capellos e dandosele sull’allopecias de sancta razon. Todos invidia! davanti a un numeroso pueblo che, senza mani, ci abbetteva i piedi. 

Ora, a questo punto della mia estoria, qualcuno se chiederà giustamentes che c’entrano i pistolinos nel saloon western e che collegamentos c’è con la Festa della Disunidad e l’esibizione degli Anti Allemani? E io respondo esbiancado: un pistolinos! Solo un suegno, anzi un incubo che ancora suegno.  
Ed era importante, per la mia cavesa, farlo sapere al mundo intiero, alla comunità international, escrivendo il mio sendimendo nuevo a ochi chiusi, sul lettino del dottor sigmundo Froido de Puerto de Tierra.  

dal nuestro inviado Ernesto Raimondito Moncada

sabato 26 settembre 2015

Festa de la Unidad - LA BANDIERA DESAPARECIDA


LA BANDIERA DESAPARECIDA

“E’ turnada la fiesta dell’Unidad a Puerto de Tierra! Dopo quattros anos..cuerri alla fiesta!!” ho detto a mio marito che neanche io avevo messo piede a Pontedera como ensegnante des nignos e già me aveva miesso en videochat e parlava mientre io sbarazzavo las valigias e lui faceva i piatti della cena.

“Lassa perdere el bucato, le piattos sporche, fa comme se yo fosse a la casa!"

Me son retruvata en video chat a la fiesta dell’Unidad; ma me sentivo un po’ disturbata perché mio marito me purtava come la santa en procession lungo le corridoi de Cantieri Culturali de Macondo pieni de gazebo commercial… che dicea:"cambia il tuo materasso con el nuestro! Cambia la tua vasca da bagno con una doccia!" - i tizi ti fermano nel corridoio per farti entrare nel gazebo e yo pensavo volessero fare en dibattito e invece volevano farmi acquistare un cuscino argonomico. Ho pensato: ho fatto bien a non spender soldi affittando un drone per vedere sta fiesta e me sono adattata a un collegamento in video chat!
Perché yo lo ho capito priesto che non ci erano alcune cose de la fiesta commo yo la sabevo. Ho encaricato el mio figlio de far qualche domanda a les personas prisienti, che non se capiva bien che fiesta fosse!! Chi ha fatto sta Fiesta? Unos con una maglietta blanca con la scritta “el Sud decolla” ha resposto chi non lo sapeva..chi era stata organizzata tutta da Romas , la Capital!! Che lo primiero Ministro ce tenia molto far saber a los pueblo qui el Sud è “RESUERTO!! 
Me sentivo trabballar fra les braccias de mio marido che ne vuleva pirder tiempo
precioso chi era assedado e vulia sedersi ai tavolon a bere un boccal de birra ma fu si grande dulor escobrir chi non c'erano ni tavolon ne siegias per mangiare nel grande cerchio donde si erano appostati el gazebo culinari e de beveragi, ma solo untavolino d’alluminio da aperitivo che fu una scomodidad che lo fiece bestemmiar de brutto che lo stigliolo e la salsiccia gli son rimasti nel gargarozzo, ma mio figlio lo ha condotto verso l’uscita secondaria por evidar scenade e lì hanno trovado en fin un salotto blanco appartado : "commos," dice mio marido, "ne ci sono tavolon e c’è lo salotto blanco priveè appartado ?! ma che fiesta è sta fiesta dell’Unidad che non ci sono le banderas del PD ma solo quelle dell’Heineken e non ci sono tavoloon?!"


La mia figliula chattava e faceva le fotografie, che lei fa solo quello..nè mangia e nè duorme; ella però è una grande osservatrice e quando ha cercato lo cato per los rifiutos ha truvato solo le bidon de monnezza endifferenziata e ella ha gridato: “Mamma, tu me dici sienpre de differenziar! Er vedi che los grandes partito del pais, los plus grandes, non differenzia la monnizza alla fiesta dell’Unidad!!?" Commo yo dit, commo est sta question? se deve capir, bisogna aprir na enquiesta . E por fortuna ella has encuentrado una persona molto enformada, Roy Paci, el cantante qui salido sul parco encomincio a cantar : “ …Ma ti lamienti, picchè ti lamienti..piglia lo bastun e tira fueri les dienti..!” a questa rispuesta yo me son acquietata e me aspietto una revolution popular commo esito de tanta inettidas!!

Viva la Fiesta dell’Unidad, Viva!!

dalla inviada special Rosa Las Cameras

martedì 26 maggio 2015

“L’ultimo lento e poi andiamo via”, destinazione: la vita!

Romanzo primo di Gianni ZichichiL’ultimo lento e poi andiamo via”, edito da Wordmage Edizioni per il sociale, è un viaggio alla volta dei mitici anni ’80, dal sapore nostalgico anche se vivo più che mai, un viaggio alla portata di tutti, sia di chi questi anni li ha vissuti da adolescente, sia per chi era già più “adulto”, sia per chi non era ancora nato, e riesce a comprenderli e ad assaporarli.
Un viaggio che inizia con una prefazione scritta da un personaggio noto ed amato a Palermo, e non solo, il mitico Valentino Picone, che questi anni li ha vissuti insieme all’autore, essendo compagni di scuola, e che ci parla di “risate pulite” e di un racconto che ognuno, a modo suo, riesce a far proprio.

mercoledì 20 maggio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: I manganellati

Chi non lo sa e non lo vede, Botero è un colombiano che quando pitta i quatri ti pare che ti sta prendendo per uno scimunito e che non lo capisci che pitta tutti alla stessa maniera che sembrano tutti dei bomboloni, dei palloni gonfiati  tanto sono grossi e grassi, e poi ci sono pure, in certi quatri suoi che ho visto alla mostra,  pure dei nani: insomma i freaks, che li conosciamo pure noi questi, che quando noi eravamo giovani ci chiamavano pure così: freaks, fricchettoni, una cosa così.
In questo quatro c’è un cristo, lo capisci perché ci ha la croce sulle spalle, e, come lo abbiamo già visto in altri quatri, è nudo, anzi in mutande; ha le ginocchia e i gomiti scorciati e insanguinati; io mi immagino che è caduto già tante volte; 

martedì 5 maggio 2015

La Via Crucis di Botero a Palermo

Botero, con le sue forme tondeggianti tanto conosciute, mi è sempre sembrato un pittore da satira, che dipinge personaggi-cartoni più che reali. Nell’accostarsi alla sua mostra cerco di informarmi sul perché di questo stile. Quando entro nella sala di Palazzo dei Normanni è un quesito che non sento più il bisogno di pormi: le tele comunicano qualcosa, lo stile si fonde col resto, non è più il centro dell’attenzione. E non c’è niente da ridere. Qui c’è tanta sofferenza, anche nelle goccioline di sangue che sembrano tutto fuorché vere. Eppure il realismo c’è, anche in queste forme così esagerate, che un Cristo morente così non l’abbiamo mai visto. E lui è sempre più grande degli altri, tutti prendono tanto volume, ma insieme a questo non sembrano acquisire peso. I colori sono forti, le pennellate evidenti, non c’è volontà di precisione ma il voler colpire attraverso contrasti, i volti arcigni e sempre uguali. Non c’è niente di bello, di santo, di salvifico. 
C’è Gesù crocifisso a Central Park, dietro la gente passa minuscola impegnata nelle occupazioni quotidiane, un tranquillo pomeriggio di relax al parco, con i passeggini e tutto. Non è chiaro se qualcuno si volga al corpo appeso alla croce. Per quanto riguarda lui, ha già dato le spalle al mondo. E sempre, in agguato, stanno gli avvoltoi pronti a cibarsi della sua carne, e i teschi che ridono. Giuda è verde e indossa un orologio d’oro. Le rughe della madre la allontanano dall’immagine perfetta che ne abbiamo sempre avuto.

Non è difficile anche per un non credente vedere nella passione di Cristo la sofferenza di tutta l’umanità, un’umanità che si fa folla, multicolore, volgare, obesa eppure piccola, grottesca, distratta e infine, dietro balconi porte finestre, che si dispera, piange, urla e si sbraccia. Di più non riesce a fare.



Valeria Balistreri


La mostra “VIA CRUCIS la pasión de Cristo” di Fernando Botero è visitabile dal 21 marzo al 21 giugno 2015 presso il Palazzo Reale di Palermo.

mercoledì 22 aprile 2015

AaS alla Festa di Primavera



A Parco Uditore ci siamo anche noi.
Arriviamo senza intoppi, scarichiamo: libri, stoffe, leggio, gazebo, tavolo. Dov'è il tavolo? Il tavolo non c'è, in compenso abbiamo i cartoni delle banane. In questo modo priveremo Scillato di importanti derrate alimentari che prima della caduta del pilone provenivano dalla ormai lontana Caltavuturo, ma è un'emergenza, ed ecco il nostro tavolino: banane protette, a copertura una busta di nylon. E sopra l'immancabile bandiera curda - ci siamo conzati:  

lunedì 23 marzo 2015

Diario di una lettrice di poesie (sull'autobus in occasione della giornata mondiale della poesia)

Mi sveglio presto e scrivo una poesia; la voglio regalare al mio vicino che ha deciso di morire ieri sera.
Oggi è la giornata mondiale della poesia. E’ il 21 marzo ed è Primavera.
Ci siamo mobilitanti in tanti, vogliamo coprire il silenzio – la gente non sa più cosa dire -  con le parole speciali della poesia, io e Adriana e Peppa lo faremo sul treno , da Bagheria a Palermo; alla stazione ci vengono incontro Leonora e alcuni suoi amici armati tutti di fogli e sorrisi. Sui vagoni ci sono pochi viaggiatori, ci sediamo fra loro, qualcuno ci sorride e ci ringrazia, qualcuno abbassa gli occhi, “non capisco la lingua”…regalo pagine. Resto sola con due ragazzini su uno scompartimento di
transito, vicino la porta, in attesa di arrivare alla stazione di Palermo e suggerisco loro di leggere a me una delle poesie che mi sono portata dietro; il ragazzino pettinato alla James Dean mi dice, leggo sempre io a scuola, so leggere!
Mi sono smarrita alla stazione di Palermo e mi ritrovo dentro un gruppo di scout  in gita -  leggo poesie di Rodari e di Montale poi scappo via, in cerca dei miei compagni. Fuori dalla stazione  aspetto l’autobus e intanto mi attacco il tesserino di riconoscimento, con il nome scritto sbagliato. Sono sola ma salgo lo stesso in Via Roma, salgo dalla bussola di dietro e mi accoglie un gruppo rumoroso , è la giornata mondiale della poesie dico, vorrei leggervi alcune poesie - ho ancora Rodari , mi sembrano bambini – leggo, alzo gli occhi dal foglio ad ogni pausa, li guardo in faccia le ragazze con le labbra rosse e i ragazzi con le creste, mi urlano sopra e faccio fatica a sentirmi, la poesia è breve e arrivo in fondo, all’ultima parola, “allegria”, sono una strana, dicono, è matta, ripeto che è una giornata speciale…leggo ACROBATA di Sanguinetti, loro urlano e io vado avanti nel bus fino alla bussola centrale dove attendono per scendere due neri africani e altri due adulti palermitani, ipotizzo, chiedo se posso leggere una poesia -  ripeto la solita : “oggi è la giornata..” , due guardano, l’altro fissa le scarpe da ginnastica macchiate di pomodoro  e di fango, io leggo la poesia di  J. Von Einchendorff  - Dorme una canzone in ogni cosa. Se ne sta lì, e non smette di sognare. Se la parola magica riuscirai a trovare dalle cose uscirà la musica armoniosa - .  Regalo loro fogli di poesie, sorrido e chiedo se vogliono leggere – no. Vado dall’autista lo saluto  - dietro i ragazzi mi urlano di scendere, io scendo, li saluto con la mano ( mi fanno un po’ pena ) –
continuano ad urlarmi addosso ingiurie; sono in via Libertà, mi guardo attorno e sull’altro lato della strada vedo Valeria, Federico e Sabrina, ritorno a piedi a Piazza San Domenico, intanto regalo poesie ai passanti , ripeto la solita “oggi è la giornata..posso leggerti una poesia?” 
A piazza S. Domenico ritrovo il gruppo. A voi com’è andata?!  Bello, bello,  qui la gente ringrazia..
“Oggi è la giornata mondiale della poesia”, io ed Adriana siamo sul 202, ai due estremi del bus , ci scambiamo un occhiata, i posti a sedere sono tutti occupati, lei si tiene ferma con una mano e con l’altra regge il foglio, legge e c’è solo un leggero brusio, lo sguardo dei passeggeri sfugge fuori dai finestrini, sulle maniglie, sulle scarpe. Davanti a me, appesa al maniglione vicino all’autista, le ragazze sedute sorridono nervose. Alla fine bisbigliano, grazie, l’altra – non ho capito, ti regalo il foglio, lo leggerai stasera ..grazie.



Rosa La Camera

lunedì 19 gennaio 2015

Neve a Palermo

È il 31 Dicembre 2014, a Palermo la neve imperversa - un evento più unico che raro - e il traffico è molto rallentato.
Io, Salvo, sto andando al lavoro, sono le sette e mezza del mattino. Via Roma fa davvero effetto tutta imbiancata.
"Pfff".
Alito sul finestrino, e poi scrivo qualcosa con le dita. Il mio "Forza Palermo" si mescola bizzarramente col mantello bianco che copre la mia auto. "Quel lieve tuo candor"...
 La gente sdrucciola sui marciapiedi, e la città, ovviamente, è paralizzata dal gelo. Palermo reagisce male alla pioggia, figuriamoci se nevica. La gente si dimentica proprio com'è che si guidi.
Mi volto stanco ed un bel po' avvilito verso la parte destra della Via. Certo che è strana, Piazza San Domenico ammantata. Siamo abituati a vedere la Madonnina bollire sotto al caldo, figuriamoci.
Però c'è crisi. Guarda a quello, mischino. Quel barbone. Chissà se congelerà, stanotte...
Eppure io ho gli avanzi del cenone di ieri sera. Mia moglie me li ha dati per buttarli, ma non è che facciano schifo. Baccalà 'a Sfinciuni e pizza, con quello che costa il pesce. Io sono fermo da un quarto d'ora, e quel barbone non scappa di certo. Va be', abbiamo capito... Quanto ci vado. A Natale siamo tutti più buoni...
Mi avvicino. Sotto al groviglio di coperte c'è una faccia, tutta rossa per il freddo. "Senti, ho delle cose da mangiare. Tieni. Veramente, tieni. Mi capisci? Mangiare, mangia. Tieni".
Il groviglio di coperte con gli occhi spalanca lo sguardo. Allunga una mano, prende il sacchetto col baccalà e la pizza. Mi ringrazia, nel suo goffo modo italo - africano. "Grazie, amico, grazie".
"Niente. C'è freddo, vero? Tu avevi mai visto la neve?"
"No, no, mai neve a Africa. Però bella".
"Bella? Non stai attassando?!"
"Sì. Però mi piace oggi".
E quando capisco che l'entusiasmo di quell'uomo non fosse solo per i fiocchi gelati che gli imperlavano il viso, la barba ed i capelli, mi sento un po' meno nervoso, e accolgo lo scendere di quelle finte palle di cotone con più gentilezza. Parliamo, io e lui, e non sembriamo tanto diversi. Lui mangia, e mentre mangia mi offre un po' del suo baccalà. Del mio, cioè. Ma ormai è suo. Quel che è suo era mio. Quel che è mio è suo.
Benedetta neve, m'hai scaldato il cuore.


Elena Spina 

mercoledì 14 gennaio 2015

Abbellire le transenne

Martedì 6 Gennaio, presso la sede del gruppo scout Palermo II, e per iniziativa dell'associazione ONLUS "Tuteliamoci Volontariato", sì è svolto, ad Acqua dei Corsari (PA),  un laboratorio artistico dal nome "I Colori del Natale", per la valorizzazione dei territori della II Circoscrizione comunale, che è poi culminato nell'affissione di striscioni e poster che i ragazzi hanno realizzato in giornata.
L'evento, lontano dall'essere una semplice riunione per bambini, ha come scopo quello di abbellire le transenne tramviarie, con una garbata quanto incisiva protesta per i disagi che la realizzazione di quest'ultimo sta procurando ai cittadini.

Da mesi, infatti, la città è rallentata dai lavori, e il traffico di Corso dei Mille confluisce nelle strade adiacenti. Il centro città diventa, così, quasi impossibile da raggiungere, e residenti e pendolari lo sanno bene. La Circoscrizione si è così mossa, nella persona del suo Presidente, Antonio Tomaselli, di Giuseppe Guaresi e di Carmelo Castello, della succitata Associazione di volontariato, per sensibilizzare la popolazione (ma la speranza è quella di giungere alle autorità) sull'annosa questione. E, dal momento che le immagini hanno un'innegabile presa rispetto a parole e comunicati, quella dei poster appesi per via è sembrata la soluzione più consona. 

Elena Spina

venerdì 24 ottobre 2014

Palermo, vigila su te stessa

Palermo, si sa e corriamo consapevolmente il rischio di apparire qualunquisti e di voler fare di tutta l'erba un fascio, ma francamente ce ne freghiamo, è notoriamente un concentrato di smog, merda di cane, posteggiatori abusivi e impavidi extracomunitari che affollano incroci e semafori. Non ci soffermeremo sulla città scrigno di bellezze artistiche vituperate, ignorate o privilegio di pochi a noi interessa il volto che mostra giornalmente. Come è cambiato?
In peggio senza possibilità di appello, si è arricchita di punkabbestia (termine che ancora oggi mi chiedo cosa diavolo significhi), saracinesche che si calano una dopo l'altra come le palpebre di un morto e un salotto “buono” della città che mette in mostra molle e pulci ogni giorno di più.
Di turisti se ne incontrano ancora per le strade del centro con il naso all'aria, l'abbigliamento fuori stagione, perché si sa da noi c'è sempre il sole, li vedi ignorati ai tavolini dei bar dove camerieri professionali assai li lasciano a languire finché si alzano e vanno via.
Talvolta ci raccontano la favola che la città è cambiata, forse sono gli occhi di chi la osserva a essere cambiati una mancata accettazione della realtà, ma la puzza dei rifiuti e il rumore delle palazzine che crollano non riescono ad ingannare gli altri sensi. Però non tutto è perduto a Palermo qualcosa che rimane fedele a sé stesso e immutabile nel tempo c'è. Anzi ci sono e sono loro i vigili urbani. Simbolo della solidità e della coerenza, il braccio armato in guanti bianchi dell'urbe. Il corpo o meglio l'appendice del primo cittadino, quello che il 'sindacolosafare'. Sono tali certezze metropolitane a darti la misura delle cose che non cambieranno mai e non sai se ciò ti consola o ti dà il colpo di grazia. Quegli uomini e quelle donne che sfidano le intemperie, l'afa, i tombini guizzanti, i motorini selvaggi e i suonatori di trombe per aiutarti a trovare la direzione giusta. C'è traficu allura ci sunnu i vigili. Frase che rientra nel gergo cittadino e vale più di un antico proverbio, scientificamente provato, ecco perché allora spesso spariscono: per migliorare la viabilità. E dove finisce un vigile quando sparisce? Bella domanda, quelli che non sono dall'oculista a curare la miopia poiché ignorano le auto parcheggiate da chi soffre da sindrome di doppia e tripla fila a sua volta patologia diffusissima che affligge almeno un palermitano su tre, sono a prendere il caffè in quei bar pronto soccorso che sono disseminati ovunque, lì i nostri potranno ricevere ricovero e conforto. Un po' come gli uccelli migratori però ritornano nelle stagioni indicate sui calendari come mese della tredicesima, questo mese non figura nelle case più povere dove addirittura si risparmia pure sul mese di agosto, tanto noi soldi per le ferie non ce ne abbiamo, escono per batter cassa, riacquistano la vista e ripassano il codice della strada che neanche dovessero rifare gli esami per riprendere la patente. Nei mesi di letargo invece non li trovi neanche a cercarli con il lanternino, al massimo dopo ripetute telefonate, ti può arrivare un carro attrezzi, la loro assenza spesso produce in inverso il proliferare di fenomeni assai strani e cioè l'indisturbato operare di abusivi e vagabondi semi stanziali. I primi pare abbiano seguito dei corsi di magia perché con un lenzuolo bianco sono capaci in un fiat di fare sparire chilate di paccottiglia, gli altri invece sono capaci di creare un accampamento dal nulla, si narra di sito del genere presso la piazza Principe di Camporeale, un altro presso via Magliocco, ove si espletano i bisogni all'aria aperta per la gioia di quei turisti che potranno portare un souvenir molto speciale del loro viaggio in Sicilia. Ma non tutto è perduto tra poco avremo il tram, e non ci provate neppure a lamentarvi del disagio creato dai cantieri di lavoro. “Stanno lavorando non solo per te, ma per tutti” minaccia è giusto il caso di dirlo una pubblicità dai cartelloni disseminati in giro. Si risolverà il problema del traffico, ma questa notizia chi la darà ai vigili?

giovedì 9 ottobre 2014

Buona scuola...?

Plessi inagibili e classi pollaio sono solamente un lato della facciata. A Palermo il disagio si sente, si gusta tristemente nell’aria. Gli studenti sono stanchi di doversi accontentare della sala teatro e della sala professori. Il sistema scolastico italiano, contrariamente a quanto si possa pensare, non è poi così male. La sussistenza di governi sempre con le forbici in mano, la noncuranza della regione e della provincia, hanno portato gli studenti ad una ribellione pacifica per manifestare il loro dissenso alle istituzioni. Si è scelto di scendere in piazza il 10 Ottobre, giornata di mobilitazione nazionale in oltre sessanta città italiane, per contestare il piano scuola Renzi-Giannini. Centotrentasei è la parola del giorno. Centotrentasei pagine per cambiare radicalmente il sistema scolastico italiano. Eppure il premier osa chiamarlo “la buona scuola”. Certamente la buona scuola non è fatta da novecento milioni di tagli alla scuola pubblica e all’università, né dalla privatizzazione degli edifici scolastici. Sembra che i bravi politici se ne freghino della devastante crisi che colpisce oggi l’Italia e la Sicilia in particolare. Noi ragazzi abbiamo una grande voglia di conoscenza, un grande fervore che troppe volte viene ignorato e degradato dai più superficiali identificandolo come scusa per saltare la scuola. Le presidenze sono sempre calde ed accoglienti, con grandi termosifoni e divani lunghi decine di metri; i condizionatori, ovviamente, non mancano. Noi studenti, speranza per il futuro, sempre sorridenti. Di inverno ci tocca osservare per ore l’acqua che scorre dentro le classi oppure riempire lo zaino con piumoni e coperte di vario genere e misura. Ma abbiamo una bella fantasia, lo ammettiamo. Al mercatino se ne trovano anche a tre euro. 
Quando entro a scuola sento la rabbia che mi fa prigioniero, davvero insopportabile. Se non fosse stato per i ragazzi ricolmi di idee e confortanti sorrisi, sarei già scappato. 

ad un futuro migliore,

Emanuele Scaduto

giovedì 2 ottobre 2014

Filmati a pagamento in via Toti in fiamme - Palermo

Che l'altro giorno c'era da impazzire. Tra vie e viuzze, c'è quel pezzo di stoffa macchiata le cui parti sfilacciate sono proprio le persone che hanno una storia da raccontarmi. 
Un'esplosione, un boato, "'u buattu" come mi dice qualcuno che adesso mentre passo di lì dice anche "Talé, 'u tiggì c'è". Che mi guardo tutt'attorno e penso a dieci minuti prima, quando non avevo idea di cosa fosse accaduto. 

martedì 16 settembre 2014

Le isole dove il vento suona


Un percorso che si configura come diario di viaggio, una narrazione visiva sulle tracce di una memoria che pure sembra immobile, di luoghi”non luoghi” (cit.), di volti, di oggetti che, davanti all'occhio sognante del viaggiatore, si rivelano e ripetono se stessi, oggi, come ieri e possibilmente come domani, simboli dell’eterno fluttuare delle isole, che mostrano tutto il loro essere selvaggio e prorompente.
Luci, colori, emozioni, volti, gesti situazioni: la veracità di esistenze dai tratti ruvidi eppure fragilissimi, dallo sguardo attento, dalla vita scandita al ritmo lento della musica e del vento.
Le Eolie, le isole dove il vento suona, magnifico scenario entro cui lasciarsi trasportare, come in sogno, dai suggestivi scatti di due maestri della fotografia, Antonio Saporito e Francesco Enia, in un gioco di equilibri e di emozioni davvero notevole.
La mostra, inaugurata giovedì 11/09/2014 presso la Libreria del mare, via Cala 50, 90133 Palermo, sarà visitabile fino a giorno 25/09/2015
Le fotografie sono in vendita per finanziare le borse di Studio della Scuola stabile di fotografia di Palermo.

mailto:info@libreriadelmare.com

MG Scardina