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mercoledì 6 aprile 2016

Annamaria Fricano, la leggenda di Colapesce

La leggenda di Colapesce

La genti lu chiamava Colapisci
pirchì stava 'nto mari comu 'npisci
dunni vinia non lu sapia nissunu
fors' era figghiu di lu Diu Nittunu.
'Ngnornu a Cola u re fici chiamari
e Cola di lu mari curri e veni.
O Cola lu me regnu a scandagghiari
supra cchi pidamentu si susteni
Colapisci curri e và.
Vaiu e tornu maestà.
Cussì si jetta a mari Colapisci
e sutta l'unni subitu sparisci
ma dopu 'npocu, chistà novità
a lu rignanti Colapisci dà.
Maestà li terri vostri
stannu supra a tri pilastri
e lu fattu assai trimennu,
unu già si stà rumpennu.

O destinu miu infelici
chi sventura mi predici.

Chianci u re, com'haiu a fari
sulu tu mi poi sarvari.
Su passati tanti jorna
Colapisci non ritorna
e l'aspettunu a marina
lu rignanti e la rigina.
Poi si senti la sò vuci
di lu mari 'nsuperfici.

Maestà! ccà sugnu, ccà
Maestà ccà sugnu ccà.
'nta lu funnu di lu mari
ca non pozzu cchiù turnari
vui priati la Madonna
staiu riggennu culonna
ca sinnò si spezzerà
e la Sicilia sparirà.

Su passati tanti anni 
Colapisci è sempri ddà
Maestà! Maestà!
Colapisci è sempri ddà







Annamaria Fricano, diplomata in decorazione all'Accademia di Belle Arti di Palermo e attualmente studentessa all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.

lunedì 25 gennaio 2016

JE SUIS AMATO






Ecco, Amato hai detto che la violenza sulle donne viene da antiche tradizioni siciliane e dei loro fratelli musulmani. U sannu tutti  ca il signore non vuole che gli uomini diano  botte alle donne, e io ti dico che u Signuri un voli ca tu spari minchiate.

mercoledì 4 febbraio 2015

SiciliaWeekend a zonzo per la Sicilia


Natura, cultura, cibo. Se dedicassimo un weekend a scoprire ogni ricchezza siciliana sotto questi aspetti non basterebbe una vita. Eppure è proprio questo che da alcuni anni fa lo staff della testata giornalistica
SiciliaWeekend.info: vivere gli itinerari in prima persona prima di proporli ai propri lettori. Per questo leggere SiciliaWeekend può essere piacevole oltre che utile per le prossime escursioni: vi è un parlare di turismo in cui si può percepire chiaramente la passione di chi scrive. Tanto che da ieri, 4 febbraio, SiciliaWeekend è anche un'associazione culturale il cui scopo è andare a zonzo per la Sicilia, con un occhio particolare ai bambini.
"Ai lettori - afferma Dario La Rosa, direttore di SiciliaWeekend.info - oltre all'emozione di un articolo, occorre dare anche la possibilità di toccare con mano ciò di cui si parla, ovvero le meraviglie di Sicilia da vivere durante un weekend".
A titolo gratuito, ci si potrà unire in escursioni alla scoperta di antichi riti, ricette inusuali, paesaggi incredibili. Si comincia sabato 21 febbraio con l'inaugurazione: un insolito mini tour a Palermo, prima tappa lo Spasimo per visitare la mostra fotografica della Fondazione The Brass Group "Le stanze del jazz", da lì si proseguirà verso il mercato della Vucciria per una sosta caffè all'interno di una storica torrefazione artigianale e infine verso la galleria d'arte contemporanea. E poi, in un primo calendario che va da marzo a luglio, degustazioni di cannoli e miele biologico (22 marzo), trekking a Capo Zafferano (19 aprile), raccolta dei capperi a Favignana (10 maggio), visite sui Nebrodi (24 giugno), picnic a Ficuzza (12 luglio). E i bambini? Coloreranno sassi a Sant'Elia (7 giugno), si occuperanno di un orto in vaso (12 aprile), costruiranno aquiloni (17 maggio). Queste sono solo alcune delle attività proposte, in una Sicilia che tenta di (ri)scoprirsi attraverso l'appassionato lavoro delle associazioni.
Valeria Balistreri
Per prenotazioni e informazioni potete chiamare o inviare un sms/Whatsapp al 3283136852 o scrivere all'indirizzo mail associazionesiciliaweekend@gmail.com

venerdì 23 gennaio 2015

Je suis Caponata


Alla siciliana la dobbiamo fare. 
Melanzane sotto sale che ci togliamo l'amaro. Tagliate tutte della stessa forma, così le faceva mia nonna. 
Sedano, olive, capperi. Lei, la caponata la faceva cuocere in una casseruola con la salsa, lo zucchero e l'aceto. 
Scrivitelo in testa, il dado lei non ce lo metteva. 
Mi ricordo che ci metteva un cucchiaino di cacao amaro. Diceva che era un segreto, che a fare la caponata glielo aveva insegnato sua madre.
Ma il dado no, quello no, non ce lo metteva. 
Che c'entra con la caponata? 
Ci insultano. Entrano nella nostra cucina senza permesso e rivoluzionano una delle più antiche ricette della tradizione culinaria siciliana.
Il dado, se proprio non ne potete fare a meno, tenetelo nel frigorifero e conservatelo. Tiratelo fuori solo al momento giusto. 
Per noi siciliani, la nostra cucina è aperta ma sacra. Non va violata. 
E quelli della Star hanno proprio esagerato con la loro pubblicità. 
Già con il loro gran ragù ci infastidiscono da anni. 
E noi siamo stati zitti. È anche vero che noi siciliani quando parliamo facciamo sempre vucciria e le parole non le diciamo, noi urliamo. 
E io altrochè se urlerei. 
Dico io - Buttana ri to matri santissima, ma che c'entra il dado nella mia caponata! Voi e tutta la redazione della Star, quelli che scegliete spot e immagini, voi siete teste di sedano (che invece nella caponata ci sta bene!).
Ora ve la preparo io un poco di caponata giusta, come la facciamo noi in Sicilia. Che Santa Rosalia mi aiuti!  
Vengo a trovarvi in redazione, - so che più tardi ci sarà uno dei vostri Consigli di Amministrazione. Sono già in cucina, al lavoro; ne porto cinque secchi pieni fino all'orlo, così la vera caponata la tasterete tutti! Sentite che odore, l'avrete addosso. 
Senza dado. 
Ve l'ho tirata, a sorpresa. 
Je suis la Caponata. 
Se non dite che è cosa buona e giusta vi taglio le mani, a dadi uguali per tutti! Porto con me il coltello più affilato che ho, quello degli arrosti, e vi interrogo ad uno a uno, voglio proprio vedere se con un coltello puntato alla gola non me lo direte - Chi minkia ve lo ha detto di metterci il dado! Faccio una strage per salvare la mia caponata; difendo il mio diritto alla libertà di parola e urlo, urlo a gran voce che il dado non ci va! Lotto con coltello alla mano, pronta ad affettare melanzane e chiunque mi contraddica, e lo scrivo pure, per difendere il mio diritto alla libertà di stampa. E ora non credete che le parole di Francesco possano toccare il mio cuore. Io le mie ricette, me le tengo strette. Noi siciliani ci teniamo alle cose nostre. I milanesi non si sono lamentati se nel loro risotto la Star ci ha messo la salsiccia. Noi siamo pizzuti. La Stefanelli dice che noi siciliani ci abbiamo tanti problemi, io ci dico che è meglio che si sta muta, vada a mettere ammollo il baccalà, i cetrioli sott'olio. Suo marito, che è siciliano come me, lo sa come si fa.
Una bella zuppa di cachì senza dado, che non c'è bisogno di fare brodo, Masterchef lei lo ha già vinto.
Je suis la caponata! Togliamo il dado, aboliamo l'intero spot pubblicitario. Scagliamoci. 
Fuoco e fiamme! 
Vediamo se d'ora in avanti qualcuno avrà più il coraggio di cambiare le nostre ricette, di metterci la crema gialla nella cassata o la mozzarella nello sfincione.
Mia nonna sarebbe fiera di me e pure sua madre e la madre di sua madre. Ora sì che le mie antenate possono riposare in pace.

Nina Tarantino


(AAS ringrazia Daniela Camarda per aver fornito la vena ispiratrice)

venerdì 16 gennaio 2015

Storie in bottega

In bottega, da Pina Castronovo, non trovi soltanto dipinti appesi alle pareti, pezzi di legno che diventeranno arnie o cornici e neanche soltanto scatole che ti raccontano le tradizioni e il gioco delle carte, ti può capitare invece di incontrare un pezzo di storia che cammina sulle sue gambe anziane, si riposa un momento, prende fiato e racconta.
Avevo già conosciuto Flora, figlia del poeta bagherese Ignazio Buttitta, in altre occasioni, di lei mi avevano colpito la dolcezza dello sguardo e la schiettezza del linguaggio, retaggio paterno? Chissà. Ecco che l’ufficio della bottega si trasforma in un minuscolo salottino letterario e Pina ed io ci ritroviamo incantate dalla pacifica e minuta donna che ci racconta qualche aneddoto sul padre. Confesso di essere una gran curiosa, ma comprendo che non è il caso di fare troppe domande, qua e là infilo però qualche osservazione, lascio che lei parli a ruota libera, mi concentro sul suo sguardo, mi rendo conto che, quando ricorda, Flora non si accorge di noi, la sua mente è sul luogo dei ricordi; per magia ci conduce con sé e per un istante anche noi sentiamo la voce del poeta. - La Sicilia ha trovato il suo Omero, dice, e aggiunge - essa è terra generosa di artisti e poeti, sono i migliori della terra. Poi ci parla del comunismo, dell’impegno del padre che ben conosciamo, e mi lascia di stucco sentir riportare la frase: è stato un errore fondare il partito comunista, ma preferisco ascoltare. L’amore per la cultura è rispetto e ascolto.
Con i ricordi, torna a periodi della sua vita, lontani da questa terra barocca, la sua famiglia visse per molti anni in Veneto e non ce ne vogliano i veneti, aggiunge, se sono considerati barbari, è storia, invece i siciliani ebbero più di un invasore, abbiamo avuto tutto popoli che ci hanno forgiato e contaminato nel bene e nel male. Abbiamo tutto, sottolinea. E’ vero Flora, nel bene e nel male, perché la Sicilia è terra di rapina e di frutti rigogliosi, di forti contrasti, di luce e lutto.
Si ferma a tratti, come se volesse ricucire il filo dei ricordi. Adesso devo andare, ci confida sorridendo, che devo comprare le panelle, giusto qui vicino, si alza, sistema la sua capiente borsa, mi alzo anch’io, le stringo la mano, abbraccia Pina con affetto, come si abbraccia un amico ritrovato. E’ stato un sorso d’acqua che ha dissetato la sete di conoscenza della quale per fortuna soffriamo ancora. L’amicizia invece è fame di vicinanza e di ritorni. Si avvicinano generazioni apparentemente distanti cavalcando il filo della memoria, sfioriamo appena mondi a noi sconosciuti che resistono “dentro” e ne subiamo il fascino. Il mio sguardo va al pannello di legno, dove sono affisse le locandine degli eventi ospitati in bottega, c’è la foto di ‘Gnazio a portella della ginestra, scatto di Ferdinando Scianna, “I vrazza isati accumpagnano la vuci ‘nta lu cielu Volano li versi e insieme a 'u ciatu acchiana ‘a libirtà.” Ciao Flora alla prossima.

Adele Musso

venerdì 17 ottobre 2014

Tistuzze

Ci sono posti invasi da queste "Tistuzze", vere telecamere viventi che controllano, vigilano e ascoltano tutto. Dalle mie parti ne ho contate una quindicina, ma dovrebbero essere molte di più. 
E' difficile sfuggire ai loro infallibili occhi e alle loro bioniche orecchie. Riescono a captare segnali ottici a km di distanza... sono veri e propri gioielli della tecnologia umanoide. 
Se vi capita di vederne qualcuna, state alla larga, potrebbero sbattervi in qualche notiziario in prima pagina.
In Sicilia, "Tistuzze e cultura".

Giuseppe Franzè

La tracina-cornacchia

Animale dall'aspetto mitologico, è una straordinaria prova vivente dell'evoluzione, sebbene sovverta gli alberi filogenetici fino ad oggi proposti dai tassonomi. Essa è infatti l'anello di congiunzione fra pesci e uccelli poiché presenta caratteri sia degli uni che degli altri. Dei primi ha la produzione di muco - che la rende viscida - e di sostanze velenose tipiche della tracina. Dei secondi ha la vista acuta alla quale non sfugge nè il posteggio appena liberatosi - da occupare subito con la propria auto - che le abitudini dei condomini. Sarebbe capace di stilare un rapporto dettagliatissimo sui movimenti di ogni persona che entra e che esce, inclusi gli orari e perfino gli impegni settimanali compresi lavoro, scuola, piscina, viaggio, matrimonio, comunione, funerale. È insieme una spia ed un'anagrafe.
La sua etologia comporta lo stare appollaiata tutto il giorno al balcone fumando l'immancabile sigaretta. Tale comportamento rende il suo verso, utilizzato nel richiamo della prole, gracchiante.


Annalisa Balistreri

martedì 16 settembre 2014

Le isole dove il vento suona


Un percorso che si configura come diario di viaggio, una narrazione visiva sulle tracce di una memoria che pure sembra immobile, di luoghi”non luoghi” (cit.), di volti, di oggetti che, davanti all'occhio sognante del viaggiatore, si rivelano e ripetono se stessi, oggi, come ieri e possibilmente come domani, simboli dell’eterno fluttuare delle isole, che mostrano tutto il loro essere selvaggio e prorompente.
Luci, colori, emozioni, volti, gesti situazioni: la veracità di esistenze dai tratti ruvidi eppure fragilissimi, dallo sguardo attento, dalla vita scandita al ritmo lento della musica e del vento.
Le Eolie, le isole dove il vento suona, magnifico scenario entro cui lasciarsi trasportare, come in sogno, dai suggestivi scatti di due maestri della fotografia, Antonio Saporito e Francesco Enia, in un gioco di equilibri e di emozioni davvero notevole.
La mostra, inaugurata giovedì 11/09/2014 presso la Libreria del mare, via Cala 50, 90133 Palermo, sarà visitabile fino a giorno 25/09/2015
Le fotografie sono in vendita per finanziare le borse di Studio della Scuola stabile di fotografia di Palermo.

mailto:info@libreriadelmare.com

MG Scardina