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sabato 24 settembre 2016

A futura memoria

Leggo che la città in cui abito ormai da diversi anni, è definita in un post: masseria; questa parola per associazione di idee mi fa pensare alla masseria delle allodole, libro scritto qualche anno fa da una discendente del popolo armeno con l’intento di ricordare al mondo ciò che contro quel popolo si è perpetrato. Memoria.
 Allodole invece mi fa pensare agli specchietti per le allodole, ecco cosa possono essere alcuni post. Si utilizzano parole che ne ricordano altre, se ne usano alcune in maniera impropria. Scempio per esempio. scémpio2 s. m. [lat. exĕmplum, nel senso partic. di punizione crudele che serva di esempio]. – 1. Atto di violenza crudele e raccapricciante, strazio. Caspita, mi dico, hanno ricominciato con gli strangolamenti all’Icre, e qualcuno adesso se ne è accorto? Alt, no, non scempio, conferimento di materiali. 
Conferimento di materiali in un luogo che qualcuno vorrebbe innalzare a monumento della memoria, l’uso del termine campo di sterminio (non userò per la seconda volta le parole di un pentito) confonde gli ingenui ed agevola i marci. Quando muore un uomo, che in vita è stato assassino, malavitoso, mafioso, ucciso da uno come lui, (facenti parte di un sistema che arricchisce pochi a detrimento di uomini e risorse della comunità) se sono credente penso: pietà all’anima sua, viceversa penserò al concime organico, alla terra - polvere siete!
L’Icre ex magazzino del ferro, è un maiasienu, luogo inospitale, esteticamente non bello, inadeguato ad ospitare scolaresche, laboratori o eventi culturali che possano durare più di una giornata - non è nemmeno dotato di servizi igienici.
Alcuni lo hanno anche definito un luogo di memoria! Nella storia quali sono i luoghi di memoria? Lo storico Pierre Nora dice che “luogo della memoria è un’unità significativa, d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità…” L’Icre è o potrebbe diventare ciò? La memoria di quello che non vorremmo essere, si, potrebbe. Dunque non un circolo sacro dentro cui innalzare altari, dove tanti vorrebbero officiare la propria messa personale, personali ostie da imboccare ad una comunità colpevole sicuramente di omissione e di omertà, e così recuperarla alla santità. Noi pensiamo che una pena sia necessaria, che l’ostia sacra da officiare sia da riservare nelle chiese alla comunità dei pentiti e redenti.
Tenuto conto che i luoghi di commemorazione dovrebbero essere quelli in cui ad essere trucidati (e questa è una parola appropriata) siano stati i servitori dello Stato e i cittadini onesti (scusate la banalità della parola onesti) – a nostro parere l’Icre non potrebbe diventare ciò. Tra quelle mura sono stati uccisi uomini di cui la comunità avrebbe fatto volentieri a meno e che non rappresentano lo Stato civile. Cosa fare allora di questo maiasienu?
Scoppia lo scandalo,  l’Icre dal silenzio si risveglia, dopo essere stata tomba e vergogna, diventa luogo di conferimento di materiali, riprende la funzione di magazzino; materiali, non RIFIUTI, che opportunamente raccolti possono avere una seconda vita: RIUTILIZZO, RICICLO e RECUPERO.
Ecco che la destinazione dei beni confiscati ai mafiosi trova una valenza sociale!
“La gestione dei rifiuti va riferita ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti.
Il concetto di responsabilità condivisa espresso dalla normativa italiana prevede che tutti, imprese, pubblica amministrazione, consumatori concorrano al raggiungimento degli obiettivi generali di raccolta e riciclo.
La certezza del raggiungimento di questi obiettivi si può avere solo se al loro ottenimento parteciperanno tutti, ognuno nel proprio ruolo.”
E questo non sarebbe RISCATTO!?
Cultura è anche altro rispetto a ciò che siamo abituati a considerare, non soltanto libri o spettacoli. La gestione dei residui post consumo presuppone la conoscenza e l’informazione mirata, sensibilizzare il cittadino alla cultura che il rifiuto non esiste; è chiaro che ci si scontra con lo scetticismo e l’abitudine incancrenita di coloro che RIFIUTANO il cambiamento. Esistono materie che devono essere reinserite nel ciclo della vita (economia circolare).
Accidenti quante cose si possono imparare parlando ri munnizza! 
Non dimentichiamo che quando si cerca di scardinare il “sistema rifiuti” consolidato, si spezzano equilibri che ad alcuni, per decenni, hanno garantito la salvaguardia di grandi interessi economici; ci si scontra contro le logiche economico-politiche di un sistema che fino ad oggi si è basato sul conferimento nelle discariche, spesso anche in violazione alle principali norme comunitarie, e che non può funzionare perché toglie risorse e lascia inquinamento alle generazioni future, ai nostri figli ed ai nostri nipoti.
E così, sia.
Adele Musso per AAS

martedì 15 marzo 2016

Cronache dal sotto…Bosco. Tutti con Cuffaro scrittore!



Mi fa paura questa folla di manichei. Mi fa paura la fierezza di Schifani.
Ci sono vecchi, vecchi dentro e fuori, troppi. Arrivo in ritardo non riuscivo a trovare parcheggio, fuori uno spiegamento di forze di vigili urbani, neanche se ci fosse Mattarella in visita. Dopo un chiaro tentativo di evangelizzazione e di proselitismo libresco è il turno di Pietrangelo Buttafuoco, il giornalista destroide. Non devo distrarmi, ogni tanto lui saluta fa ciao e sorride a qualcuno nel pubblico. La voce insinuante e un po’ sgraziata di Buttafuoco, l'abbraccio della gente. Ma Emanuele, Salvo ed io che cazzo ci facciamo qua? Qualcuno potrebbe fraintendere, mi sento in imbarazzo. Emanuele registra, qualcuno gli chiede: ma le i per quale giornale scrive? Sento la parola sacrificio. Oh, Dio lo faranno santo dinanzi ai miei occhi. Sto assistendo a qualcosa di mirabolante, forse irripetibile. È lui l'agnello, le parole di Pietrangelo (ormai lo sento vicino) sono inzuppate d'acqua santa. 'Lui paga per colpe che gli altri non pagheranno mai'. E che vuol dire? Ha lavato le coscienze altrui’. Ed ecco che tira in ballo la terra. Siamo incapaci di amarla, povera, martoriata, dice. Non ci facciamo carico. Sei un Bu... ffone. Che ipocrisia la politica e i suoi professionisti. E’ andato con i suoi piedi, si è consegnato. Ma un condannato dove avrebbe dovuto recarsi? 
Mafia la parola è stata detta! Lui l'unico a scontare... sto per vomitare sulla signora alla mia destra le rovinerò il portatile. Le sporcherò il suo vestitino chic, eppure sono forte di stomaco. Ecco il nuovo vangelo, buttiamo la Bibbia adesso abbiamo il mendicante. Un colpo contro la Cirinnà ma che cazzo c'entra?Come il cristo con la croce fino al Golgota, ho capito, sto assistendo alla resurrezione in diretta. Lui risorge per questa platea. Adesso la parola Coraggio, quello di affrontare la galera. Se la galera non la provi non la puoi capire. La poesia raggiunge vertici di sublimazione inenarrabile. Mi sento inadeguata. Nessuno dice nulla di diverso. Nessuna voce discorde, Buttafuoco mi dà il voltastomaco. Arridatece Totò perché ce lo avete tolto? Dobbiamo risarcirlo quest’uomo. 
Ho deciso di cambiare posto alla mia sinistra c'è una tizia che batte le mani prima che chiunque finisca di parlare. Ma cosa mai avrà ottenuto?La mafia? ma la sua era la mafia Buona. Mi stai stancando Buttafuoco e non leggerò mai più un tuo libro. Mi sciacquerò le mani prima di toccarne uno e seguirò il tuo consiglio farò lo stesso prima di parlare di Totò Cuffaro, ma adesso basta non invocare più il cielo a fettine, graffi d’anime, che potrebbe cascarci il teatro addosso! Lascia perdere le Madonne. A questo punto ci scappa pure la vasata. Appena comincia a parlare Saverio Romano a me comincia a bruciare il naso. Aria pesante, dico a me stessa che è perché siamo troppi. Mi sento scomoda sulla sedia. Come può la Sicilia privarsi di un cavallo di questa razza? Immagina un ritorno trionfale in politica, se soltanto lui volesse, sì che ci salverebbe dall'abisso. 
Oh, il libro ogni tanto ci si ricorda che siamo qui per un libro. E passiamo all'infanzia all'arresto alla consapevolezza dello scontare tutta la pena. E a 'ridaje con il papà e la mamma perché sono le leve giuste... e lui adesso dà voce ai detenuti si fa verbo per loro, e questo io potrei anche accettarlo e sarebbe lodevole, ma è un discorso diverso. Saverio lo sappiamo che il carcere non è una passeggiata e che le carceri in Italia hanno grossi problemi. Il carcere è la conseguenza inevitabile di scelte evitabili. Non l’ho capita quella degli occhiali... adesso l'apoteosi, il primo leccaculo che grida dalla platea, e la sua voce oh mamma l'avevo scordata... l'accento agrigendino, i sendimendi. Parla di carcere, di pregiudizio, però ci rassicura: non è stato sodomizzato, la signora alla mia sinistra tira un sospirone di sollievo, anch’io (non oso immaginare il tono che avrebbe assunto la sua voce in quel caso). Non trascina non ha mordente, mi annoia. Parla di anime del buono che c’è in ognuno (anche in Riina e altri poveracci che scontano le pene?). Ecco un’altra parola magica: Papa. Non so in realtà, quanto la platea voglia ascoltare questi discorsi tristi. Restano incollati alle sedie. Per quanto mi concentri non riesco ad ascoltare Romano. Ah, parla di carceri. Delle diseguaglianze carcerarie. Non tutti scrivono libri in galera. Fuori non troveranno lavoro. Vuole garanzie, piene riabilitazioni per gli imputati, per chi sconta con dignità la pena. Un condannato per mafia ha diritto a candidarsi, no alle discriminazioni sociali. Basta! Applauso! Boato! Per capire le carceri bisogna viverle. E allora, amici politici, provare per credere. Un po’ di carcere fa bene a tutti. Grida e gridando perde un po’ di inflessione. Volete scrivere un buon libro? andate in cella. Il carcere gli ha insegnato a parlare con la sua anima... è là che l'ha trovata. E quella gli ha pure risposto. Qualcuno si commuove, io ho deciso di strozzare la signora alla mia sinistra o potrei tagliarle le mani che mi perforano i timpani. Quando dice che in galera guardava Peppa pig il mio odio cresce a dismisura, tirare in ballo un cartone animato. Boh! Non vuol chiedere perdono, scusa invece sì, per i danni. Qualcuno dice che gli vuol bene. Io mastico un chewing-gum antiemetico occasionale. 
"Siamo nati così... in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi, in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo" - C. Bukowski Parla di rispetto della sentenza, del diritto oltre al dovere di rispettare la giustizia. In noi ha trovato la forza, e noi lo abbiamo aiutato. Noi che lo avevamo fatto Re e una sentenza ha osato detronizzarlo. L'afflato e i baci della gente sono stati il balsamo, il lenimento, la cura e poi i cancelli del carcere che lo hanno reso mendico, puro. Umano. Rifarebbe tutto dall’inizio alla fine. Forse glielo ha suggerito qualcuno, quel cristo che ci rivela ha visto scendere dalla croce, là a Re-bibbia. La signora alla mia sinistra piange. E io a 'sto punto cosa posso aggiungere? 

Adele Musso

mercoledì 17 febbraio 2016

Con un caffè si aggiustano le case abusive - Cose bagheresi

Le sciacalle hanno raccolto una testimonianza che dimostra che non molti anni addietro con i caffè si potessero sanare anche le case abbbusive. È emerso che alcuni edifici rispetto ad altri fossero miracolosamente messi in regola in un fiat. Altri invece sepolti e rimandati alle calende greche. Alcuni funzionari pare soffrissero della sindrome da singhiozzo. La cura? Un beddu scanto? No. Un caffè. Passava u singhiuzzu e la veranda si allargava, la terrazza si spaparanzava al sole un muro si allunga va verso l'alto. Il nostro testimone riferisce che anche lui voleva sanare la sua casa perchè il padre vaccaro prima di schiattare voleva che la casa costruita sul terreno comprato dal padre di suo padre emigrato a farsi il culo in America, fosse in regola. E lui pagò, oblò, si buracrotizzo'. Si recò infine dal funzionario singhiozzante e quando quello alla domanda: ma perché la mia pratica non si muove, rispose con : andiamo a prenderci un caffè? Tutto fu chiaro, ecco perché la sua pratica era immobile, a lui figlio di vaccaro il caffè non piaceva, sempre latte liscio aveva bevuto nella vita sua. I bar erano chiusi, la torrefazione manco a cercarla. Un caffè? E pure corrotto, Ops corretto quello voleva. 
In tre avevano dovuto tenerlo e se qualcuno oggi o Zu Totò ci rici tu pigghi un cafe' ? è megghiu ca si quartia.

Adele Musso

mercoledì 10 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 10 - L'abbruciatina dei morti

Oggi le Sciacalle propongono una nuova inchiesta sul territorio: l'abbruciatina dei morti.
La legalità prima di tutto, e metodi sani e veloci, attipo un forno crematorio, un bello abbruciatore gigante di quello con le canne fumarie che si vedono da Villa San Giovanni.
Ci sono notizie che gli abbruciatori saranno almeno due, uno a Bagheria bassa e uno a Bagheria alta, che disparità non se ne fanno. Ma quale Valle del Mela? E poi qua ci saranno le aree adatte dopo l’abbattimento volontario  da parte dei padri di famiglia delle case abusive e anche di alcune sanate per par condicio.
Belle torri rosse e nere, come quelle dei lager, sarà una cottura a fuoco lento.
Mini, maxi, al massimo in cinque anni verranno su, le notizie giungono direttamente dal Palazzo d’Orleans. Non si può attendere oltre, ci dice lo zio Tanino dalla veranda abusiva di casa sua. Alla cittadinanza interpellata, ci pare una cosa buona. L’aria sanata, per tutti! Ci faranno intorno pure un parco per i bambini e gli anziani. Forno doppio uso ventilato assai!

Strade libere dalla munnizza, case vacanti, ospedali belli chini ri malati, turisti, insomma cchiù travagghiu pi tutti, e i beccamorti non dovranno più intrallazzare per trovare cadaferi!

L'abbruciatina dei morti
Ingredienti per 4 persone

3 cadaveri grandi (quattro se sono piccoletti)
1 Pompa funebre sconsigliata dal sindaco
5 litri di benzina
1 giornale vecchio (il Giornale di Sicilia va benissimo)
1 fiammifero (accendino Zippo in caso di vento)


Ammucchiare i cadaveri, cospargere di benzina, con il giornale dare fuoco.
A cottura ultimata, disperdere le ceneri. 

Adele Musso feat G.D'Amato

lunedì 8 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 3 - ASPARAGI OMERTOSI AL TUMAZZO

"Vieni, c'è una strada nel bosco, Il suo nome conosco,
Laggiù tra gli alberi, Vuoi conoscerlo tu?
C'è un nido semplice Intrecciato coi rami in fior."

Da Milva la Rossa, cantante a scoppio ritardato è possibile degustare specialità locali, cibi semplici, ma assolutamente bio, alcune ricette sono tramandate di generazione in generazione, di altre invece (segretissimi gli ingredienti) conosciamo soltanto il nome del piatto e l’ispiratore misterioso che pare si aggirasse nel nobil sottobosco.

“Asparagi omertosi”, è il piatto gourmet; per rendere al meglio gli asparagi questi devono essere raccolti nottetempo, preferibilmente da mani oneste e candide, smacchiate con candeggina. Mani che al massimo abbiano raccolto cicoria fresca e scannato qualche pecora dopo che questa abbia esaurito il latte per il tumazzo. La ricetta è stata trascritta su pizzino.

Saranno serviti sotto forma di frittata, un piatto dove è possibile strapazzare di tutto e di più, di modo che gli ingredienti assumano forme nuove (abusive).
Si raccomanda la prenotazione, essendo luogo prestigioso, i prezzi sono parecchio elevati, e se siete fortunati la Rossa potrà deliziarvi con una canzone del suo repertorio.

Si raccomanda di non seguire l’esempio del raccoglitore notturno.
Nonostante la tipicità dei piatti, fino ad oggi nessuna stella è stata assegnata.

Adele Musso

domenica 15 novembre 2015

La marcia

Noi che ancora ci crediamo sabato mattina eravamo parte di quel fiume in piena, ma assolutamente ordinato, che si è mosso dalla Chiesa Madre di Bagheria fino alla piazzetta vittime della mafia. Saranno poche centinaia di metri, eppure ci abbiamo messo più di due ore per arrivare a quella che era la destinazione. Spesso per arrivare in un posto nel modo giusto ci si possono impiegare anni. Questo è quello che è accaduto e sta accadendo nel paese delle “balate”, dove scoperchiare certe pietre provoca puzzi maleodoranti e la fuga di topi, si sta finalmente comprendendo che scelte sbagliate, quali piegarsi al pizzo, non ti portano da nessuna parte, anzi ti mettono dalla parte sbagliata.

La marcia ha coinvolto moltissimi cittadini, tanti giovani e giovanissimi, associazioni e colori politici, che per un giorno hanno avuto tutti lo stesso colore. Per qualche minuto il nostro colore è stato invece quello della bandiera francese, e così che ci siamo stretti idealmente alle vittime della follia terrorista.
In due ore non si è solo marciato, abbiamo ballato al suono di musicisti di Aspra e Bagheria, che hanno improvvisato un concerto mobile e ai mafiosi gliele abbiamo pure cantate.
E' stato Giuseppe Saeli, un giovane bagherese, il promotore dell'iniziativa, ha messo in piedi una organizzazione perfetta ed efficace riuscendo a coinvolgere diverse realtà della nostra cittadina quali i commercianti, le scuole, semplici cittadini, studenti, poeti, e artisti, le istituzioni religiose (padre Michele Stabile, padre Luciano). L'amministrazione comunale, il Sindaco gli assessori, il Presidente del Consiglio comunale e parecchi consiglieri e le forze dell'ordine che erano in prima fila nella marcia e nella lotta quotidiana alla criminalità.
A testa alta e schiena dritta, così come diceva Felicia Bartolotta Impastato, ai giovani che andavano a visitare la sua casa museo, una donna che suo malgrado, la mafia l'aveva respirata e combattuta, a testa alta, come Gianluca Calì, che in una bella immagine fotografica di Elisa Martorana, sembra svettare sulle altre teste, eppure la sua è una di quelle che il sistema mafioso del pizzo vorrebbe piegare e abbattere.

C'erano i bambini delle scuole primarie e secondarie (guidati da maestre instancabili e dai presidi) che reggevano con le loro piccole braccia striscioni più grandi di loro, diceva Gesualdo Bufalino che la mafia sarà vinta da un esercito di maestre, e noi anche a questo ancora ci crediamo.
Crediamo anche che le famiglie che trasmettono i valori dell'onestà ai propri figli daranno alla comunità cittadini perbene.
Forse c'era pure qualche mafioso che marciava tra la folla, forse avrà imparato qualcosa.
C'erano i commercianti, anche quelli che Le iene sono andate ad intervistare, non c'erano quelli che ancora non trovano il coraggio di uscire allo scoperto, coloro che non bisogna lasciare da soli, perché il pizzo si paga ancora, perché la mafia c'è ancora. E allora quale è la differenza? La differenza rispetto al passato è quella di sostenere chi suo malgrado, o volontariamente, dice no ad un sistema che non lascia scampo e ti strozza comunque; la differenza sta nel coraggio dei giovani e di quelli, per usare una frase abusata ma d'effetto, che “ci mettono la faccia”.
La marcia è stata un segnale, forte, urlato, cantato in coro, ha fatto rumore, ha ricordato a qualcuno che si vuole cambiare, il simbolo della coesione, la folla può divenire pericolosa per chi agisce nell'ombra, per chi ha bisogno del buio per agire e dell'omertà complice. Le ville di Bagheria non devono essere più il rifugio per i latitanti. Bagheria deve tornare ad essere un luogo ricordato non per essere uno dei lati del triangolo della morte, così come ha detto un imprenditore di Villabate, che non è riuscito a trattenere la commozione.
Noi che ancora ci crediamo abbiamo indossato le magliette con l'immagine simbolo di Falcone e Borsellino, e abbiamo capito che la vera Antimafia non è quella di Helg o della Saguto, come ci ha ricordato il sindaco, è dire no alla mafia partendo da chi sta in basso, da chi dice no alla mafia in ogni azione quotidiana della sua vita.

Adele Musso



Si ringrazia Elisa Martorana per la sua foto.


venerdì 23 ottobre 2015

SOLIDARIDAD PARA TOPIGNOS





TOPIGNOS a PUERTO DE TIERRA!



A Puerto de Tierra ci sta una comunidad muy numerosa, e de alto lignaggio, con un pedigree veramente estrepitoso, ma che digo estrepitopo!
My son consapevole che lo topigno o meglio lo ratto no è un animal mucho affascinante, anzi diciamo pure che è davvero brutto e sporco, e che i topi portano le malattie e fanno spaventare le donne con il sistema nervoso più o meno fragile como quelle qui stanno sopra l’orlito de una crisi de nierbo, però io devo esprimere ma solidariedad a questi piccoli abitanti de puerto de Tierra, fedeli e tanto simili all’uomo. Ebbene, si potrà parere escandaloso, ma lo topo segue l’uomo e lo imita. Onde esta un hombre esta un topo!

martedì 6 ottobre 2015

Romanzo Civile, di Giuliana Saladino

E’ una finestra aperta, l’immagine di copertina dell’edizione Sellerio di Romanzo Civile, di Giuliana Saladino. L’autrice apre una finestra su un periodo storico che suscita in coloro, che, come me, non appartengono a quella generazione, una strana nostalgia per le cose che avresti voluto vivere, per gli incontri mancati, (perché non decidiamo né dove né quando). Siamo come Ziggy Stardust, alieni sulla terra. E’ la mia una generazione carente di ideali che ha ricevuto gli avanzi o meglio gli scarti di una società avariata. Cosa avevano loro? Il meglio che si potesse trarre da una amicizia, da un paese gattopardianamente destinato a essere travolto da una spirale di violenza; una classe politica e intellettuale con un tessuto vivo e irripetibile. 
E’ attraverso il racconto della malattia di un amico, il Rocchi, che si suggella la
certezza che un periodo storico è finito, una malattia affrontata con incredibile lucidità emotiva, lo spunto come dice Marcello Sorgi, nella prefazione, per mettere nero su bianco la testimonianza di una amicizia globale, del confronto delle idee, della necessità vitale del dialogo, del litigio, dell’odio e dell’amore.
Sullo sfondo una città, irredimibile: Palermo, che s’agita, uccide, rantola. Quella “Terra di rapina” che non lascia testimoni, che ingoia le sue vittime, che rade al suolo sentimenti e uomini, che rimane uguale a se stessa in una folle corrida dove si inventano nomi nuovi per strade vecchie (non si ricostruisce, si celebra sulla morte), fa più scena.
La vedi Giuliana Saladino, mentre fuma, piange, mentre cerca di fissare nella memoria la voce di chi per lei e gli altri amici rappresenta il suo universo, il pezzo di cornicione che si sgretola, uomini che come i palazzi subiscono l’onta del tempo senza perdere il senso del decoro, i ragionamenti, il senso di vuoto e ineluttabilità, la perdita di un pezzo di umanità che segna la fine di un sistema. 
La sensazione del lettore è che la storia non debba avere un epilogo (tragico) ma una speranza. Non è così, e accade attraverso un percorso che ha dell’incredibile nelle sue iperboliche verità e sfacciate nudità. Il male non puoi nasconderlo, torna a spellarti vivo, ti sopraffà, ma sei tu che tiri la corda e metti fine al gioco, senza lasciarti abbindolare da illusioni. “Un laico muore solo. E per sempre. Non ha messe gregoriane né rintocchi di campane. Capisco perciò la bellezza e l’agiatezza di chi muore dentro un coro d’angeli”, questo scriveva il Rocchi a un amico prete qualche mese prima della morte.
E’ mutato il mondo o il modo di osservarlo? E’ certo che al mondo mancherà lo sguardo lucido di Giuliana Saladino, vuoto il tempo, vuoti gli spazi; la memoria li riempie e li onora.

Adele Musso

sabato 3 ottobre 2015

L'albero qui tendevi la pargolita mano


L'ALBERO QUI TENDEVI LA PARGOLITA MANO


Ultime notizias da Puerto De Tierra, esta magnana ve raconteremo de l’ultimo grossito mistero de esto esputazado pays! Todos los abitantes no puedeno mas dormir porque en grossito mistero agita loro suegni, lo raguù de le casalingas desperades no strigne più, los vecchiettos son deseparecidi da le panchinas, los bar sono vacantos, puro lo cagnones e los palombas non scacazzanos plus, todo è sospiso!! Emergenzia, catastrofe, rovinas! Cataclismas, noches insonnes e malo pitittos por todos! Todos lo pais vuol saber onde sono finide le botteglie de plastichita de lo Albero De Nadal! Esto mistero deve assolutamentes essere resolto! Mucho cittadinos por lo pensiero hanno la fevres, allo stesso tiempo se beccaro la terzana e la quintana, autre citadinos son devenuti poetas e repetono en continuazion: L’alboro a qui tendevas la benedittas manos, no es lo ecologicos melogranos, ma lo plastichito flor, tu flor de la boteglia deseparecida sei ne la tierra fria o ne la terra negrita? Svelace questo segreto ognor! Aiutace Segnor! A puerto de Tierra oramas se ciercano solo le boteglie, no ha mas importansia nada, le casalingas no cucinano nada de nada, le reunion de condominio sono desierte, le carrettere vacantes, e non se abla de altro. La question è de vidal importancia. Lo governo nazional ha enviado los perros molecolar, qui sientono l’odor de la plastichigna a kilometres de distancia. Casalingas, cittadinos todos estate serenos, ve promettiomo che lo mistero sera resolto velociemente! Un pettegulezzio gira por Puerto de Tierra pare che un hombre abbillado todo de rosso con la barbita blanca e que se fa appellar Papito Nadaligno se futtio l’alberito por riempirse le poteglie de vino deferenciado, mica se puede miscelar lo blanco con lo rojo!

dalla inviada Adelita Mussito

domenica 2 agosto 2015

Gli assenteisti dell' 1 agosto

Bagheria (54.257 abitanti – Wikipedia), ore 21 dell'1 Agosto 2015, concerto dei QBeta – gruppo cazzutissimo piuttosto rinomato (https://it.wikipedia.org/wiki/Qbeta) – in Piazza Madrice. Sotto il palco ci sono, in media, 50/60 persone. Ma come? E i bagheresi delle feste di paese dove sono? Uno aspetta con ansia per 365 giorni per vedere la città in festa e poi a sostenere un gruppo grandioso che movimenta una serata di agosto ci sono meno persone che a una prima comunione? Una prima comunione di quelle scarse, insomma, sobrie, dove non ci sono soldi da spendere. Non è possibile, deve essere successo qualcosa e dobbiamo darci una risposta. Analizziamo gli avvenimenti che hanno tenuto lontani i bagheresi dalla piazza:

  1. A Bagheria c’è troppo caldo, ma non il caldo cretino dei paesi limitrofi, tipo Porticello – che questi di mare quando gli si squarano le cosce basta che si buttano in acqua e risolvono tutti i problemi. A Bagheria il caldo ti tiene incollato al divano, crea una patina gelatinosa che non ti permette di staccarti dal tessuto, soprattutto quando in casa ci sono uno o due o, addirittura, tre condizionatori accesi alla temperatura minima. È naturale che l'1 agosto le persone decidano di starsene a casa. Se per forza dobbiamo dare la colpa a qualcuno, diamola all’effetto serra, ai cambiamenti climatici, ai raggi solari. Togliamo quindi dalla lista circa 7mila persone alle quali il caldo fa quest’effetto.
  2. Alla televisione c’erano troppi programmi interessanti. Su Rai1  Massimo Ranieri one man show con: “Sogno e son desto” (e chi se lo può perdere?), su Rai2 c’era il thriller “Gli occhi su di te” (adatto ad un pubblico che va dai 65 in su), su Rai3 “E lasciatemi divertire” (Puntata su Paolo Poli e il concetto di Lussuria) e poi film d’amore, film drammatici, d’azione, telefilm, programmi sull'accoppiamento dei bufali africani, insomma, cose che di sicuro almeno almeno a 15mila persone faranno cambiare idea sul fatto di uscire di casa.
  3. I bagheresi erano tutti distribuiti nei vari eventi organizzati per la giornata. E su questo nessuno deve mettere parola, a Villetta Ugdulena i ragazzi di Apertura A Strappo possono testimoniare sulla presenza di almeno 8 bagheresi, mica noccioline e mandorle caramellate.
  4. Le vacanze estive che hanno tenuto lontani almeno 10mila bagheresi che si trovavano fuori dalla provincia di Palermo, dalla Sicilia, addirittura alcuni fuori dall’Europa. (perchè c'è crisi, ma vado in Grecia a aiutare Zptras).

Questi potrebbero essere gli avvenimenti che hanno portato alla concentrazione contemporanea di soli 60 bagheresi in piazza Madrice. Eppure ci ricordiamo che alla festa di Bagheria le persone c’erano ed erano tante, che quasi non si poteva passare e per attraversare il corso dovevi strusciarti con i sudori di altri. E che rischavi di essere investito da passeggini con madri spericolate.
Il concerto, comunque, fu divertentissimo, i QBeta meritavano un pubblico molto più numeroso ma non si sono lasciati intimorire e anzi quei 60 che c’erano sono stati di grande supporto. Per fortuna.
Quando il gruppo ha finito di suonare e cantare, ormai i sessanta si conoscevano tutti, erano diventati amici, una famiglia quasi, si abbracciavano, ballavano insieme, si divertivano a fare trenini. Fu motivo di grande unione per le persone presenti.
Se ne andarono, dopo il concerto, con il sorriso, chiedendosi come mai tantissime persone invece non si erano presentate. Misteri della fede.
Qualcuno disse che la questione nata qualche giorno fa tra parroco, confraternita e amministrazione comunale fece decidere a molti di non presentarsi al concerto, come se avesse fatto serpeggiare la parola boicottaggio in una cittadina che ha tutti i suoi motivi per non essere uscita l'1 agosto. Ma si sa, le malelingue esistono e sono pericolose. Pure in una cittadina laboriosa e tranquilla dove la mafia manco ci mette piede.
Dalle testimonianze (reticenti) di alcuni, si seppe che parecchi dietro le persiane semichiuse tendevano l'orecchio al concerto, alcuni non riconoscendo il genere neomelodico andarono a dormire piangendo, altri invece vezzosamente, muovevano i piedi al ritmo della musica, ma non si poterono mostrare, qualcun altro era già in lista per la confessione all'alba.
Ah, l’unica cosa che ci dispiacque fu che i QBeta non cantarono qualche cover di Rosa Balistreri. Magari ne suggeriamo qualcuna…




Federico Orlando e Adele Musso

lunedì 13 luglio 2015

Per dipingere ci vuole orecchio - Sez. Museo Guttuso

Renato in questo quatro ci mise un bordello di cose, anche il bordello, (non la pensione Bugané di Piazza Sant’Oliva in quel di Palermo vittima della legge Merlin), no, qui siamo addirittura ad Arles en Provence e tra i clienti possiamo notare nientedimeno ché il sig. Vangogghi, si proprio lui.

A quel tempo i luoghi di piacere erano in gran voga e un artista poteva trovarvi consolazione e ispirazione. Vincent si era stancato di stare da solo nella sua stanzetta giallo girasole, e di sbattere porte in faccia a chi bussava per vederla. Aveva bisogno di colore e di fimmine, - sappiamo tutti che era un pochino disturbato, forse che inalare la trementina può provocare giramenti di testa e allucinazioni, ma soprattutto lui era mezzo morto di fame ché i suoi quadri non li voleva comprare nessuno.

Renato da buon samaritano, gli fa questo regalo, lo dipinge fasciato come un uovo di Pasqua, e la sorpresa gliela fa trovare fuori dall'uovo: tutto quel ben di Dio di donne discinte e in pose inequivocabili.
Lui però vuole Rachel (anche lei signorina ammodo), per lei è disposto a tutto, e glielo vuole dimostrare, lo sciagurato si è, infatti, mozzato il lobo dell’orecchio sinistro, e lo ha avvolto come una sarda in un foglio di giornale. Inseguito da tutti i gatti, è corso al bordellò per portare il suo pegno d’amore a mo' di topo mostrato al padrone in segno di fedeltà.
Rachel si è nascosta dietro il paravento per non farsi vedere, e siamo sicuri che sia in preda a forti conati di vomito. – Chistu pazzo è? Ma come gli viene in mente di portarmi quella porcheria! Neanche se lo lavò l'orecchio e neppure lo depilò. Internatelo!
E più ci pensa e più si piega in due e i capelli le coprono la faccia che Renato non le pittò perché non stava bene mostrare una signorina in quello stato.
Qui accettiamo denaro, sghei, quattrini, - sta dicendo il gentil pappa, con camicia color rubino, all'infelice Vangogghi, ma questi rimane immobile come uno stoccafisso. Non ci sente, soprattutto da quell'orecchio che ormai non ha più.

Adele Musso

martedì 7 luglio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Gli sfollati (sez. Museo Guttuso)

          
Tale, talè stu quatro! Parono gli sfollati dopo una scossa di terremoto di sesto grado della scala Mercalli. Io stu bello dipinto  l'avrei intitolato: i terremotati. Dicono che quannu trema a tierra bisogna andare fuori, scappare, che è più sicuro stare a cielo aperto e in questa spiaggia larga e lunga, c'è posto per tutti.
Non spingete, coricatevi che così si sistemano anche gli altri. 

venerdì 3 luglio 2015

L'Arte spiegata ai non vedenti: Gli Indifferenti (sez. Museo Guttuso)

In questo quatro Guttuso ha dipinto Moravia - lo scrittore, per capirci (e se non avete letto niente, non vi preoccupate).
Tra un caffè e l’altro erano diventati amici, questione di pelle. I due si incontravano in via Pompeo Magno nello studio del pittore, li univa un forte impegno anti regime (nessuno dei due era duce di musso).

martedì 30 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: L'orgia nel bosco (sez. Museo Guttuso)

Sotto gli alberi non ci vede nessuno. Si va e si viene tutti insieme, in questo angolo verde paradisiaco. E meno male che voi 'sto quatro non lo potete vedere, perché vi uscirebbero gli occhi di fuori. Ci sono una maniata di gente tutta a nura, o quasi e sdivacati a terra, non tutti. L'uno si corica sopra l'altro, l'altro si butta per terra e copula ora con l'uno e ora con l'altro, insomma si uniscono gli uni agli altri. Che più maniaci non si potrebbe!

lunedì 29 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: L'atelier


Il quadro intitolato L'Atelier, ma che noi avremmo intitolato La Trinità se non fosse che già ci hanno pensato, voi non lo potete vedere ( abbiamo sperato in un miracolo!) Vi diciamo subito che Renato è uno e trino: tre per uno o tre al prezzo di uno che tutti si spingono al supermercato quando ci sono certe offerte! Tre in uno: forte, sgrassante, brillante: la forza nel pennello, tratto deciso, nel levare le macchie accidentali e nel donare brillantezza ai colori dei suoi quatri, meglio del Dash! 

lunedì 22 giugno 2015

Tornatore nell'arte di Caterina Guttuso

E’ una location inusuale quella dove si inaugura la mostra pittorica di Caterina Guttuso, pittrice bagherese, Villa Cattolica, siamo tra il museo Guttuso, cuore pulsante delle opere del maestro e la sezione dedicata al museo dell’affiche cinematografico, una sala dove trovano allocazione delle magnifiche sculture, il caso, una coincidenza felice per la quale fare un ulteriore plauso all’Assessore alla cultura Rosanna Balistreri? Si rivelerà il luogo giusto, magico.
Siamo tra pittura e cinema, l’obiettivo cercato caparbiamente dalla autrice è infallibilmente centrato. Nasce da una idea originale infatti della Guttuso, l’omaggio che ella stessa rende all’arte cinematografica di Peppuccio Tornatore, dieci quadri per altrettanti film in un excursus temporale per raccontare l’emozione, le impressioni suggerite e tramutate in pennellate nette e incisive, ma la Guttuso va oltre affidando ad Apertura a Strappo la narrazione delle suggestioni prodotte dai film e in ultimo dai suoi dipinti.  Può un dipinto contenere una storia intera? Noi vi diciamo di si, ce lo hanno detto i tantissimi visitatori presenti all’evento, inchiodati dalle immagini, dai suoni, dalle parole, molti sono rimasti in piedi, sono rimasti. Abbiamo assistito alla coniugazione perfetta di eccellenze della nostra tradizione, arte, narrazione, cibi e vini.
Da sottofondo alle letture le colonne sonore originali dei film di Ennio Morricone, intervallate dalla voce di Patrizia Schiera, bravissima interprete palermitana, accompagnata soltanto dalla chitarra di Riccardo Corale.
Chi ha creduto nel progetto (tenuto segretissimo fino all’ultimo dall’autrice) non è rimasto deluso, il Rotary, la Casa Vinicola Duca di Salaparuta, il Bar Ester. 
Un paese cambia attraverso l’arte, si rinnova, riacquista fiducia in se stesso grazie a coloro che  operano incessantemente sul territorio e poco importano le difficoltà che si incontrano, i muri di gomma, o le balate che nessuno vuol scoperchiare.
Dice Tornatore in una sua intervista…” Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l’isola, l’essere nati in un’isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L’essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall’altra parte dell’orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria…” Ecco questa vena visionaria che appartiene in misura diversa a chi si esprime attraverso l’arte, noi a quella non intendiamo rinunciare.

Adele Musso

giovedì 4 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Le sfasulate

Nella grande sala, dove ci sono le fimmine di Guttuso che vanno e vengono, in tutta quella confusione, ci sono due ragazze, una a destra e una a sinistra, niente a che spartire con le scollacciate donne guttusiane, queste sembrano due gatte morte.

mercoledì 3 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Mio suocero


In questo quatro che non potete osservare, (e non vi siete persi niente!), c’è lui, sì, lui. Ma chi direte voi? Me suogiro, iddu è! Questo tizio dall’aria incacchiata e dall’incarnato grigio di topo vecchio e con la dentiera. 

giovedì 28 maggio 2015

Il calcio spiegato agli arbitri

Eh sì che te l’hanno detto in tanti che ti facevano strani segnali, alcuni alzavano il braccio, e facevano sporgere due dita, ma non che le altre gliele avessero tagliate, no mani belle e compatte, cinque dita che all’occorrenza potevano trasformarsi in cinque dita di violenza, e il pollice, quello a discrezione personale o in bella vista o a tenere le altre piegate! 
C’erano tipi che si allenavano tutta la stagione per tirare fuori quella sincronia necessaria affinché epiteto e gesto si accompagnassero simultaneamente a vicenda; più allenati dei calciatori stessi curavano la dizione, il tono con scrupolo – la cadenza è importante -, uno non può mica regolarsi solo con il gesto, certo se c’è confusione la mano si vede subito, è evidente e i simboli sono importanti, linguaggio universale, ma vuoi mettere la soddisfazione di urlarlo a pieni polmoni? Alcuni, i veterani, organizzavano corsi per i più giovani, addirittura i cori, sì, come quelli degli alpini, varie tonalità per una sola parola. Un crescendo da curva a curva e in questo l’affiatamento univa anche le fazioni contrapposte.
In uno stadio cari signori su un argomento soltanto, si è tutti concordi.
Ed è inutile che il signore in casacca nera finga indifferenza.

La domenica nelle famiglie palermitane è un fuggi fuggi generale, di mattina presto, ma che dico? dalla sera prima! Tutti pronti: nonno, figlio e nipote, tutti rigorosamente maschi, che lo stadio non è roba da femmine, le femmine a casa a preparare, che quando si torna il pititto è orbo che in curva sud ti danno ghiaccioli se sei fortunato, e bottiglie d’acqua piene in testa se esulti nel momento sbagliato. Partenza, bandiere, cappellini, sciarpe, e megafoni sotto il sedile, che all’uscita dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza; ci si apposta ai cancelli chiusi, tutti in fila per i controlli, neanche dovessimo prendere un volo internazionale e non si capisce mai come caspita facciano a entrare bombe carta, manganelli e a volte anche dei motori senza ruote (uno disse una volta che seduto là stava più comodo).
Il calcio è una religione per il palermitano, e l’arbitro è il “capro” espiatorio. L’epiteto varia da quartiere a quartiere, la provenienza geolocalizzata incide notevolmente e all’ascolto è possibile comprendere  a quale insediamento (arabo, normanno o altro) si possa far riferimento. Prendiamo come esempio i residenti della Kalsa, (pronuncia: Ausa, con una acca un poco aspirata alla fiorentina), ebbene, là all’epiteto si aggiunge anche la frase …e tutta a to rezza, sì, signori, non razza, avete inteso bene. Palermo si sa, è frutto di miscellanee etniche, ma qualcuno potrebbe obiettare che il risultato non cambia. Da noi la dizione è tutto, ti identifica e ti colloca. E allora il nostro arbitro potrà distinguere provenienza e classe sociale, e andrà a casa con più soddisfazione e con una maggiore conoscenza delle lingue.
Il tifoso andrà a casa e per un giorno avrà messo nel dimenticatoio tutti i suoi problemi, risolta la partita e dato all’arbitro quel che è dell’arbitro, la patria è salva.

Adele Musso

giovedì 14 maggio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Il migliore amico del cane

(sez. Museo Guttuso)
In questo quatro che non potete vedere c’è una grande armonia sia cromatica sia sentimentale: l’uomo, le bestie e la natura, tre elementi che si fondono delicatamente.
Sulla panchina di un parco pubblico è seduto un signore assai elegante e al suo fianco, quasi incollato, sta eretto sulle zampine anteriori un cagnetto pezzato. L’uomo, assai distinto, si presume possa appartenere a un ceto sociale elevato come dimostrano la bombetta sul capo e il papillon bordò sfoggiato con nonchalance; l’abito s’intona perfettamente con il colore di fondo del paesaggio. Il gentiluomo è intento alla lettura di un giornale; con un occhialino a pince nez che sfida ogni legge di gravità. Siamo certi che stia cercando errori ortografici e grammaticali che si premurerà di far notare inviando missive alla redazione. Scorre quotidianamente gli annunci matrimoniali, con estrema attenzione. Non cerca moglie, ma una cana femmina per il suo cagnetto, il quale finge indifferenza, ma in realtà vorrebbe lanciarsi nel parco e congiungersi caninamente con le bestioline che lo stuzzicano da lontano,- il padrone l’ha dunque assicurato al suo braccio con una catenella affinché diocenescampi questo non accada. - i cani di buona famiglia non si possono addizionare con la prima bastardina che passa, bisogna accertarsi della purezza della razza. La fortunata cagnetta deve avere pedigree di almeno un metro e mezzo di lunghezza e tanto di albero genealogico con pampine e contropampine, e che sappia abbaiare in almeno tre lingue diverse; il signore distinto se ne frega altamente della sofferenza del povero cagnetto che intanto ha cominciato a marcare la panchina, e noi siamo certi che in breve l’abito ben stirato sarà anche bello e inzuppato, ma tranquilli, la pipi avrà colore ambrato, sarà profumata e imbottigliabile. Noi consigliamo al distinto signore di levarsi 'sta bombetta dalla testa che da noi le bombette al massimo le riempiamo d’acqua e le chiamiamo gavettoni e ce le tiriamo addosso in spiaggia, o al più le bombette le mangiamo alla fragola e pistacchio al Foro Italico.
Lascia libero quel povero cagnetto e vatti a mettere infradito e canottiera che tra poco qui farà un caldo della Madonna.

Adele Musso