Visualizzazione post con etichetta nina tarantino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nina tarantino. Mostra tutti i post

lunedì 16 gennaio 2017

Elephant man

"Gli uomini hanno paura di ciò che non capiscono"
( Joseph Merrick )

Escrescenze ovunque. Masse compatte multiformi, sovrapposizioni di immagini: un parto, elefanti che le respirano sul ventre, un vagito, due o tre barriti, Africa nera. Nascere con pezzi di carne in più, pregiudizi attaccati a zampe di pidocchi che i parassiti epidermici non assottigliano gli strati adiposi, ti succhiano il sangue e le diversità gestite con superficialità anche quello. Mostruoso per i veri mostri che lo guardano sconvolti: Elephant man lo chiamano. 
Il film (e anche il libro) narrano la storia vera di un uomo affetto dalla Sindrome di Proteo, una malattia che sviluppa palle di carne, - immagina tuberi e pezzi enormi dalla forma di zenzero fresco sulla testa, sul corpo; prova a sentire raccapricciante poi accattivante deformità, ecco ti sentirai nei suoi panni. Joseph rincorre il sogno di dormire a faccia in su, che a guardare col naso al cielo brillano le stelle, le puoi vedere anche cadere, esprimere il desiderio che gli esseri umani siano tutti uguali o pronti per amare le diversità altrui, arricchirsene; morire felice perché adesso lui è amato, nonostante le anomale differenze. Una serata al teatro, un applauso, una stella - O Romeo, Romeo ! perché sei tu Romeo, rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome... Un fenomeno da baraccone per la gente, ( lui copre la testa e il viso con un sacco di tela ) costretto a mostrarsi al circo. - Venghino Signori, venghino! Puoi vederlo anche tu, pagare una manciata di soldi così da specchiarti e trovarti bello anzi bellissimo più che mai. Se avrai il coraggio di fissare i suoi tuberi, le tue escrescenze ti sembreranno inesistenti, i tuoi villi intestinali corrosi dalla bile di una esistenza inutile a mostrare sorrisi e denti bianchi. La sua bocca storta proferirà parole chiare di semplice pronunzia ma che ti stupiranno, il suo annuire gelerà il meccanismo del comprendonio secondo la lunghezza d'onda della normalità ( banale classificazione ), Joseph arriva a capire nonostante l'ossigeno al cervello gli arrivi a tratti, la sua intelligenza trova spazio tra le gallerie tuberose di tumori e carne viva anche se di troppo. L'essere in più travalica il resto, sconvolge e terrorizza gli altri, chi ha ben poco da mostrare ( mandibola regolare, viso dai tratti anatomici perfetti ). Lui si adagia su se stesso tutto storto e i pomfi sotto le piante dei piedi gli regalano una andatura irregolare che scappa davanti agli occhi strabici di chi vede le cose come stanno - L'uomo dal fiore in bocca ne godrebbe alla vista. Elephant man va oltre, naso in alto al cielo, stella, afferra il suo desiderio, chiude gli occhi felice. Respira a stento, sceglie di morire. Il viso di sua madre gli sorride, la foto al centro del tavolino ritrae beltà sotto vetro di un tempo passato, la cornice annerita dall'umidità, lucida la mancanza di momenti; e mentre gira la giostra della sua vita schizzata di dolore per la sua incurabile malattia, ne interrompe il meccanismo e stabilisce di non aspettare la morte naturale per liberarsi da un destino ineluttabile. La sua fine nella fine del film e un pensiero per noi spettatori. Ascolta - "L'acqua scorre, il vento soffia, le nuvole fuggono, il cuore batte". Niente muore.

Nina Tarantino

martedì 13 dicembre 2016

SANTA LUCIA

Il 13 Dicembre è il giorno più corto che ci sia, lo dice un proverbio. Mancano solo diciotto giorni alla fine dell'anno. Santa Lucia è la protettrice degli occhi, vergine martire siracusana raffigurata con una lampada simbolo di luce e una palma, metafora del martirio, e un evidente messaggio a non guardare persone e cose nocive e consigli per votare ( no olio, no ex, si agli ex voto con gli organi d'argento mantenuti o ritrovati ).

venerdì 9 dicembre 2016

Cernia Tossica - Recensione di un libro letto

Una sfida farne la recensione. Recensione di un libro letto e reinterpretato, già so cosa direte - solo tu potevi trovarci certe sfumature. Io ci ho cercato il sesso, nel senso che mi sono subito interrogata se il libro fosse più facilmente indirizzabile a un pubblico femminile o se si trattasse di un libro adatto ai masculi; certo parla di finanza, di economia, di problematiche sociali forti, di pesca subacquea - un libro dai forti interrogativi tipo sott'acqua ci sta meglio un uomo? Gli affari finanziari solo per masculi, le femmine si occupano di borse e bilanci, che i conti è dimostrato che li sa fare meglio una donna dal pescivendolo. Cernia Tossica è "un libro ermafrodita", così lo voglio definire, il libro è suo, di Giorgio D'Amato, ma la recensione è mia! Al maschile o al femminile è libro che va a letto subito, non ci sono santi che sudano, (lo taglierebbe) ma pesci morti, tracce di autobiografia sospetta, carne trita e mozzarella a fili lunghi lunghi dentro al riso, che sua madre è brava a fare le arancine; ci stanno i cani e rampicanti intorno alla ringhiera che forse è la stessa e "cernie offese" a pendolare alle sbarre del cancello non se ne vedono più da anni - ora ci appendono il sacchetto con il pane (io l'ho visto). Che bel tronco di uomo questo Germano, lo immagino così muscoloso, bello, sicuro, alto, furbo, protagonista ambizioso, narciso, quanti gradevoli  aggettivi che lo scrittore in questione me li editerebbe tutti; come resistere a occhi azzurri dalle sfumature cangianti, al protagonista maschile forzuto e padrone della scena! siamo già innamorate di lui e lo scrittore ce lo fa vedere correre nudo tra i prati - Rosà ti strappo le mutande! In tante potremmo essere Rosanna, Candy Candy nell'intimo che una "vasata  terensiaca" a Germano gliela daremmo, pagine che ci fanno sognare, rimandi pittoreschi con "riferimenti heidiani"...solo piena natura su sfondo di monti e bestiame, e Germano stuzzica il masculo, il Peter che si nasconde dentro di voi; e potete tirare fuori la lingua con Cernia Tossica in mano, un libro anche al femminile che tutte noi donne amiamo il tipo bad boy, e Germano lo è: tipo tosto, duro al punto giusto e cattivo perso, e quindi nella fantasia femminile da cambiare, da riportare sulla giusta strada, anche se qui di conversione l'autore non ne parla, (al liceo lui preferiva leggere Kundera piuttosto che Manzoni) non parla delle suore crudeli a cui avrebbe voluto  pisciare in faccia alle elementari e della sua sindrome da filo interdentale, ma solo di pesci ammazzati, di gabbie dorate, di macchine di lusso, notti da sballo in un paese vuoto, ruote di motorino bucate, corse pazze, tuffi dall'alto del muretto, tazzine di caffè da lavare, scavazzo di limoni ( no forse scritto nel romanzo precedente o nel prossimo ) nel mentre raggiunge l'apice dell'ermafroditismo: lei legge, intellettuale diversa non cessa, in realtà dei pesci ne fa acquerelli, lui scrive, è uno che conta e le derivate le cerca tra le parole o traccia su un foglio da disegno. " Lo so, è terribile. " Provate a trovarci altro.

Nina Tarantino

mercoledì 21 settembre 2016

NewBookClub on the road: Piazza Monte S. Rosalia



Ultimo incontro estivo, in Piazza Monte Santa Rosalia, ecco! Location simbiotica e accogliente, tra odore di legno e libri ( circa 45.000 ) ci sta la libreria di strada del Signor Piero Tramonte e ci sta il NewBookClub; ultima tappa di una serie di incontri itineranti che ci hanno fatto compagnia da Primavera a Estate, in diversi punti della città dalla Vucciria al Massimo alle Vergogne di Palermo.

martedì 26 luglio 2016

Il cunto delle minne, di Giuseppina Torregrossa

Il titolo e il pensiero mi va alle minne del nostro Gattopardo ca pulite cu un colpu di pezza e una spolverata di zucchero a velo le abbiamo rimesse sul vassoio che sembravano intatte.

E anche qui siamo in Sicilia, ci sono donne, madri, nonne che potrebbero essere le mie, le vostre. Agata la protagonista del libro potrebbe essere mia nonna, la frolla una delle sue ricette e le sue mani, le mie. I suoi seni prosperosi che tiene e cura, ( ci prega e se ne compiace ), un piacere che sale violento sotto la pelle, tra i muscoli e le ossa la carne di femmina, un marito che le accarezza senza sensualità potrebbero essere miei, vostri e senza pudore, un disinteresse segreto da mantenere potrei custodirlo con fiera fermezza di donna che sa che ciò che conta il cuore non sempre diventa destino. Lì tra le minne, il cuore pulsa e puoi ascoltarlo dal polso e in testa, che le nostre nonne lo pensavano che il desiderio del masculo è sacrosanto, padrone; quello femminile deve morire, soffocato da un cuscino sulla bocca o da un colpo di bastone. Generazioni e solidarietà femminile, rapporti consueti, sentimenti, amarezze della vita che ci strappa chi amiamo, tumori di vita addolciti da cassatelle a forme di minne in frolla, friabili e ripieni. "...devi affondarci le dita, quando senti che tutta la tua forza si trasforma in una carezza, allora la pasta è pronta...Ora la mettiamo a dormire dentro una mappina e intanto che prepariamo la crema..." Santa Agata protegge i seni e a lei dedicati le paste, e i racconti della nonna..."E allora , me la conti questa storia per la prima volta?", che Agatina ascolta e rievoca tra le pagine di questo romanzo, dove la donna vince orgogliosa di esserlo.


Nina Tarantino

mercoledì 29 giugno 2016

92 sedie per Danilo Dolci

Vergine, la prima volta in cui ci sto dentro - in un cerchio così, tra tanti insegnanti. Sto nella mia Palermo, davanti allo splendido Teatro Massimo, grandiosa unità di storia e arte. Secondo le regole devo dire a tutti chi sono e che ci faccio qui (sembra facile rispondere). Dico loro in segreto che mi hanno invitata per fare un laboratorio di disegno, che sono Nina e Apertura a Strappo. Spiego chi siamo, due battute e quattro risate mi presentano.

lunedì 27 giugno 2016

Occhi di cane azzurro - G.García Márquez, Recensione

Una ventata leggera di piombo, un universo stravolto da elementi letterari insoliti che un mondo fantastico salva; l'invenzione letteraria riesce a soffiare un vento liberatorio e ci porta oltre il testo, nel cosmo della fantasia. Non una parola di troppo nel testo, acerbo, pieno di elementi arcani. 
Undici racconti dove alla narrazione si mescolano simbologia e magia, realismo e mondo fiabesco, che supera tutto il resto, la fantasia come via d'uscita, valvola di sfiato, superamento dell'esistenza stessa dell'essere, elementi macabri, allegorie intrise di morte, sonno, sogni, sdoppiamenti, nevrosi e solitudine, che il Marquez porterà nei suoi Cent'anni di solitudine.
...Aveva dedicato la sua vita a cercarmi nella realtà, mediante quella frase identificatrice: Occhi di cane azzurro. E per la strada la diceva ad alta voce, il che era una maniera per dire all'unica persona che avrebbe potuto intenderla: - Io sono colei che arriva ogni notte nei tuoi sogni e ti dice: occhi di cane azzurro. In Eva sta dentro il suo gatto, una bellezza crollata duole come un tumore, la trasformazione e la difficoltà della rassegnazione di essere una bestia vinta che miagola e sente il ripugnante desiderio di mangiare un topo.
Non si può non pensare alla Pioggia nel Pineto mentre si legge il Monologo di Isabel che guarda piovere sulla città di Macondo, ...senza che ce ne accorgessimo, la pioggia stava penetrando troppo a fondo nei nostri sensi. Nei racconti trovano spazio allucinazioni, angoscia, nevrosi, follia, una morte dopo l'altra; alla fine il mondo nevrotico muore e vince quello magicamente fantastico - nel sogno di essere.
Nina Tarantino



lunedì 13 giugno 2016

Taggami su!

Elettra, Siracusa 2016. Certo l'emozione vissuta sui libri di metrica greca è un'altra storia, ma dentro al teatro greco mi è tornata nostalgia e mi sento la pelle accartocciata, pure le piante dei piedi bruciano di passione, certo da Siracusa a Ortigia una bella passeggiata! Giro la testa a 360 gradi per far sì che il mio neurotrasmettitore confermi al mio cervello che sto proprio qui! La bocca si apre, esco i denti a sorridere.

giovedì 26 maggio 2016

Tutti i figli di Dio danzano, di Haruki Murakami

Nessuno si trova per caso. Murakami in questi sei racconti ci parla di incontri fatali che possono cambiare la vita, che offrono una via di fuga. "Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra a un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E questa cosa senza forma che ci portiamo dentro, buona o cattiva che sia, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti."

lunedì 16 maggio 2016

Al XXIX Salone Internazionale del Libro di Torino

Conferenze, laboratori, spettacoli, presentazioni di libri in sale convegni di tutti i colori: argento, gialla, azzurra, rossa, verde; un enorme spazio espositivo, roba che mi potrebbe venire una sorta di Sindrome di Stendhal. Vago tra libri, scrittori, intellettuali, musicisti, giornalisti, politici. Il ventinovesimo Salone del libro di Torino ha come tema le visioni, il guardare oltre, sul futuro di un libro diverso che cambi col cambiare dei tempi: invenzioni tecnologiche che segnano il salto del passaggio al digitale, per scoprirne le motivazioni ed accettarne il processo in modo corretto. Essere visionari di un modo nuovo, portare avanti innovazione, osservare possibilità diverse, una realtà futura che promuova i libri come strumento di tale cambiamento. I libri contenitori visionari. Divulgare cultura, immaginare il futuro del libro, puntare all'unione di competenze scientifiche e umanistiche. Il libro come formattatore della mente, contenitore di dati e mezzo per trasmetterli, per diffondere cultura e saperi. Paese ospite l'Arabia Saudita, protagonista il mondo arabo, il concetto di pace nella grande libreria di Italia. Il Corano e la sua interpretazione corretta, l'Isis che nasce dal fallimento dell'Islam radicale. 

Si parte dall'immagine di Mimmo Saladino "I Visionari", le visioni sono boccate d'aria in un periodo di crisi buia, un periodo che si schiaccia al presente e che può creare intorno al libro nuove via di fuga, collegamenti con altri mondi - spaziare. Incontro Dacia Maraini che ci ricorda come può essere grande il desiderio di essere padre; Alberto Angela presenta il suo libro "San Pietro" che è stato luogo di incontri tra genti di differenti culture, cuore pulsante tra storia e arte, un modo di viaggiare per 2000 anni attraverso testo e fotografie. La memoria da cronologica si fa emotiva nel romanzo Ciao di Walter Veltroni, sulle tracce del padre, ci sono pure Pippo Baudo e la Gamberale. Congiungere il canale di Suez che si è creato tra i popoli fino all'arrivo della cultura di massa, sfida contro atteggiamento aristocratico; puntare a un linguaggio che ci unisca, a un sentire comune, a una cultura senza muri. Importanza del panorama è il dubbio; si muove chi è animato da curiosità, il dubbio come benzina di un rinnovamento culturale. Non esiste migliore visionario di un fisico, che sa vedere oltre, usa la fantasia di scienziato e procede guardando lontano. Rovelli ne discute mentre presenta il suo libro sulla fisica e galassia marginale. Dal mondo scientifico a Saviano,  la gente aumenta e le ore di coda. Lo scrittore dopo dieci anni da Gomorra ci dice in confidenza che il suo libro scomodo gli ha stravolto la vita, ma la voglia di scrivere verità supera il resto. Carica e voglia di scoprire, cambiare, di non assuefarsi alle idee comuni, cercare altre cose attraverso un pensiero divergente e quindi rivoluzionario. Non può esistere una sovrastruttura innovatrice senza il cambiamento della struttura stessa e l'arte ne è la prova. Ascolto un testo e una interpretazione di Giufini, un'Amleto davvero particolare, a quattrocento anni dalla morte di Shakespeare, e poi un urlo tra la gente, c'è Ligabue. E poi Zalone come testimonial della Puglia, altra regione ospite d'onore; la Grubber, Guccini, Erri De Luca, la Murgia, Venditti. Al Salone si discutono tematiche interessanti: il mito della famiglia italiana, il successo delle mafie, il magico potere del riordino e quello creativo della mente, l'autenticità della Sindone, l'editoria dal sistema ghigliottinante, la letteratura come laboratorio di geo-politica, l'accoglienza, l'islamofobia. Ascolto letture di brani dal carcere arabo, poesie del Novecento, vedo un numero enorme di gente e di libri, anche i più piccoli al mondo.



D'amore si muore ma io no, con Guido Catalano; Racconti di cucina e consigli su come incontrare l'uomo giusto, cucinarselo e tenerselo! Prendo un Caffè amaro anche se la Agnello Hornby è già andata via. Quanti Visionari. Mi piace vederli così! Magari è solo gente che deve promuovere il proprio libro o comprarne uno o che soddisfa curiosità. Passione da gustare con gli occhi, perché il tempo di leggere muore, il libro resta. Gente che non ha visioni o farneticazioni distorsive della realtà, non crede in cose inesistenti, ma in un mondo che va oltre, che osa. Gente che guarda e naviga in immagine e mondo internet, che sogna una scrittura che si faccia lampada di Aladino così da trasformare il mondo. 
Nina Tarantino 



mercoledì 4 maggio 2016

JE SUIS TELEJATO

La mafia non c'entra niente! 

I canuzzi di Pino Maniaci sono crepati "di mortitudine" naturale. 

E io? Niente di niente! Manco un cane morto per me, che ne so, anche uno di piccola taglia, anche uno già schiacciato in autostrada e lanciato nel mio giardino. Niente!
SONO INCAZZATA, sono veramente Incazzata!
Io pure vorrei avere i miei cani morti, a casa mia; li voglio seppellire tutti nel mio giardino, per ricordo.
Una volta una che non mi poteva vedere, ci ha provato a fare fuori il mio pastore tedesco  con un pezzo di mollica di pane, che il lievito madre era scaduto - il cane si affucò ma vivo arristò. 
Ora il mio desiderio è enorme, non mi accontento più di uno o due cani morti, ci vorrebbero quelli del porto! Li voglio tutti per me: quel rompipalle del chihuahua della mia vicina, ca pari un succi muzzicunaru; lo yorkshire del portiere ca abbaia ca manco na cinquciento con la batteria scarica. E i cani del mio amico, da valle dei miracoli, ci fareste un favore, chi orbo di un occhio, chi zoppo, fetenti ca manco i tombini del cimitero alle 14 dopo una giornata di scirocco! 
Lo stesso feto di cani morti voglio per me! 
Io sono sfortunata: con tutti gli amanti sposati che ho avuto, non me lo meritavo almeno un cane, dico uno, dedicato a me? 


Perché nessuna moglie tradita mi ha fatto sto regalo! Non è giusto! I loro mariti non valgono manco un cane morto!

JE SUIS TELEJATO!
Voglio tanti cani, non mi interessa di che razza, tanti, tantissimi, tutti impiccati, uno per ogni sbarra della mia ringhiera.

Sono antimafiosa anche io!

Nina Tarantino

venerdì 8 aprile 2016

Accabadora di Michela Murgia - recensione

Colei che finisce, in sardo. 
Accabadora era una persona che veniva chiamata dai familiari di un malato per porre fine alla sua vita. Sulla sua figura aleggiano miti e notizie storiche fondate su tradizioni popolari della Sardegna durante gli anni cinquanta.
Ci sono posti dove la verità e il parere della maggioranza sono due concetti sovrapponibili. C'è chi racconta fosse una donna tutta vestita di nero con un velo in testa, non un'assassina ma una che come opera di bene liberava i poveri malati e le famiglie dalla sventura del dolore e della malattia; interrompeva la loro agonia con un colpo fermo sulla fronte di mazzolu (era un bastone particolare costruito appositamente per compiere questi atti pietosi ) o lo soffocava con un cuscino. C'è chi dice che la stessa persona fosse chiamata anche per fare nascere i bambini, da qui il soprannome di ultima madre, e si distingueva dal colore dell'abito che indossava, bianco o nero. Una mescolanza di pensieri tra vita e morte che si fondono in un cerchio continuo in cui girano tradizione e cultura dei popoli. Un libro sull'eutanasia e il testamento biologico, tra mito e antropologiche realtà tramandate. Acabar vuol dire finire anche in spagnolo. Le colpe esistono solo se vengono palesate agli altri, di nascosto non trovano terreno fertile. Un libro sulla costruzione della fragile normalità, la famelica curiosità umana, l'eutanasia, l'adozione. I figli sono di chi li sceglie, di chi li cresce e non sempre corrisponde a chi li genera o partorisce. La vita e la morte, piacere denso simile a dolore in bocca, l'amore per la terra che se muori per lei diventa tua, per forza la tua. 
"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte...". La notte porta consiglio, la notte porta la notte e basta! E con Accabadora la fine! 
La morte.


Nina Tarantino







mercoledì 23 marzo 2016

Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov - recensione


"...dunque chi sei?"
"Sono una parte di quella forza che
eternamente vuole il male 
ed eternamente opera il bene"
 Goethe - Faust 


Dicono che al diavolo sia stato dato un tempo. Alla fine degli anni trenta Bulgakov in questo romanzo lo ha già piazzato a Mosca come a mostrarci che l'inferno è sulla terra, proprio lì e ce ne racconta la storia in un linguaggio freddo, a volte pesante. Scritto sicuramente da un genio che si scontra con un potere ostico che non consente la libera manifestazione della creatività e racconta di un Dio, di una verità falsata dalla perdita di identità, di Pilato.

giovedì 3 marzo 2016

21 grammi - Che minchia inventano

Finché morte non ci separi! E chi l'ha detto? Solo una scelta. Sufficiente 21 grammi - è stato chiamato così. Lo stesso peso che hanno dato alla nostra anima per chiederci se esista. L'unica certezza continuare a provare  piacere intimo con chi non esiste più.

mercoledì 20 gennaio 2016

IL PETALO CREMISI E IL BIANCO


"Attento. Tieni la testa a posto: ti servirà. La città in cui ti conduco è vasta e intricata, e tu non ci sei mai stato prima. Puoi immaginare, da altre storie che hai letto, di conoscerla bene, ma quelle storie ti hanno illuso, accogliendoti come un amico, trattandoti come se fossi uno del posto".

domenica 3 gennaio 2016

Frozen - Il regno di ghiaccio

Mi viene il freddo solo a guardarlo! In prima tv e poi di nuovo sullo schermo in versione karaoke. Due volte in sole ventiquattro ore. Il film altro non è che la storia della regina delle nevi, ai miei tempi si leggeva così.

martedì 29 dicembre 2015

Kafka sulla spiaggia di Murakami - recensione


“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo".


lunedì 21 dicembre 2015

Corto Viaggio Sentimentale - Italo Svevo

Alla stazione. Il Signor Aghios si separa dalla moglie per un viaggio di lavoro. Da Milano a Trieste. Il treno diventa il luogo della narrazione e un "piccolo mondo" da cui guardare l'altro, staccandosene. Ecco perché il protagonista affronta il viaggio da solo e assapora la libertà.

venerdì 4 dicembre 2015

JE SUIS PIZZO


Anni di commercio, negozi, locali. A catena. Apertura di punti vendita nei luoghi più prestigiosi della città. E niente di niente. Nessuna richiesta. Tre grandi mercerie: i più grandi negozi di pizzi e merletti mai esistiti, e poi filati, ditali, cotoni, aghi di tutte le misure, spilli e spagnolette. E ancora nulla.

venerdì 20 novembre 2015

EVERYMAN, di Philip Roth

“Perse conoscenza sentendo tutt'altro che abbattuto, tutt'altro che condannato, ancora una volta impaziente di realizzare i propri sogni, ma ciò nonostante non si svegliò più. Arresto cardiaco. Non esisteva più, era stato liberato dal peso di esistere, era entrato nel nulla senza nemmeno saperlo. Proprio come aveva temuto dal principio”.