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giovedì 3 marzo 2016

21 grammi - Che minchia inventano

Finché morte non ci separi! E chi l'ha detto? Solo una scelta. Sufficiente 21 grammi - è stato chiamato così. Lo stesso peso che hanno dato alla nostra anima per chiederci se esista. L'unica certezza continuare a provare  piacere intimo con chi non esiste più.

giovedì 14 maggio 2015

Basta

Basta! Basta! Un basta non basta, ma non ci sono altre parole ora, hanno gli occhi della morte, svuotati dai pesci, e intanto i grandi parlano.
Ragioniamo verso la costruzione di una azione... l'Italia non è sola, dice la Merkel da Berlino. Più risorse per l'accoglienza di immigrati in Mediterraneo... molti più fondi... ma non ci si arriva più. 
Non vogliamo soldi, non vogliamo che si giri lo sguardo a questa carneficina. Occorre tanto lavoro, e non arriverà forse ad essere sufficiente. 
Forse è un lavoro di Intelligence, forse lì, dove i nostri governi civili hanno speculato sulla "morte" di questi paesi africani. L'Africa.
E' nostalgia e soli grandi come pianeti, rossi agli orizzonti e la gente come bambole, la gente come niente, meno di niente. 
I bambini continuano ad arrivare in ospedale, hanno il pancione dello Kwashiorkor, la denutrizione cronica e le lesioni da pellagra, forse hanno l'AIDS, l'epatite, la malaria, la tubercolosi, la leishmaniosi. Sono con gli occhi persi, bellissimi...
Continuano a voler fuggire con le madri mute, incomprensibili e che non tentano nemmeno di parlare per farsi capire. 
Sanno che non possiamo capire. 
Le bande di qua e di là del Mediterraneo lavorano incessanti. E allora bisogna andare in quei paesi e salvarli.
Dal disastro compiuto da noi. Europa, Inghilterra, America e i capi voluti da loro. Questa dell'Africa e' una non civilta' creata da noi. E se qualcosa va fatto e' toglierla alle multinazionali che gestiscono le risorse del pianeta. Non si fa altro che rattoppare con aiuti internazionali un continente ricchissimo e depredato. E tutto questo fa troppo male, da scagliare le bombe sui nostri paesi cinici e arroganti. Ci lucrano tutti e vogliono altri soldi dall'Europa affinchè distolga ancora lo sguardo. Facciamo gli spazzini del mare. Gli spazzini per un mondo che ci considera a questa stregua, togliendoci, comprandole, le nostre cose migliori, la nostra creativita' e ingegno. Anche  noi, Sud depredato.

Clotilde Alizzi

martedì 21 aprile 2015

Io non sono il migrante





Io non sono il migrante, non sono l'annegato a pancia in su che galleggia nel Canale di Sicilia o al largo delle coste della Libia nel vecchio mar Mediterraneo, né la madre, né la sorella dalla pelle scura, non sono nemmeno la bambina che è rimasta incastrata dentro un ventre rinsecchito e non è nata.
Io non salgo su barconi dove gli esseri umani sono stipati sino all'inverosimile e dividono la paura e la speranza, la masticano con gli stessi denti. La tua o la mia morte. E non sono neppure lo scafista, la guida verso una terra che non può promettere niente a nessuno, neanche a me, pensa un po'!

martedì 21 ottobre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: U Cannistru

La Canestra di frutta il Caravaggio la pittò quando era giovane nel 1600, e cetto che la frutta è morta nel quadro! Si tratta di uno splendido dipinto, la natura morta più famosa dell'arte italiana. Ma come si fa, dico io a trovare bella una cosa morta! È come dire: che bello ci siccaru tutte cose, attributi e arte compresa. A me le piante che tengo al balcone mi durano solo tre giorni, ma dopo però mica risuscitano. Io ci parlo ma muoiono lo stesso, non lo so se si seccano perché ci dico un sacco di fesserie o perché a volte scordo di metterci l'acqua che ho un sacco di cose da fare. Non mi ricordo di spremere i limoni, dimentico di mangiare le mele che ci spunta il verme dentro e restano bacate nel mio canestro in cucina. E mi seccano tutte cose. Ma il quadro no, è natura morta da ammirare; su un fondo chiaro muoiono acini d'uva, mela tonda, limone, pesca e fichi rugosi, rametti arrunchiati intorno a foglie che si accartocciano: è natura morta. Evviva! E ogni tanto li alzo gli occhi al cielo e glielo chiedo al Signore: asciucami, ma solo perché "mi sono seccata" di sentirmi così viva. È faticoso, ve lo confesso.
La Canestra era incantevole sulle carte da 100 mila lire e ora ce la vedrei io in bella mostra, sul tavolo della mia cucina. Chiudo gli occhi per un attimo, diciamo giusto il tempo di mettermi nei vostri panni. Vedo un quadro diverso, un canestro pieno di roba dolce. Sopra un centrino a fantasia scozzese tanta frutta secca, castagne, noci, mandorle, tanti e tanti biscotti, tetù, catalani, taralle, reginelle, pane con l'uvetta passa, frutta martorana, castagne e "la pupaccena" di zucchero. La solita sognatrice: adesso la Canestra del Caravaggio si trasforma in "un cannistru", cesto che a Palermo si fa per i morti. Poi riapro gli occhi e vi dico: voi che non ci vedete avete un olfatto triplo, potete sentire l'odore di certe dolcezze e l'odore di cose ammuffite, andate a male; l'odore di marcio evapora, tipo al camposanto - avete presente tra le tredici e le quattordici che il sole batte, e sale l'odore di fiori marci e di cani morti dai tombini.
Voi che sentite cose così, beati voi, non trovate che il dipinto come lo sogno io è più attuale, in fondo sempre di "cose pi morti" si tratta; non credo che Caravaggio si secchi per questi pensieri che mi vengono e che ci ho canciato il contenuto alla sua Canestra.

Nina Tarantino