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martedì 7 luglio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Gli sfollati (sez. Museo Guttuso)

          
Tale, talè stu quatro! Parono gli sfollati dopo una scossa di terremoto di sesto grado della scala Mercalli. Io stu bello dipinto  l'avrei intitolato: i terremotati. Dicono che quannu trema a tierra bisogna andare fuori, scappare, che è più sicuro stare a cielo aperto e in questa spiaggia larga e lunga, c'è posto per tutti.
Non spingete, coricatevi che così si sistemano anche gli altri. 

venerdì 3 luglio 2015

L'Arte spiegata ai non vedenti: Gli Indifferenti (sez. Museo Guttuso)

In questo quatro Guttuso ha dipinto Moravia - lo scrittore, per capirci (e se non avete letto niente, non vi preoccupate).
Tra un caffè e l’altro erano diventati amici, questione di pelle. I due si incontravano in via Pompeo Magno nello studio del pittore, li univa un forte impegno anti regime (nessuno dei due era duce di musso).

martedì 30 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: L'orgia nel bosco (sez. Museo Guttuso)

Sotto gli alberi non ci vede nessuno. Si va e si viene tutti insieme, in questo angolo verde paradisiaco. E meno male che voi 'sto quatro non lo potete vedere, perché vi uscirebbero gli occhi di fuori. Ci sono una maniata di gente tutta a nura, o quasi e sdivacati a terra, non tutti. L'uno si corica sopra l'altro, l'altro si butta per terra e copula ora con l'uno e ora con l'altro, insomma si uniscono gli uni agli altri. Che più maniaci non si potrebbe!

lunedì 29 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: L'atelier


Il quadro intitolato L'Atelier, ma che noi avremmo intitolato La Trinità se non fosse che già ci hanno pensato, voi non lo potete vedere ( abbiamo sperato in un miracolo!) Vi diciamo subito che Renato è uno e trino: tre per uno o tre al prezzo di uno che tutti si spingono al supermercato quando ci sono certe offerte! Tre in uno: forte, sgrassante, brillante: la forza nel pennello, tratto deciso, nel levare le macchie accidentali e nel donare brillantezza ai colori dei suoi quatri, meglio del Dash! 

martedì 16 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: La donna in rosso - sez. Museo Guttuso



Quando mi hai regalato questo cappello ero accusì felice! Desideravo portarlo a passeggio per le vie della città, io tu e il cappello. Ma tu mi hai detto adesso siediti, e mi hai dipinta, in cucina e con tutto il cappello!

E io che avrei dovuto fare? Rossa dalla vergogna mi sono messa in posa. Che bel primo piano mi hai fatto! 

giovedì 4 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Le sfasulate

Nella grande sala, dove ci sono le fimmine di Guttuso che vanno e vengono, in tutta quella confusione, ci sono due ragazze, una a destra e una a sinistra, niente a che spartire con le scollacciate donne guttusiane, queste sembrano due gatte morte.

giovedì 14 maggio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Il migliore amico del cane

(sez. Museo Guttuso)
In questo quatro che non potete vedere c’è una grande armonia sia cromatica sia sentimentale: l’uomo, le bestie e la natura, tre elementi che si fondono delicatamente.
Sulla panchina di un parco pubblico è seduto un signore assai elegante e al suo fianco, quasi incollato, sta eretto sulle zampine anteriori un cagnetto pezzato. L’uomo, assai distinto, si presume possa appartenere a un ceto sociale elevato come dimostrano la bombetta sul capo e il papillon bordò sfoggiato con nonchalance; l’abito s’intona perfettamente con il colore di fondo del paesaggio. Il gentiluomo è intento alla lettura di un giornale; con un occhialino a pince nez che sfida ogni legge di gravità. Siamo certi che stia cercando errori ortografici e grammaticali che si premurerà di far notare inviando missive alla redazione. Scorre quotidianamente gli annunci matrimoniali, con estrema attenzione. Non cerca moglie, ma una cana femmina per il suo cagnetto, il quale finge indifferenza, ma in realtà vorrebbe lanciarsi nel parco e congiungersi caninamente con le bestioline che lo stuzzicano da lontano,- il padrone l’ha dunque assicurato al suo braccio con una catenella affinché diocenescampi questo non accada. - i cani di buona famiglia non si possono addizionare con la prima bastardina che passa, bisogna accertarsi della purezza della razza. La fortunata cagnetta deve avere pedigree di almeno un metro e mezzo di lunghezza e tanto di albero genealogico con pampine e contropampine, e che sappia abbaiare in almeno tre lingue diverse; il signore distinto se ne frega altamente della sofferenza del povero cagnetto che intanto ha cominciato a marcare la panchina, e noi siamo certi che in breve l’abito ben stirato sarà anche bello e inzuppato, ma tranquilli, la pipi avrà colore ambrato, sarà profumata e imbottigliabile. Noi consigliamo al distinto signore di levarsi 'sta bombetta dalla testa che da noi le bombette al massimo le riempiamo d’acqua e le chiamiamo gavettoni e ce le tiriamo addosso in spiaggia, o al più le bombette le mangiamo alla fragola e pistacchio al Foro Italico.
Lascia libero quel povero cagnetto e vatti a mettere infradito e canottiera che tra poco qui farà un caldo della Madonna.

Adele Musso

lunedì 16 marzo 2015

Apertura a strappo al museo Guttuso di Bagheria

Noi, femmine di Bagheria, in questo quadro non ci riconosciamo per niente, noi abbiamo un'altra personalità. Diversa.
Intanto noi le minne così cadute non le abbiamo avute mai, le minne delle bariote sono tise, di marmo - i reggipetti ce li mettiamo per figura -credetemi, non ce fosse neanche di bisogno.

Ieri, Domenica 15 Marzo 2015 a Bagheria si sono aperte le porte del Museo Guttuso, a Villa Cattolica. L'associazione CULTURALAB, con la partecipazione di ASSOGUIDE SICILIA, AGT e GTA, ha promosso visite guidate, per adulti e anche per bambini- e visita al museo per gioco. Pranzo in loco su prenotazione. Non manca nulla. Tutto ben articolato con impegno e professionalità. Grande evento, ben riuscito.
Anch'io rifaccio con piacere un giro del museo, mi accodo ai gruppi e ascolto le
guide. Un bel numero di gente ammira le opere che ci stanno. Osservo i tetti alti, la formazione di umidità non copre la bellezza degli affreschi, da restaurare. I quadri, i ritratti di Guttuso, alcuni non mi arrivano, altri mi catturano e rimango a guardare, approfitto del fatto che posso farlo. Ci siamo anche noi di Apertura A Strappo. Noi e la nostra Arte spiegata ai non vedenti. Tra i nostri progetti quello di presentarla in modo ironico che ti fai una risata e ti viene voglia di saperne di più. Abbiamo osservato e proposto il quadro Donne, stanze, oggetti di Renato Guttuso. Il pubblico ci accoglie. C'è chi ci vede per la prima volta, chi ci sorride, chi ci saluta con affetto Ciao come stai, è bello rivederti! Ci ascoltano con attenzione e si fanno fragorose risate. Lì per lì abbassano lo sguardo, non capiscono che ci facciamo là. Noi continuiamo, leggiamo e ci divertiamo. Risate e applausi. Ripetiamo più volte la nostra performance, soddisfatti di ciò che abbiamo scritto. Certo, l'esistenza della patata ha avuto una grande rilevanza all'interno del nostro reading e nessuno di noi l'ha mai messo in dubbio, ma parlarne davanti a tanta gente apre orizzonti differenti. Le risate e il riscontro positivo del pubblico ci ha rincuorati sin dalla prima lettura.
Scrivere e leggere che se la patata non vede acqua puzza, non è da tutti. Abbiamo letto di donne con le minne tise, per cui i reggiseni potevano non inventarli, di corredi completi, di mutande comprate a sei a sei, di donne bagheresi completamente immacolate, di donne con i pusa tanti che non se la fanno vedere neanche dal ginecologo. Abbiamo scritto e letto di donne tutte nude con le caldane, donne bagheresi passate di cottura. Abbiamo sfidato e rischiato. Abbiamo incontrato il favore di gente intelligente che ha capito e colto la nostra sagace ironia. Ci hanno ascoltato e applaudito. Ci hanno apprezzati. Questo credo sia stato per noi, al di là di tutto, il grande successo ottenuto dall'evento, la vera vittoria di Apertura A Strappo. E del progetto culturale che portiamo avanti. E siamo pure finiti su Rai 3, al telegiornale - effetto collaterale.

Nina Tarantino



domenica 15 marzo 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: le fimmine spugghiate di Guttuso


Guttuso vastaso, che cosa hai pittato? Con questo quatro hai fatto perdere la faccia al paese.
Che ora, quando vengono i forestieri a fare turismo a Bagheria, si immaginano di trovare le paesane spugghiate che gli fanno pigliare aria al parpaglio.
Botta di sale non ci bastavano i mostri, ora pure le fimmine spugghiate! Che uno che era inglese - ma per me era un ficarazzoto travestito - fermò a mia cugina Maria Assunta Crocifissa che è idda è casa e chiesa, neanche in putìa impinci (a quarantacinque anni è tutta intatta, sia davanti che di dietro), e questo filibustiere ci domanda tutto con l'accento straniero: listen signorina, listen, a che ora si spogghiano le women di Bagaria, sono arrivato troppo late?
Maria Assunta Croficissa se lo stava mangiando a stricasale, cornuto e babbione glielo fece fetere da tutti i lati. Che per poco intervenivano tutti i suoi fratelli e ci facevano la boccia. Lo avrebbero squartariato.
Noi, femmine di Bagheria, in questo quadro non ci riconosciamo per niente, noi abbiamo un'altra personalità. Diversa.
Intanto noi le minne così cadute non le abbiamo avute mai, le minne delle bariote sono tise, di marmo - i reggipetti ce li mettiamo per figura -credetemi, non ce fosse neanche di bisogno.
E poi questi gran culi sgummati, noi fimmine di Baaria tutto si ci può dire ma no che abbiamo il culo caduto che striscia per terra, per dire, quello delle mutande della via Mattarella, portò le mutande alla brasiliana, quelle che hanno l'elastico e sollevano il gluteo mollamoso: non ne ha venduto manco un paio, gliele ha aggirate sane sane al rappresentante. Questi sono articoli che da noi non vanno.
Ma poi, queste svergognate camminano nude casa casa, si desume che hanno le caldane, che sentono il bisogno di fare arieggiare la natura parpagliosa. Forse glielo consigliò il ginecologo.
A noi femmine di Bagheria, il ginecologo se ci vuole visitare si deve fare un'idea attraverso la gonna, la sottana e il cappotto, noi al ginecologo non abbiamo niente da fargli vedere. Se vuole, le tonsille.
E poi, se queste stanno nude, noi un pensiero lo abbiamo, non hanno quattro soldi per comprarsi la biancheria.
Noi femmine di Bagheria, e lo possiamo giurare, pure che non siamo sposate o ormai la congiuntura negativa è fatta di ragnatele e raggia, abbiamo sempre il corredo a sei a sei:
sei para di mutanne per uscire, in pizzo nero
sei para di mutanne per stare a casa, di cottonina bianca - per quei giorni
sei para di reggipetti, tre segsi e tre coprenti.
Che poi quando il pittore fa il quatro iddu pensa: chistu quatro buono per appizzarlo nella saletta vicino l'appendipanni, oppure pensa che il posto suo fosse nel salotto, o ancora ancora nella stanza di pranzo, ma un quatro di questo è solo adatto per una casa di riposo, che a li vicchiareddi ci scomparissero le cataratte all'improvviso (ma poi ci acchianasse la pressione e restassero tutti intostati).
Per tutte le cose che sono state dette, il Comitato delle femmine bagheresi con i polsi quanto un muratore, ha stabilito:
1. Questo quatro non ci rappresenta manco nella pilatura delle ascelle
2. Questo quatro è lario
3. Questo quatro distrae i nostri mariti
4. Manco i colori sono belli
5. Questo quatro l'hamu a livari. Chi lo vuole se lo può portare.

Giorgio D'Amato

mercoledì 26 novembre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: 'u museo di Guttuso a Baarìa




Questo palazza che videte prima era museo, ora invece ci tengono li surci.
Beddi assai sono, arripusati e pasciuti, griggi cu li panzi bianchi.
Satariano esattamente dove prima c'erano li fimmini spugghiati di Guttuso, un quatro che faceva arrussicari puru li maniaci sessuali.
A chisti surci li quatri piaciunu assai.
I surci ancora si ricordano i cristiani ca ci travagghiavano. Che durante l’orario di lavoro s’aprivano le sdraio e si mettevamo insiemmula in libertà che tanto non ci veniva nessuno a disturbare, manco un turista. 
Ma in questo paese cu ci deve veniri? 
Eppure quattro belli quatri ci sono, attipo che nella sala grande c’era la spiaggia appiccicata al muro, un surciaio di corpi, fimmine buttate sulla sabbia, picciriddi che fanno capriole e masculi. Fa sentire cavuru solo a taliarlo. Dei masculi puoi contare le costole e parinu malati. Questo quatro ti mette un poco a disagio, c’è chi corre e chi si riposa, soprattutto quelli che currino. Due fimmine scappano con le braccia alzate che sembrano inseguite dai laponi, un’altra invece mette in mostra un costumino leopardato alla moda di oggi, perché Renato era uno che i posteriori li pittava boni e la sapeva lunga, lui prevedeva che dovevamo finire tutti a mare.
Pure suo patre tinceva quatri. 
Jachino lassa iri! Non ci perdere tempo, non ci perdere a vista, questa specie di cavalletto è meglio che lo vai a conservare. Terre non ce ne sono più, che cosa devi misurare? Siccaru tutti cose, limoni perduti, solo pale di fichidindia. E chiudi pure quel paracqua che hai alle spalle, che tanto in questo paese acqua non ne viene né dal cielo né dalle tubature. C’è da dire però che Jachinu è omo assai elegante e se ne fotte altamente, manco ci degna di uno sguardo, il suo baffo forse nasconde la piega amara della bocca, ma non ci dà soddisfazione, da voci di corridoio sappiamo che andrà via a bordo di uno dei carretti siciliani che anche loro qui non ci vogliono più restari.
Di queste cose che c’erano, puliziamuni ‘u musso, ma tanto non erano quatri taliabili, meglio i beddi paesaggi che vendono i marocchina pe la festa di san Giuseppi patrono, sono belli assai con la casuzza, il fiumicello, le nuvolette. 
I cristiani baarioti se li accattano e si fanno il museo a li casi.


Adele Musso/Giorgio D'Amato