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lunedì 29 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: L'atelier


Il quadro intitolato L'Atelier, ma che noi avremmo intitolato La Trinità se non fosse che già ci hanno pensato, voi non lo potete vedere ( abbiamo sperato in un miracolo!) Vi diciamo subito che Renato è uno e trino: tre per uno o tre al prezzo di uno che tutti si spingono al supermercato quando ci sono certe offerte! Tre in uno: forte, sgrassante, brillante: la forza nel pennello, tratto deciso, nel levare le macchie accidentali e nel donare brillantezza ai colori dei suoi quatri, meglio del Dash! 

martedì 16 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: La donna in rosso - sez. Museo Guttuso



Quando mi hai regalato questo cappello ero accusì felice! Desideravo portarlo a passeggio per le vie della città, io tu e il cappello. Ma tu mi hai detto adesso siediti, e mi hai dipinta, in cucina e con tutto il cappello!

E io che avrei dovuto fare? Rossa dalla vergogna mi sono messa in posa. Che bel primo piano mi hai fatto! 

venerdì 5 giugno 2015

Apertura a Strappo alla marina di libri

Appuntamento questa sera alla galleria d'arte moderna di Palermo per L'arte spiegata ai non vedenti, reading umoristico.
Sul palco si alterneranno quadri viventi, maestri di calcio, cantanti di mestiere e cantanti improvvisati, poeti, statue, pittrici, cadaveri in putrefazione, torturatori di pop star e cuori neri.

Appuntamento alle ore 21,00, Cortile Bonet















giovedì 4 giugno 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Le sfasulate

Nella grande sala, dove ci sono le fimmine di Guttuso che vanno e vengono, in tutta quella confusione, ci sono due ragazze, una a destra e una a sinistra, niente a che spartire con le scollacciate donne guttusiane, queste sembrano due gatte morte.

lunedì 27 aprile 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Un ramo non fa Primavera



In questo quatro Van Gogh, volle rappresentare la Primavera.

Quel ramo del lago di Como... questo incipit  lo colpì assai, così decise di disegnarne uno. Un ramo di mandorlo in fiore tutto colorato. Sullo  spondo azzurro spiccano i fiorellini rosa nichi nichi che stanno sul tronco ramificato. Una visione della primavera schitta schitta, molto povera direi. Diciamo che c'è poco da vedere, quasi nulla e questo potrebbe fare al caso vostro.

lunedì 6 aprile 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: 8 ragazze per me, di Renato Guttuso




In questo quatro che voi non potete  vedere ci stanno delle donne nude. Sono  tinte, da colori vivaci.
Si stanno preparando per lui, per il loro pittore. Per me questo quatro Guttuso lo doveva intitolare 8 ragazze per me, posson bastare. Schifiu, una più porca dell'altra senza mutande e dignità; esporsi così, tutte spugghiate davanti a migliaia di gente che viene e che va.

mercoledì 25 marzo 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Narciso

In questo quatro bellissimo si può vedere la figura di un ragazzotto messo a cuncumeddu. Il giovane elegante con corpetto decorato, larghe maniche a sbuffo e pantaloni verde smeraldo, talia l’acqua.
L’amico sua gli disse che in tardo pomeriggio, prima ri scurari, a tali puntu si putevanu viriri pisci ri broru. U picciotto talia e ritalia ma pisci unni viri, invece si sta infangando u bello pantalone verde smeraldo e puru i capiddi si sta scumminannu. L’acqua na stu punto pari morta un si movi, allura pensa: mi puteva stari a casa ravanzi o fucularu, tanto ru patate bollite me matri mi fa sempri.

Invece no stasira vonnu manciari pisci, ma senza spenneri soldi e u mischineddu ri mia l’avi a truvari. A forza ritaliari, viri a so faccia nell’acqua: matri chi faccia ri pisci bollito senza limiuni sprimutu chi ‘aiu! Riflette……. ma vo viriri ca du disanuratu organizzò tutta sta manfrina pi dirimi “faccia di scurmu“ a mia ?!?

Caterina Guttuso

lunedì 23 marzo 2015

Un giro - in giro con AAS (tra Marineo e la giornata mondiale della poesia)


Venerdì 20 Marzo, si parte. Destinazione Marineo. Presto sbrigati che è tardi. I brani nuovi li ho stampati, i libri li ho presi. - Dai, proiettore, cavi, pc. Al Castello noi di AAS ci siamo già stati, il venerdì precedente, ma ci ritorniamo con piacere. Un amore reciproco, ci rivogliono.  

martedì 17 marzo 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Adamo Eva di Caterina Guttuso


Questo quatro ritrae Adamo che se ne sta bello tranquillo sulla sua foglia, con tutte cose all'aria che si prende il sole. Lo sapete perché lo chiamavano paradiso terrestre? Perché Eva non scassava! Pure lei se ne stava con le grazie al vento e non aveva mai mal di testa, ciclo o stanchezza. Poi un giorno, non lo so come, ci venne di dire: Ada', nn'amu a moviri, un putiemu stari sempri a taliarinni, amu a fari occhiccuasa! 
Mi lastima, mancu arrivò e già vuali cumannari! Ma che c'era da fare? Erano i prediletti da Dio, potevano mangiare tutti i frutti che volevano tranne chiddu ca 'u Signuri un vulieva tuccatu (ma a iddu mancu ci appitieva) e soprattutto non dovevano lavorare! Guardatelo - ah scusate, insomma, si vede che Adamo cade proprio dal melo - dal pero, pardon: c'avissimu a fari? E cala 'sta manu.
Ora, Eva stava pensando che a moda tutti e due erano messi male e che quelle quattro pampine dove stavano seduti potevano servire a fare dei bei completi - o un bikini per me, che ne pensi? E nel quatro non si vede, ma tanto per voi è lo stesso: poi Eva si alza, strappa due pampine e si fa il pezzo di sopra.
E picchì t'a cummugghiari, ci dice Adamo, che ancora l'hai belle tise? poi quannu si vecchia si nni parra.
Ma tu chi nni sai? Picchì, nni viristi mai vecchie?
Adamo fa finta di non sentire e continua tranquillo a prendersi il sole.
Amu a fari cuacchi cuasa...
Niente, non l'ascolta.
Putissi affucariti cu frutto probito...

Valeria Balistreri

lunedì 16 marzo 2015

Apertura a strappo al museo Guttuso di Bagheria

Noi, femmine di Bagheria, in questo quadro non ci riconosciamo per niente, noi abbiamo un'altra personalità. Diversa.
Intanto noi le minne così cadute non le abbiamo avute mai, le minne delle bariote sono tise, di marmo - i reggipetti ce li mettiamo per figura -credetemi, non ce fosse neanche di bisogno.

Ieri, Domenica 15 Marzo 2015 a Bagheria si sono aperte le porte del Museo Guttuso, a Villa Cattolica. L'associazione CULTURALAB, con la partecipazione di ASSOGUIDE SICILIA, AGT e GTA, ha promosso visite guidate, per adulti e anche per bambini- e visita al museo per gioco. Pranzo in loco su prenotazione. Non manca nulla. Tutto ben articolato con impegno e professionalità. Grande evento, ben riuscito.
Anch'io rifaccio con piacere un giro del museo, mi accodo ai gruppi e ascolto le
guide. Un bel numero di gente ammira le opere che ci stanno. Osservo i tetti alti, la formazione di umidità non copre la bellezza degli affreschi, da restaurare. I quadri, i ritratti di Guttuso, alcuni non mi arrivano, altri mi catturano e rimango a guardare, approfitto del fatto che posso farlo. Ci siamo anche noi di Apertura A Strappo. Noi e la nostra Arte spiegata ai non vedenti. Tra i nostri progetti quello di presentarla in modo ironico che ti fai una risata e ti viene voglia di saperne di più. Abbiamo osservato e proposto il quadro Donne, stanze, oggetti di Renato Guttuso. Il pubblico ci accoglie. C'è chi ci vede per la prima volta, chi ci sorride, chi ci saluta con affetto Ciao come stai, è bello rivederti! Ci ascoltano con attenzione e si fanno fragorose risate. Lì per lì abbassano lo sguardo, non capiscono che ci facciamo là. Noi continuiamo, leggiamo e ci divertiamo. Risate e applausi. Ripetiamo più volte la nostra performance, soddisfatti di ciò che abbiamo scritto. Certo, l'esistenza della patata ha avuto una grande rilevanza all'interno del nostro reading e nessuno di noi l'ha mai messo in dubbio, ma parlarne davanti a tanta gente apre orizzonti differenti. Le risate e il riscontro positivo del pubblico ci ha rincuorati sin dalla prima lettura.
Scrivere e leggere che se la patata non vede acqua puzza, non è da tutti. Abbiamo letto di donne con le minne tise, per cui i reggiseni potevano non inventarli, di corredi completi, di mutande comprate a sei a sei, di donne bagheresi completamente immacolate, di donne con i pusa tanti che non se la fanno vedere neanche dal ginecologo. Abbiamo scritto e letto di donne tutte nude con le caldane, donne bagheresi passate di cottura. Abbiamo sfidato e rischiato. Abbiamo incontrato il favore di gente intelligente che ha capito e colto la nostra sagace ironia. Ci hanno ascoltato e applaudito. Ci hanno apprezzati. Questo credo sia stato per noi, al di là di tutto, il grande successo ottenuto dall'evento, la vera vittoria di Apertura A Strappo. E del progetto culturale che portiamo avanti. E siamo pure finiti su Rai 3, al telegiornale - effetto collaterale.

Nina Tarantino



domenica 8 febbraio 2015

L' uomo con la puzza sotto il naso

Ma cu ci tagghiò sti capiddi! Arristatilu stu parrucchiere! App' a muoriri oramai. Sigismondo, quello che non vedete nel quatro, sta lì dal 1451. 'U Malatesta lo chiamavano, forse per il carrè che tiene sulla capa. Io lo guardo, certo il taglio è composto, simmetrico, mi piace assai assai; tinta fresca, nessun colpo di sole,  nè meches, mancu un pilo bianco. Sbarbato di fresco, pelle liscia, carnagione anticata, gialla ocra. App' a sbagliare la nuance del fondotinta, ma che ci fa! Si tratta di un affresco, anzi di una parte di esso. Piero ha fatto proprio un bel lavoro, lo ha dipinto tutto a mano e ora sta al Louvre.

venerdì 2 gennaio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: La corsa dei cavalli, di Onofrio Mineo

(Onofrio Mineo, un artista siciliano, schivo e solitario, ossessionato dai suoi fantasmi, ancora  non esposto né conosciuto)

Anche la domenica la mia sveglia interiore, quella dello stomaco per intenderci, non sente ragioni. Prima ancora di sentire il little big bang sul comodino, il mio orecchio anticipa il suono ed eccomi alzata anche quando non devo andare a scuola. Così giovane sono. Vado a scuola ogni mattina. La bidella faccio, mi piace farmi chiamare così dai picciriddi, collaboratrice, per loro è troppo lungo, rischiano di fare pipì prima di aver concluso la chiamata, cioè la parola.
C  O  L  L A B O R A T R I C E E E E…
14 lettere.
Meglio la metà, si risparmiano tempo e pulizie. I bagni si possono aprire ad una certa ora, ma loro, si sa, non conoscono orari. Ce n’è uno che mi fa tanta pena, educato, ben vestito, ma disabile assai. Tu parli, tu gli racconti l’ultimo goal di Totti e lui sorride, per capire, capisce ma per vedere… Niente, cieco è dall’età di cinque anni. Quindi il mondo se lo ricorda, i colori pure, le forme vagamente, i quadri, tutti. Gli piacevano da morire. Suo padre dipingeva, gli faceva i ritratti, gli schizzi, gli acquarelli di tutto quello che desiderava rimanesse su tela.
Pure le corse dei cavalli. A Bagheria si facevano, dalla Punta Vugghia brocchi, scecchi, mezziscecchi, puledri, purosangue annacquato salivano anche senza fantino per arrivare sutta u ruoggiu du palazzu (Butera, palazzo delle suore, oggi sede ufficiale del sindaco grillino) e pigghiarisi a coppa.
Suo padre ce lo portava fino a quando si continuarono ad effettuare, anche senza permesso, e lui poteva assistere. Poi B O O M ! Un botto e tutto andò in fumo, le balle di fieno, le redini, il cavallo arrivato primo, gli occhi di Peppino. Ma il suo quadro della festa , no.
Trenta per cinquanta, sei palloncini in primo piano coi colori e le forme che non si vedono più, teste incrociate, l’una accanto all’altra per gustarsi lo spettacolo dei due fantini che arrivati insieme, ammazzano di frustate i poveri cavalli, uno baio, l’altro sauro che arrancano davanti la bancarella di calia e simienza. Le transenne dividono i gruppi di persone e di classi sociali, assittati gente rispettata assai, mafiosi e parrini, tutti gli altri in piedi e ammassati. Questi sembrano più contenti e priati, lo spettacolo è fatto solo per loro e i loro figli. Peppino è proprio il primo, davanti con il suo palloncino a spicchi colorati,allacciato al polso per non farlo scappare,felice e soddisfatto del suo primo regalo della festa appena cominciata. Il festino non è quello di Santa Rosolia, ma pure bello è. Dura tre giorni, c’è la banda cittadina, arrivano cantanti della televisione e le donne in minigonna con le mutandine nere,le calze ricamate e il reggiseno a barchetta. Peppino, questo se lo ricorda ancora.

Maria Letizia Mineo

domenica 28 dicembre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti - L'alletterata

Questa non è fimmina ca nasciu da queste parti. 
In terra nostra di Bagheria e dintorni la fimmina non deve toccare libro. Che il libro ci può fare male assai ca ci nuoci alla salute come un cugno nta lo stomaco o comu na tazza di latte vivuta dopo na manciata di pani chi panielli. E magari con i crocchè cazzillusi.
Se la fimmina, in questo territorio, tocca libro, poi non se la marita nessuno.
Rimane schietta e l'unica spiranza che può avere è di uno spirito santu.
Ma queste cose succedono una vuota ogni tremila anni.
Idda, ca havi lo velo pigghiato di frisco da lu casciuni - si vidinu tutti li piegaturi - sta leggendo un libbro, cosa che per tradizioni la ponnu fari sulu li masculi.
Che libro idda sta leggendo non si po' capiri.
Potesse essere un libro che non la convinci assai, che saccio, un libro attipo Non ti muovere di Margarita Mazzantini, e pecciò idda, con il gesto della manu, volesse dire a tutti quali è lu titolo.
La critica artistica e artigianali di li quatri non è d'accordo assai, si fissò che invece la signura ritratta si stesse taliannu u catalogo Vestro e allora, incucciata da so marito, ci stava arrispunnennu: siccome qua a Nazareth chisti mutanni non li vendono, che fazzu te li ordino nta lo catalogo? quinta misura fussi buana?
Lu quatro nenti dici con riferimento alla risposta di lu marito.
Nuatri pensamo però che lu libro ca idda leggi è nu ricettario di la cucina, ca idda volissi fare un pan di spagna zuccarato e con la mano stesse comunicando quanti uova ce ne vullissiro, cinque e sfurnati di friscu.
Quanta farina si ci havi a mettiri, non ci pervenne a nostra informazioni.
Quanto basta.
Sul perchè idda vulissi fari lu pan di spagna, ritenemu ca siccome putissi essiri incinta, allora ci vinni la voglia e si lu sta facendo per evitare ca lu picciriddu ci spuntassi un disiu di macchia sulla peddi.
(Ca vi lu immaginati se nta lu crucifissu spuntassi un panettoni 'ncapu la coscia di nostru signuri?)

Giorgio D'Amato

martedì 11 novembre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: La baciata ammucciata

Ecco una tipica scena che il palermitano delle viuzze del centro storico definirebbe con un’esclamazione epica, adattabile ad ogni tipo di occasione e tramandata di generazione in generazione: “Botta ri Sali, itivinni ‘na ‘n albieigu, mischini i ‘so matri”. I due giovani piccioncini sono evidentemente intenti ad avvinghiarsi l’uno con l’altra, a testimonianza di ciò, un braccio di lei proteso verso il corpo di lui e le sue dita che stanno quasi per ghermire il suo povero collo che sta per essere quasi scippato pur di soddisfare le voglie di madama ‘la santuzza quando dorme’. Diciamo solo: menomale che non è un video, và, che qua al confronto Belen si potrebbe andare ad ammucciare. Dall’altro lato, la gamba di lui sta per cingere il lato b di lei, gamba tra l’altro molto ben messa, pare che, al momento di salire le scale per raggiungere i piani delle camere da letto, la passione si sia impadronita di entrambi. Chissà come procederebbe la scena, una cosa certa è che, se davvero non riescono ad arrivare su nelle stanze, la povera dama perirà di un triste destino, tra un pavimento spigoloso sotto e un trionfo di tonnellate di muscoli sopra. 

Laura Xerra

martedì 14 ottobre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: Viennera 'a svergognata

La signora qui presente, per gli amici ‘La svergognata’, protegge i suoi orifizi proibiti dagli occhi indiscreti di quei due giovincelli che stanno lì a soffiare su di lei nel tentativo di spostarle i capelli per riuscire a vedere le sue nudità, la signorinella accanto a lei, prontamente si appropinqua con uno strofinaccio a due euro del mercatino, prima che La svergognata venga assalita da quei due che ‘pari cà un n’hannu vistu mai’.

lunedì 13 ottobre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: 'a guernica

Questo non è quatro che si potesse appizzare nel salotto. Quello che lo fece ha sfraiato colori che poteva tingere una cosa bella con la natura morta. Invece c’è di scantarsi, che mi raccontarono che uno che aveva questo quatro appeso in cammara da letto, una notte ci venne una specie di groppo alla bocca dell’anima e si conturciuniava tutto, che vuci che gridava, pareva tre opere liriche che cantano tutte insieme, e tutte arraggiate di faccia e di cuore. Poi ci andò la madre e ci disse: in questa casa o ci sto io o ci sta questo quatro. E il quatro finì nella munnizza. Bonu fece, non si poteva addolorare.

mercoledì 8 ottobre 2014

L'arte spiegata ai non vedenti: I due imboscati

E mi dispiace che non la potete vedere, perché se la vedeste, la faccia di lei, capireste tutto subito. Ve la descrivo io. C'è una ragazza veramente troppo bella e tutta agghindata - si vede che era un sacco che aspettava che lui la invitasse a uscire. Si è fatta pure i capelli, ma una cosa elaborata!, un semiraccolto con trecce e boccoli sul davanti. Una spilla e un vestito che chissà quanto le saranno costati. Bianco, e quel porco l'ha portata in mezzo a un prato. Nemmeno una coperta, che ne so, un giornale per farla sedere. No, signori miei, la coperta se l'è presa lui! Porco preciso! E ora lo sapete che fa? Dorme! Se lei si è seduta in quello schifo con quel vestito, solo un motivo ci può essere: finalmente si tromba!, avrà pensato. Lui ha steso la coperta, si è spogliato, e poi tonf! si è addormentato. E con la bocca aperta pure. E mentre un filo di bava gli penzolava fuori, lei ha deciso che era troppo, l'ha asciugato e poi gli ha coperto quel poco che c'era da coprire in mezzo alle gambe con la camicia che lui si era tolto. Poi è rimasta così, senza sapere cosa fare, lui non si sveglia, nemmeno a scuoterlo, nemmeno a urlare, è arrivata pure un'orda di ragazzini dalla scampagnata vicina - nemmeno si è saputo imboscare bene! che vergogna! - e gli tirano i capelli, gli cantano nelle orecchie, gli fanno il solletico: niente, in catalessi totale. Ecco, ora immaginate la faccia di lei.

Valeria Balistreri