Sandro Camilleri
LA
DATTILOGRAFA CECA
pagine 213, brossura braille
Stordito editore, 2015.
L’ultima fatica di Camilleri
(Sandro, che sarebbe un cugino di Andrea, non sappiamo se si conoscono, di
certo sappiamo che sono omonimi), cosa dire di un libro che si è appena finito
di leggere, dovendo scriverne una recensione frettolosa che non sarà mai quella
giusta, perché ci vuole tempo per ponderare maturare riflettere cercare
riscontri rimandi citazioni da citare. Per fortuna non è il nostro caso.
Il libro in questione lo
abbiamo trovato scritto con un linguaggio diverso dai precedenti, a tratti
incomprensibile, parole smozzicate là dove ci aspettiamo virtuosismi, esse al
posto delle zeta, bi al posto delle pi. Non siamo riusciti a comprendere il
motivo di tanta sciatteria linguistica – eppure siamo esperti dei libri di
Camilleri (però Sandro), li abbiamo sempre trovati se non buoni almeno
insoliti – ma questa volta l’autore sembra aver dimenticato le più elementari
regole della scrittura e della grammatica.
Ci viene in aiuto il titolo,
che l’editore Stordito ha applicato sulla copertina con un autoadesivo, dopo
aver finito di stampare le diecimila copie, per un errore di
comunicazione tra Camilleri (il Sandro autore) e il reparto grafico Stordito.
Diecimila copie potrebbero apparire un numero esorbitante - pare ci sia
stato un equivoco tra la segreteria dell’editore e lo stampatore - ma ormai il
danno è fatto, tra parenti e amici le copie si riusciranno a piazzare, anche
gratis se è il caso.
