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mercoledì 8 giugno 2016

AAS a Una marina di libri 2016

Venghino, signori, venghino!
Apertura a strappo, blog letterario fondato sulla condivisione della lettura e della scrittura, è lieta di invitarvi all’Orto botanico di Palermo, nello spazio oltre le ninfee, dal 9 al 12 giugno. Avremo lì uno stand per pubblicizzare i nostri libri, interamente prodotti artigianalmente da noi, che spaziano dai racconti umoristici a quelli impegnati sulla mafia, dalle poesie alla riscrittura del “Gattopardo”. Quest’ultimo progetto sarà presentato venerdì 10 giugno alle ore 22:00 cui seguirà una tavola rotonda in cui gli autori presenteranno le loro ultime fatiche. Accorrete, quindi, numerosi.

Isabella Raccuglia

domenica 5 giugno 2016

Orgoglio di appartenenza

Quest’anno per iniziativa della biblioteca comunale di Termini Imerese, diretta dalla dott.ssa Claudia Raimondo, si è svolto un progetto di lettura che ha visto coinvolti gli alunni del liceo scientifico, classico e Stenio di Termini Imerese e il liceo delle scienze umane di Caccamo. Il progetto, la cui referente per il liceo scientifico è stata la prof.ssa Arrigo Lina, si è articolato in cinque incontri, in ognuno dei quali gli alunni partecipanti dovevano leggere un libro per ogni incontro, seguendo il tema dell’assurdo attraverso la chiave dell’ironia. Al termine dell’incontro due mie alunne della classe IV C del liceo scientifico, Angileri Pagoria Rosalba e Bologna Sara, si sono proposte per partecipare alla trasmissione “Pane quotidiano” in onda su Rai tre alle ore 12:45. L’incontro si svolgerà in data 12/10/2016 e prevede la lettura preventiva di un libro, dal quale le alunne dovranno estrapolare delle domande da porre in diretta all’autore. 

”Assumiti questo traguardo/conquistato per tuo merito e con l’alloro di Delfi,/o Melpomene, cingi (scl. a tutti noi) la chioma”.

Isabella Raccuglia

domenica 6 marzo 2016

L'origine del genere satirico

Non si sa con esattezza come e quando sia nato il genere satirico a Roma; il grammatico Diomede, vissuto nel IV sec. d.C., definisce la satira un componimento poetico destinato a colpire comportamento e vizi dei contemporanei. Nonostante sia stata per questo motivo alla commedia di Aristofane, la satira è un genere prettamente romano, come affermerà orgogliosamente Quintiliano nel X libro della Institutio Oratoria: satura quidem tota nostra est: la satira, d'altra parte, è tutta nostra.
Dibattuta è anche l'origine del nome, per il quale sono state avanzate diverse ipotesi: da Satyroi (esseri mitici in parte umani in parte ferini), da Satura (salsiccia) o dall'espressione Lex satura (una legge contenente più disposizioni) o da Satura lanx (piatto colmo di primizie di vario genere che veniva offerto agli dei. Quel che è certo è che si trattava di un componimento poetico di contenuto vario e di metri diversi che si esprimeva inizialmente in rappresentazioni miste di recitativo, canto, musiche e danza, che venivano eseguiti in feste religiose legate all'agricoltura.
A Roma i massimi esponenti del genere satirico furono Lucilio (II sec. a.C.) del quale ci sono rimasti solo frammenti,e Orazio (I sec a.C.) che proprio nelle Satirae evidenzierà i concetti di autosufficienza interiore e di misura e di equilibrio derivante, oltre che dall'adesione ad un ideale di vita, anche dal tono medio e dalla cura formale, con il quale si distacca dallo stile lutulentum (fangoso) di Lucidio, nella ricerca di uno stile e di un lessico sorvegliati, frutto – come in tutte le sue opere- di un accurato labor limae. 
Anche in epoca imperiale la satira conserva la sua vitalità con Persio (I sec. d.C.) e Giovenale (I\II sec. d.C.) ma si volgerà a fustigare i vizi più che le persone, proprio per la perdita di indipendenza del poeta nei confronti del princeps, il quale concentra ormai nelle proprie mani il potere politico a scapito del senato per cui, al poeta, resta solo l'indignatio e al Senato il problema di decidere come cucinare un gigantesco rombo (Giov., IV) essendo ormai stato esautorato di tutti i suoi poteri.

Isabella Raccuglia

martedì 24 novembre 2015

L'Orestea e Dostoevskij

L'Orestea di Eschilo è l'unica trilogia tragica pervenutaci integra. Fu allestita nel 458 a.C. e fruttò al suo autore la vittoria agli agoni tragici. Eschilo ottenne almeno altre tredici vittorie, segno dell'avvenuto riconiscimento da parte dei giudici ateniesi e del pubblico, della grandezza della sua arte.
Della sua vasta produzione, tuttavia, ci sono pervenute complete solo sette tragedie, tra le quali l'Agamennone, le Coefore e le Eumenidi, che costituiscono l'Orestea.

giovedì 8 ottobre 2015

Il simposio in Grecia e a Roma

Il simposio nel mondo greco era una riunione di uomini, che consumavano un pasto comune, allietato dal vino, dalla musica, dal canto e dalla presenza delle etere - raffinate esecutrici di musiche - conversazioni ed altro.
Eccezion fatta per lo, alle donne non era permesso di partecipare, in quanto esse dovevano attendere al lavoro di filatura e di tessitura, e ad accudire ai figli.
Il primo esempio di simposio è attestato dal consumo dei pasti comuni presso gli Spartani, che si cibavano accompagnando le portate con l'ascolto di una poesia di esortazione alla virtù guerriera.
Ma la forma più raffinata di simposio si riscontra nella Ionia, dove - dopo il pasto - cominciava il giro delle coppe accompagnato da canti e musiche.
Siamo informati abbastanza bene, sul simposio, da Alceo, poeta vissuto tra il VII e il VI a.C. a Lesbo: i partecipanti facevano parte di un'associazione di aristocratici legati da un giuramento politico.
Oltre alla poesia composta per l'occasione, abbiamo opere che parlano del simposio, o che - come il simposio di Platone - vi ambientano conversazioni filosofiche.
La pratica del simposio venne introdotta a Roma verso la fine del II secolo a.C.; erano presenti mobili e addobbi di lusso, musicisti e ballerine, e venivano serviti i cibi più raffinati.
Il poeta più rappresentativo di questo genere è Orazio, lyricus vates, che in diverse Odi riprende Alceo, specie nell'incipit, per poi variarlo, introducendo motivi più propriamente romani e più congeniali alla sua visione della vita. 
Famosa l'ode 9 del primo libro, "Il Soratte", in cui viene descritto un gelido paesaggio invernale, al cui rigore viene contrapposto come rimedio il vino, accompagnato dalle danze e dall'amore, e l'invito a goderne almeno finché si è giovani. Prosit!

Isabella Raccuglia

mercoledì 23 settembre 2015

Il circolo di Mecenate

Uno degli amici e più importanti collaboratori di Augusto fu Gaio Cilnio Mecenate (70 a.C.-8 a.C)
Di nobili origini etrusche, come ricorda il poeta Orazio, ebbe un ruolo importante nel determinare l'orientamento culturale dei poeti più importanti di età augustea - in primis Virgilio e Orazio -, che frequentavano il suo circolo, e che egli cercò di spingere ad abbracciare l'ideologia del princeps, pur senza condizionare esplicitamente la loro libertà espressiva. I poeti che facevano parte del suo circolo, infatti, spesso si rifiutavano di comporre opere storiche che elogiassero l'imperatore e preferivano, almeno in una prima fase, la poesia bucolica (Virgilio) e lirica (Orazio); successivamente entrambi i poeti comporranno opere che esaltano il princeps o, indirettamente attraverso l'elogio del suo casato - come faranno Virgilio nell'Eneide, o Properzio nelle sue Odi romane - composte con intento celebrativo. 
Il rapporto di stretta collaborazione fra Augusto e Mecenate si incrinò negli ultimi anni del principato augusteo, forse per il disinteresse dimostrato dal princeps nei confronti dell'attività culturale di Roma e, già a partite dal successore di Augusto, Tiberio, si sviluppò un storiografia di opposizione senatoria, di cui ci resta testimonianza in Tacito (I-II sec. d. C.), che consegnerà alla storia celebri ritratti dei principes da Tiberio a Domiziano (14 d.C- - 96 d.C.), descritti con tono denigratorio, nonostante la sua dichiarazione programmatica di tramandare i fatti sine ira et studio.
Di Mecenate rimane celebre il ritratto offerto da Orazio nella I ode del I libro, che lo definisce "sostegno e dolce mio onore", al cui parere il poeta latino mostra di tenere moltissimo: "Se mi inserisci tra i poeti lirici, toccherò il cielo con un dito".
Ave atque vale, Maecenas!

Isabella Raccuglia