martedì 16 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata 14 - Intervista doppia: PROVENZANO-LA ROSSA







Quindi nella casa di Gino Di Salvo fu decisa la strage di via D'Amelio?

PROVENZANO: come scrissi in un pizzino a mio compare nr 131, eravamo in salotto, che ogni tanto dda scassacugghiuna ra cammariera, una con i capelli rossi mezza nobile, ci interrompeva per portarci i biscotti, io non ne manciavi, nulla ha da dire sul mio cunto.

LA ROSSA: ricordo perfettamente, erano tutti in stanza da pranzo, avevo appena servito il pecorino a quel grezzone. Tritolo volevano usare, tritolo. Lo scriva.

Hai mai conosciuto Provenzano?

LA ROSSA: quel crasto mi futtieva l'asparagi, che la frittata ero costretta a farmela chi patati.

Hai mai conosciuto LA ROSSA?

PROVENZANO: direttamente no, so solo che serviva le pietanze a casa di Ginuzzu 'i Saibbo, modestamente di Cosa Nostra ne sapi chiossà idda che nuatri.


Quando avete fatto per la prima volta l'amore?

PROVENZANO: intende con una pecora o con una donna?

LA ROSSA: intende con Provenzano?

Salutate l'altro!

PROVENZANO: se ci mettesse un poco di fumiere nel tirreno, i asparagi ti crescessero meglio.

LA ROSSA: quel vastaso? se ne andò senza salutarmi. Manco grazie mi disse.


Giorgio D'Amato

LE SCIACALLE - puntata 13 - VERITA' SCOMODE IN FATTO DI EDILIZIA

Non ce lo immaginavamo per nulla.
Mignazza, ciato di madre e vogghio dire!
Non solo il boss Ginuzzu 'u Saibbo, ma anche Patrizio Cinque, hanno una casa - una di quelle cose fatte con i pilastri e con il cemento, pure con i mattoni.
Case scomodissime - quella di Cinque sembrerebbe senza ascensore, l'altra invece caldissima, arroventata, tant'è che Ginuzzu cammina a petto nudo per traspirare un po' di più. Forse per scansare una casa troppo calda oggi si trova al fresco? Probabilmente.
Intanto il boss Ginuzzu dovrebbe querelare LE IENE, che a saperlo si metteva un pantaloncino più grazioso. Ma giusto è essere tirati in ballo con la pancia di fuori?
Che una cosa è essere condannati per storie di mafia, altro è essere sputtanati in questo modo.
Ma la verità viene sempre a galla, soprattutto se scomoda (vero, curo?): dalla foto si desume che senz'altro il boss è un po' soprappeso, troppa panza; noi de Le Sciacalle deduciamo che il boss è certamente privo di un pavimento pelvico che possa reggere la prostata.
E intanto attendiamo notizie su dove fu discussa la strage di via D'Amelio, in salotto o in stanza da pranzo?
LE SCIACALLE: sempre in prima linea nella controinformazione!!!

Giorgio D'Amato

lunedì 15 febbraio 2016

LE SCIACALLE SCOPRONO DELLE VERITA' SCOMODE SU GIULIO GOLIA

Le SCIACALLE quando indagano scoprono sempre grandi cose.
Dopo i fatti di Bagheria in cui LE IENE hanno svelato grandi magagne della gestione M5S, le SCIACALLE si sono attivate e hanno scoperto che il programma LE IENE va in onda su ITALIA UNO.
Da un informatore hanno saputo che l'emittente televisiva ITALIA UNO apparterrebbe nientepocodimenoche a Silvio Berlusconi.
Ieri sera una troupe de LE SCIACALLE ha assediato gli uffici de LE IENE.
Giulio Golia notevolmente imbarazzato ha detto di non avere un capo, che ITALIA UNO non appartiene a Berlusconi, cose così.
Naturalmente la folla gli chiedeva di dimettersi.
Attendiamo un video di scuse da parte di Golia per il suo contributo alla deculturalizzazione del territorio.
Insomma, tra IENE e STRISCIA, il piano di rinascita democratica della Loggia P2 sembra trovare realizzazione.


Giorgio D'Amato

LE SCIACALLE - puntata nr 12 - IL SOLITO MONTAGGIO FURBO DELLE IENE

Ebbasta con queste furbacchionate!
Dalle 19 alle 23, a Bagheria, in piazza Indipendenza, il ministro della giustizia di Mediaset, sig. Giulio Golia, ha subito un continuo pressing da parte di tanti bagheresi più o meno grillini, che lo hanno subissato di domande - a cui lui non rispondeva.
Ci sono stati solo due casi di inalberamento, due persone che hanno mostrato fragilità e sono andati in escandescenze. Naturalmente Le Iene danno rilievo soprattutto a questi episodi isolati facendoli sembrare la normalità di tutta la serata.
Nulla emerge delle faccette buffe di Golia che stava muto, che si rifiutava di rispondere allo stesso modo del sindaco Cinque (che a fare così, quanto meno, faceva benissimo).
Insomma, le solite IENE, nulla di nuovo.
Sull'altro fronte il sindaco e il suo assessore potevano certamente evitare di raccogliere la magra figura delle scuse, in fondo loro sono figli di due padri (che in compagnia di altri 7998 bagheresi) hanno costruito abusivamente. Bastava dirlo. E invece sono risultati un po' scemotti, scemotti sì ma non sono disonesti e nemmeno hanno perso la legittimazione ad amministrare, visto che la giunta grillina sembra - finalmente - voler opporsi alle inferenze mafiose del territorio.
Da Giulio Golia, invece, ci aspettiamo un contributo per fare luce su anni e anni di magagne di Silvio Berlusconi. Per dire, ha avuto - il suo capo - rapporti con la mafia? E con la camorra? E con la 'ndrangheta? Quanto denaro pubblico è stato sperperato? Quanto  chilometri quadrati di territorio sono stati sottoposti a opere abusive iniziate e mai completate?
Prossimamente su Le Iene la condanna di Berlusconi, vero signor ministro?

Grazie a Le Iene in Italia stiamo introducendo quel modo tutto americano di screditare le persone per fatti collaterali rispetto al loro ruolo: tutti ci ricordiamo del caso Lewinski... era necessario che Clinton si dimettesse? In fondo gli USA avevano bisogno di un buon presidente, non di un maschio esente da pulsioni sessuali extraconiugali.
Pompe e case abusive non sono la stessa cosa... ma il giustizialismo di questi giorni è uguale.

Giorgio D'Amato

venerdì 12 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 11 - Il magistrato Giulio Golia

Il magistrato Giulio Golia ancora a Bagheria.
Da quando la Procura di Mediaset gli ha affidato il caso Cinque, lui ha preso alloggio nel palazzo Valguarnera appena restaurato da Sophia Loren, esattamente nella stanza dove è stata poggiata la trave.
La principessa Alliata è felicissima, insieme vanno a raccogliere gli asparagi - non prima di averli interrogati su presunte complicità con esponenti di Cosa Nostra.
Il magistrato Golia ieri ha trascorso la serata in piazza Indipendenza, uno dei luoghi più abusivi di Bagheria. Avrebbe voluto interrogare l'indagato Cinque che si è dato alla latitanza nascondendosi sotto le scrivanie degli uffici comunali.
Nei corridoi del Tribunale una delle amiche di Maria De Filippi ha rivelato che contro Cinque ci sono almeno cinque capi di accusa:
Un capo nuovo - forse il maglione che Cinque ha comprato ieri
Un capo non stirato - forse dei jeans stropicciati
Un a capo fuori posto - un virus in Word?
Un capo-lino - quello di Cinque ad una finestra
Un capo-dimonte - una composizione floreale con damigella intestata ad una prestanome del sindaco Cinque, la zia.
Insomma, se le cose stanno veramente così, è evidente che Cinque verrà condannato dal Tribunale di Mediaset, quindi nelle prossime 1230 puntate de Le Iene, non vedremo le simpatiche interviste doppie (quelle in cui ti chiedono a che età ti sei fatto la prima scopata) ma solo servizi sulla casa abusiva del sindaco.

Giorgio D'Amato


giovedì 11 febbraio 2016

L'accanimento delle IENE: una figura di merda

Dal tardo pomeriggio sino a mezzanotte circa, la iena Golia a Bagheria, in piazza Indipendenza, ad aspettare che Patrizio Cinque esca dagli uffici comunali.
Dopo l'intervista manipolata passata in TV, è ragionevole che Cinque non si voglia sottoporre alle domande di Golia. Le Iene allora lo assediano. E' questo il modo di fare giornalismo? 
Se uno non ti vuole parlare, lascialo stare, lascialo perdere. Golia no, a tutti i costi ti deve estorcere una parola, per poi mandarla in loop così da far ridere il pubblico che si gingilla con questo genere di programmazione televisiva.
Ma 'sto programma, che cosa è?
In teoria giornalismo d'inchiesta, in pratica ci sono certuni vestiti di nero che si ergono a magistratura e giudicano, condannano, mettono alla gogna.
La magistratura di Mediaset. Ecco cosa sono Le IENE.
Naturalmente in loco non mancano i sostenitori, anzi, la sostenitrice, che si avvicina a Golia e al suo bodyguard con atteggiamenti confidenziali, quasi fosse lei una iena in borghese. Aspirante iena? In piazza certuni la considerano solo un corvo. Eppure dice di fare antimafia, farebbe parte del Parlamento dell'antimafia (o qualcosa del genere), di essere responsabile arte e cultura dell'Associaz Nazionale per le verità scomode (su Google non ho trovato nulla sull'operato di questa entità di cui sembrerebbe esistere solo il nome).
Che poi, se uno ci tiene a far venire Le Iene a Bagheria, allora le porti altrove, Bagheria ha addosso tutti  i segni di un passato tremendo; ogni anno, con una nuova operazione, almeno una trentina di bagheresi finiscono in carcere con l'accusa di essere componenti di Cosa Nostra.
E invece Le Iene, piuttosto che occuparsi di Coinres o edilizia delle cooperative o di altre magagne, si accaniscono su Cinque (che sconta la colpa di un padre che, come tanti bagheresi, ha costruito abusivamente per poi chiedere e ottenere la sanatoria - ma a Bagheria costruire abusivamente, in certi periodi, era l'unica modalità).
In definitiva, cosa è successo a piazza Indipendenza?
Un po' di casino attorno a Golia. Mentre questo aspettava Cinque, i grillini lo hanno messo sottotorchio riguardo alle sue modalità di comportamento, al suo modo di fare inchiesta. Golia imbarazzato si è trincerato in sorrisi strani del tipo "ma che vogliono questi?" pur di sottrarsi al pressing dei compagni di Cinque. Insomma, figuraccia di merda - quella che merita ogni figlio di Berlusconi che non prende le distanze dal padre.

Giorgio D'Amato

Amelia Rosselli (Parigi, 28 marzo 1930 – Roma, 11 febbraio 1996)


I fiori vengono in dono e poi si dilatano
da "Documento" (1966-1973)

I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l'unione appassita che cercavo
rubare il cuore d'un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d'un albergo immaginario
v'erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.

Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.

Letti per tutti: Non corre buon sangue

Sandro Camilleri
NON CORRE BUON SANGUE
pagine 213, brossura emostatica
Stordito editore, 2016.

L’ultima fatica di Sandro Camilleri (Sandro, cugino di Andrea, salito sulla ribalta delle cronache per aver scritto dieci piccoli gialli in un weekend e averci impiegato undici anni per revisionarli, n.d.a.).
Diciamo subito che la storia si svolge in un condominio qualunque di una qualunque provincia. Camilleri (però Sandro) non dice quale sia la provincia, né dove sia il condominio, ma questo importa poco al lettore e influisce niente sullo svolgersi dell’azione.
Che non corra buon sangue tra Montalcino e Camilleri (Sandro, beninteso) lo si capisce a cominciare dal titolo, tutt’altro che enigmatico. Sappiamo come negli ultimi tempi i rapporti tra l’ispettore Montalcino e il suo autore siano stati spesso tesi e inquinati da fatti collaterali. Apriamo una parentesi.
(La crisi dell’editoria cartacea spinge gli editori a escogitare sempre nuovi sistemi per attirare i lettori, nel buono e nel cattivo gusto. Pietro Stordito - rampollo di una famiglia di stampatori, amante della ‘nduia calabrese e delle pipe in radica tailandese -  uomo dalle mille e una risorse nonché editore di Camilleri (sempre Sandro), ha pensato che mettere autore e protagonista l’uno contro l’altro fosse il modo giusto per incrementare le vendite, beh chiudiamo la parentesi).

mercoledì 10 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata nr 10 - L'abbruciatina dei morti

Oggi le Sciacalle propongono una nuova inchiesta sul territorio: l'abbruciatina dei morti.
La legalità prima di tutto, e metodi sani e veloci, attipo un forno crematorio, un bello abbruciatore gigante di quello con le canne fumarie che si vedono da Villa San Giovanni.
Ci sono notizie che gli abbruciatori saranno almeno due, uno a Bagheria bassa e uno a Bagheria alta, che disparità non se ne fanno. Ma quale Valle del Mela? E poi qua ci saranno le aree adatte dopo l’abbattimento volontario  da parte dei padri di famiglia delle case abusive e anche di alcune sanate per par condicio.
Belle torri rosse e nere, come quelle dei lager, sarà una cottura a fuoco lento.
Mini, maxi, al massimo in cinque anni verranno su, le notizie giungono direttamente dal Palazzo d’Orleans. Non si può attendere oltre, ci dice lo zio Tanino dalla veranda abusiva di casa sua. Alla cittadinanza interpellata, ci pare una cosa buona. L’aria sanata, per tutti! Ci faranno intorno pure un parco per i bambini e gli anziani. Forno doppio uso ventilato assai!

Strade libere dalla munnizza, case vacanti, ospedali belli chini ri malati, turisti, insomma cchiù travagghiu pi tutti, e i beccamorti non dovranno più intrallazzare per trovare cadaferi!

L'abbruciatina dei morti
Ingredienti per 4 persone

3 cadaveri grandi (quattro se sono piccoletti)
1 Pompa funebre sconsigliata dal sindaco
5 litri di benzina
1 giornale vecchio (il Giornale di Sicilia va benissimo)
1 fiammifero (accendino Zippo in caso di vento)


Ammucchiare i cadaveri, cospargere di benzina, con il giornale dare fuoco.
A cottura ultimata, disperdere le ceneri. 

Adele Musso feat G.D'Amato

martedì 9 febbraio 2016

LE SCIACALLE - puntata n. 9 - COMPILATION PER IL PROX CORTEO ANTIMAFIA

Dopo il successo del primo balletto cittadino antimafia, a presto ne facciamo un altro, più bello di quello dell'anno scorso, con canzoni che tutti potranno cantare e, naturalmente, ballare.
Perchè la mafia non ha paura dei discorsi ma delle canzoni.
Ecco le canzoni in scaletta:
Nessuno mi può giudicare, di Caterina Caselli - chidda che dici "la verità ti fa maleeeeee"
Cuore Matto, di Little Tony - chidda chi dici "dimmi la veritaaaaaaaaaa"
Se bruciasse la città, di Massimo Ranieri cantata da chiddi ca abbruciano le macchine
Se mi lasci non vale, di Julio Iglesias cantata ai dissidenti del M5S
Acqua azzurra, acqua chiara, di Lucio Battisti, cantata dall'Ufficio Stampa del PD
Parole parole, di Mina, interpretata da una delegazione di BagheriaNews
Il video sono io, di Matia Bazar, cantata da Patrizio Cinque
Quello che le donne non dicono, di Fiorella Mannoia, cantata dalla principessa Alliata
I migliori anni della nostra vita, di Renato Zero  - quelli che Tornatore si scordò quando fece Baharia
Ancora tu, di Lucio Battsti, dedicata a tutti i politici indagati che non mancano di ricandidarsi
Il mio canto libero, di Lucio Battisti. Per questa ancora non si è trovato un cantante.

Assolutamente vietata "Gocce di memoria", di Giorgia.

Giorgio D'Amato