E finalmente mi decisi a vedere il film Baarìa, da tanti anni me lo scansavo attipo la rogna o un invito a un matrimonio con il trattenimento a 200km di distanza, che tanto lo sapevo che poi lo vedevo e mi sarei incazzato.E perchè?Ca perché il reggista ha preso il meglio periodo di Bagheria e ci fece il ricamino a punto e a croce che tutti i mafiosi bagheresi si possono mettere nel salottino buono.Che vuoi dire?Che il regista ha preso il periodo più pulito di Bagheria, quello che va dall'anteguerra agli anni '70, quello in cui non è necessario parlare di mafia, e ha raccontato una storia in giallo, ma non con il morto, in giallo come gialle sono le luci del rigatone Barilla negli spot pubblicitari su Rai Uno.Insomma, calore familiare, scenette meridionali, povertà confortante, scialli neri così cari a Dolce & Gabbana.Insomma, 'na fissaria. E per tanto tempo mi ero tenuto lontano da questo film.Me lo portarono a casa, posto d'intra - s'arricampa l'amica Lucia che mi dice: ci vediamo questo film che devo scriverci sopra un pezzo. E come un cretino ci cascai sano sano.Vedo il film.Atmosfere graziose, sentimenti confortanti, visioni rassicuranti, movimenti di folla, insomma, cose graziose a tignitè.Mafia, niente.Dopotutto il reggista si ferma agli anni '70 quindi che bisogno c'è di parlare di Provenzano e Madonia alla fabbrica del ferro, che bisogno c'è di parlare di ammazzatine e triangoli?Nessuno, il reggista si ferma agli anni '70...Ma quando mai!!!Vedo una scena che 'u picciriddu vestito all'antica si ritrova in mezzo alle Panda con il paraurti in carbonato e io ci resto di merda: come? 40 anni di Bagheria mafiosa cancellati da un picciriddo che corre in mezzo al traffico e alle auto nuove nuove versione ultima?(Correva il picciriddo e a ogni passo il sangue sull'asfalto di ogni morto ammazzato ritornava dentro il buco da cui era uscito, dallo stesso buco il proiettile faceva a marcia indietro e rientrava nella pistola da cui era stato sparato, la pistola a sua volta rientrava nella fondina, il killer risaliva in auto e tornava da dove era venuto, il morto ricominciava a fare quello che stava facendo e nessuno dei familiari avrebbe pianto, anzi, al morto ammazzato - che era rimasto vivo - gli dicevano, vai fuori, vatti a prendere il fresco, non ti preoccupare, qui, a Bagheria, non ammazzano a nessuno.)Sentitomi preso fortemente per il culo, decisi di scrivere questo pezzo.E poco importa che tanti mi dicono il reggista scrisse la storia di suo patre. Se il reggista voleva parlare di suo patre, allora il film lo chiamava "Storia di me patri". Bagheria è altro, o almeno è ANCHE altro, e "anche" sottintende bellissime cose di Cosa Nostra che sono vive e scoppiettanti come una padella di calamari. O come una raffica di mitra. O come n'anticchia di tritolo conservato per le migliori occasioni.Peccato assai, qualche giorno prima avevo visto Il camorrista e mi sembrò che il regista era con i controcugghiuna.GD
domenica 30 novembre 2014
Baarìa - Storia di un crollo (la decisione di vederlo)
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venerdì 28 novembre 2014
Rosario Crocetta: dalla Trivella alla Livella, il passo è breve.
AAS
Magazine, questa settimana, regala ai suoi lettori una
fantaintervista ad un personaggio da prima pagina.
Ha
occupato la poltrona di primo cittadino della città di Gela,
facendo il sindaco per due mandati tra il 2003 e 2009. Ha ricoperto
il ruolo di Parlamentare Europeo fino al 2012 per poi candidarsi a
presidente della Regione Sicilia nelle fila del centrosinistra.
Omosessuale dichiarato, vincendo le ultime elezioni regionali
siciliane, nell'ottobre 2012, si è autoproclamato "il sindaco
dei siciliani" portando il centrosinistra a governare la Sicilia
per la prima volta dopo il decennio del centrodestra firmato Cuffaro
e Lombardo. Il primo presidente 'comunista' della Regione Sicilia
Rosario Crocetta, sempre nell'occhio del ciclone, ora per la vicenda
della stazione radio MUOS di Niscemi, e
nelle ultime settimane
duramente criticato, sia da parte della propria maggioranza che
dall'intera opposizione in merito all'accordo con l'ENI per
l'installazione di piattaforme petrolifere nel mare Mediterraneo. Una
scelta criminosa per i detrattori ma non per il presidente per il
quale si verrebbero a creare nuovi posti di lavoro aumentando le
entrate per l'economia siciliana in prospettiva e migliorando la
sicurezza ambientale.
AAS:
Presidente Crocetta, questa storia delle trivellazioni le ha fatto
fare un buco nell'acqua, non crede?
RC:
Un buco nell'acqua. Cerco solamente di risollevare l'economia della
Sicilia, non voglio fare danni, ma vincere sui brutti, gli sporchi e
i cattivi.
AAS:
Come un
supereroe. Lei
è forse un appassionato di serie giapponesi fine anni ’80, sa
Goldrake e le trivelle spaziali. Lei è come quei robot giganteschi
che combattevano gli alieni. Governatore lei crede in altre forme di
vita oltre la nostra nell’universo?
RC:
Certo, al contrario di quel che dice Vasco Rossi, non siamo soli.
giovedì 27 novembre 2014
La posta dell'ExtraParlamentare: divagazioni oniriche
Cara Extraparlamentare,
l'agone politico è diventato un campo olimpiadico in cui si manifestano giovani muscolosi e giovanette tettone ai quali e per le quali le magliette sono diventate XXL.
Molte delle pulzelle sono belle e quasi cinquecentesche, molti dei giovanetti serpottiani o
michelangioleschi. Come a vrai capito dall'incipit della lettera, il mio livello culturale è elevato tanto quanto quello ormonale ma son piuttosto perplessa sulla ricorrenza di alcuni miei sogni.
Angelino. Matteo. Camusso.
Li vedo tutti in una spiaggia riservata ai naturisti: descrivo il paesaggio. Alberi bassi, dune, valve di mitili rinsecchite, rari granchietti, imbarcazioni scure all'orizzonte e tante parole scritte sulla spiaggia.
Ogni notte mi sveglio madida di umor salmastro. Il sogno è ricorrente: un incontro sabbatico tra Angelino e la Camusso. Lei lo sprona ma lui, reticente, si nasconde dietro la grande quercia di Nola. Interviene come un Febo il giglio vessillifero di matteiana memoria.Ad anticipare o ritardare lex duralex est. E a lui si accompagnano suonatori di pifferi, strumenti vari di ordinaria fattura. Ecco che a metà del sogno un giovane rampollo si intromette. Tal Totti naso lungo ergo pollice piccolo.Di buona educazione e scuola, il giovine si prodiga a che l'evento si svolga, ma una rete fitta intrecciata dagli operai senza la copertura 18 impedisce il miracolo.Ed è questo che mi sveglia. Madida di umor salmastro.la tua ItalaCara Itala, il tuo affanno ed il tuo parlar cortese hanno intenerito il mio duro cuore avvezzo a sedute ben meno compiacenti. Il soggetto onirico è molto impegnativo, ecco il risveglio amarognolo. Credo che se prima di addormentarti rivedessi qualche buon vecchio film con MarlonBrando o Kevin Kostner oppure Al Pacino (se proprio vuoi, per il suo forte tratto mascolino ) Mastroianni , forse ti sveglieresti un po' più serena. Troppa informazione fa male: monta gli incubi come albumi per la crema pasticcera, ti fa rigirare nel letto e poi, come vedi, gli incontri non sortiscono malgrado l'impegno. Per essi ci vuole il kamasutra della politica.Potrai trovarlo in ogni diario delle sedute. Scegli tu quale.La tua cara Extraparlamentare
mercoledì 26 novembre 2014
L'arte spiegata ai non vedenti: 'u museo di Guttuso a Baarìa
Questo palazza che videte prima era museo, ora invece ci tengono li surci.
Beddi assai sono, arripusati e pasciuti, griggi cu li panzi bianchi.
Satariano esattamente dove prima c'erano li fimmini spugghiati di Guttuso, un quatro che faceva arrussicari puru li maniaci sessuali.
A chisti surci li quatri piaciunu assai.
I surci ancora si ricordano i cristiani ca ci travagghiavano. Che durante l’orario di lavoro s’aprivano le sdraio e si mettevamo insiemmula in libertà che tanto non ci veniva nessuno a disturbare, manco un turista.
Ma in questo paese cu ci deve veniri?
Eppure quattro belli quatri ci sono, attipo che nella sala grande c’era la spiaggia appiccicata al muro, un surciaio di corpi, fimmine buttate sulla sabbia, picciriddi che fanno capriole e masculi. Fa sentire cavuru solo a taliarlo. Dei masculi puoi contare le costole e parinu malati. Questo quatro ti mette un poco a disagio, c’è chi corre e chi si riposa, soprattutto quelli che currino. Due fimmine scappano con le braccia alzate che sembrano inseguite dai laponi, un’altra invece mette in mostra un costumino leopardato alla moda di oggi, perché Renato era uno che i posteriori li pittava boni e la sapeva lunga, lui prevedeva che dovevamo finire tutti a mare.
Pure suo patre tinceva quatri.
Jachino lassa iri! Non ci perdere tempo, non ci perdere a vista, questa specie di cavalletto è meglio che lo vai a conservare. Terre non ce ne sono più, che cosa devi misurare? Siccaru tutti cose, limoni perduti, solo pale di fichidindia. E chiudi pure quel paracqua che hai alle spalle, che tanto in questo paese acqua non ne viene né dal cielo né dalle tubature. C’è da dire però che Jachinu è omo assai elegante e se ne fotte altamente, manco ci degna di uno sguardo, il suo baffo forse nasconde la piega amara della bocca, ma non ci dà soddisfazione, da voci di corridoio sappiamo che andrà via a bordo di uno dei carretti siciliani che anche loro qui non ci vogliono più restari.
Di queste cose che c’erano, puliziamuni ‘u musso, ma tanto non erano quatri taliabili, meglio i beddi paesaggi che vendono i marocchina pe la festa di san Giuseppi patrono, sono belli assai con la casuzza, il fiumicello, le nuvolette.
I cristiani baarioti se li accattano e si fanno il museo a li casi.
Adele Musso/Giorgio D'Amato
L'altra Bagheria e l'altra Corleone al Liceo Classico "Scaduto": narrare per rielaborare
Il 15
Novembre forse Bagheria ha capito qualcosa. Forse a Bagheria si è capito cos’è
veramente la mafia. “Una balata”. Magari i bagheresi iniziano ad avere la forza
per spostare quella balata così grande ed opprimente che è lì, davanti agli
occhi di tutti, ma nessuno ci fa caso. E invece gli studenti del Liceo Classico
hanno iniziato a farci caso.
Grazie all’aiuto dei blogger di Apertura A Strappo e i ragazzi di Corleone dell’associazione
Dialogos al Liceo Classico un passo avanti si è fatto.
La conferenza, tenutasi nell’aula multimediale e durata due ore, ha visto
protagonisti Giorgio D’Amato e Cosimo Lo Sciuto, dell’associazione Dialogos.
Giorgio D’Amato ha trasportato i ragazzi in quella Palermo degli anni ‘80, dove
la morte era all’ordine del giorno. Si sono letti passi del suo libro,“L’estate
che sparavano” , e di altri racconti del blog, come “Strage di Natale”. I
ragazzi hanno anche avuto l’opportunità di ascoltare la voce di alcuni
collaboratori di giustizia e killer di Cosa Nostra (Vincenzo Sinagra 'u'ndlì, Vincenzo Sinagra 'u timpesta) mentre ricostruivano avvenimenti tra i più macabri
di quella famosa estate che ancora oggi ha il potere di far venire la pelle
d’oca.
| Vincenzo Sinagra 'u'dlì |
Con l’intervento dei ragazzi di Dialogos e di Cosimo Lo Sciuto in particolare,
i ragazzi hanno conosciuto quella che è Corleone oggi. I ragazzi hanno capito come
un corleonese vive la sua città, come si fa spazio giorno dopo giorno tra
pregiudizi e luoghi comuni, come un cittadino riesce a valorizzare il
territorio in cui vive. I ragazzi hanno conosciuto la storia di Bernardino
Verro, primo sindaco socialista di Corleone, che lottò per la tutela degli
agricoltori e quindi contro la mafia. L’intervento dei ragazzi di Dialogos è
servito specialmente a sottolineare come la realtà tra Bagheria e Corleone sia nettamente
diversa.
A Corleone è già iniziato un processo di
rielaborazione, una presa di coscienza e di posizione da parte dalla
cittadinanza su cosa è realmente la mafia, su cosa fare per poterla combattere.
A Bagheria la mafia è ancora vista come un tabù. Il processo d’informazione e
sensibilizzazione che dovrebbe partire dalle scuole è ancora troppo debole e
quasi inesistente. Manca la voglia di parlarne a chi di competenza, ma di certo
non manca la voglia di ascoltare e capire, come è stato dimostrato con questo
incontro. Proprio per questo viene lanciata un’iniziativa ai ragazzi:
rielaborare. La storia della mafia non ci è raccontata da nessuno, perciò
bisogna conoscere i fatti, rielaborarli, narrarli.
| Vincenzo Sinagra 'u timpesta |
La narrazione è lo strumento più efficiente per conoscere e far conoscere
qualcosa, soprattutto perché è uno strumento che può e deve partire dal basso,
dai ragazzi.
Capire. Studiare. Narrare. E’ questo il punto di forza dei ragazzi che molto
spesso viene screditato o svalutato. E’ da qui che la presa di coscienza di
cosa è realmente la mafia deve partire. E di cosa ognuno di noi può fare per
combatterla, nel suo “piccolo”, ogni giorno.
Quindi, buona rielaborazione.
da Strage di Natale - il comunicato stampa successivo all'omicidio plurimo in cui morì anche un pensionato, Onofrio Valvola, che si trovava per strada mentre l'auto dei killer sparava all'auto degli inseguiti.
“Il
consiglio comunale, richiamando il monito del cardinale Pappalardo e del Papa
Giovanni Paolo II, condanna il fenomeno mafioso e manifesta vivo il rammarico
per il fatto che quest’atto criminoso, estraneo all’ambiente, abbia coinvolto
una città laboriosa e tranquilla”.
Antonio Mineo
lunedì 24 novembre 2014
Letti per tutti: La vacanza di Montalcino
Sandro
Camilleri, LA VACANZA DI MONTALCINO
pagine
213, brossura, Stordito editore, 2014.
L’ultima
fatica di Sandro Camillleri, cugino meno famoso di Andrea, apprezzato autore
amatoriale di storie gialle-noir, come “Biondo nerofumo”, “Calabrone di
carbone”, “Pigmei cinesi”.
Il
romanzo inizia lungo una strada ferrata, per seguire il viaggio
dell’ispettore Montalcino che dopo diversi libri finalmente ha deciso di
prendersi una vacanza, lontano dallo stress dei casi irrisolti che
l’autore gli sottopone senza sosta.
“La
vacanza di Montalcino”, il titolo parla da solo, l’ispettore ha prenotato un
B&B isolato al centro di una regione che non viene nominata per evitare i
soliti paparazzi, dorme placido, consuma una colazione ricca e sfiziosa con le
torte fatte in casa, accavalla e scavalla le gambe a piacimento, si tira i
peletti dal naso, tutte quelle cose che ha sempre sognato di fare tra un caso e
l’altro.
domenica 23 novembre 2014
Meglio arrivare morto
L'Associazione culturale Culturalab ha organizzato una Mostra fotografica-Istallazione-degustazione, evento dal titolo In seno alla cultura, dal 22 al 24 di Novembre.
All' I.C.R.E. nell'ex fabbrica del ferro ( bene confiscato alla mafia ) in via Neruda all'entrata dell'autostrada di Bagheria, che vuol dire porte del vento. Sono dentro. Sotto le pareti bianche ghiaccio il sangue di tante vittime, alcune nomi, volti che non si conoscono. Anche bambini con l'unica colpa di avere visto ciò che non dovevano, così ci ricorda il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, ospite della serata. Qua sangue fatto di ferro stesso odore e sapore, quello della morte. Lo stesso colore. Vino rosso nei bicchieri. Spaghetti spezzati nel brodo. Senza lenticchie ma con tutti i vestiti. Paragone perfetto che apre la fame - non a tutti.
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sabato 22 novembre 2014
Magica Nutella aiutaci tu (pensando a Nanni Moretti)
Oggi sorrido. C'é la Nutella sul tavolo. Niente di male può succedere se quella dolcezza è lì per me. E chi se ne frega se sballa il metabolismo. Ne abbiamo passato di tempo digiuni di dolcezza, parole, gesti, sguardi, ora la Nutella ci vuole. Senza rimorsi e senza sensi di colpa, apro il barattolo ed afferro un coltello a spatola. La crema gonfia il profilo del coltello e scivola dalla punta, mentre la bocca è lesta ad arrestare, golosa, il suo colare. Un piccolo assaggio della delizia che verrà.
Guardo il barattolo e mi pare strano. Sul davanti l'immagine si muove. Le lettere si rimescolano come se un croupier le avesse tra le mani. Come un mazzo di carte. Osservo i vari passaggi
ALLETUN UNALLET LETALUN LUNATEL TALELUN LATENUL NELLATU TULLANE NULLATE
TENULLA
E si ferma. " Che cazzo succede" . Sbigottita alzo il barattolo animato. Lo giro tra le mani quasi dovessi trovarci le dita che hanno giocato, sotto i miei occhi, quella rivoluzione.
Il vetro è caldo e la crema comincia a sciogliersi come in un bagnomaria. " Che minchia succede" e lo poso. Tutto il resto è normale
intorno a me. Il sole entra dalla finestra sulla strada, ed i gatti si rincorrono per un pezzetto di cibo. Torno a guardare il barattolo: adesso la scritta TENULLA è ferma. È rimasta così come se il fenomeno fosse finito. Rufus sale sul tavolo e circospetto si avvicina al prodigioso oggetto. Lo annusa, gli dà una zampatina, soffia e scappa. A questo punto sono veramente inquieta e tesa. "Minchia minchia minchia! Allora vero qualcosa di strano, c'è. Il gatto lo sente". Mi alzo. Non so che fare. Allungo la mano, la ritraggo l'allungo, e così tocco di nuovo il barattolo. Lo sollevo e ci guardo dentro. La crema è liquida e sembra che si stia fermando dopo aver ondeggiato nel contenitore. Ci metto il coperchio e lo avvito.
intorno a me. Il sole entra dalla finestra sulla strada, ed i gatti si rincorrono per un pezzetto di cibo. Torno a guardare il barattolo: adesso la scritta TENULLA è ferma. È rimasta così come se il fenomeno fosse finito. Rufus sale sul tavolo e circospetto si avvicina al prodigioso oggetto. Lo annusa, gli dà una zampatina, soffia e scappa. A questo punto sono veramente inquieta e tesa. "Minchia minchia minchia! Allora vero qualcosa di strano, c'è. Il gatto lo sente". Mi alzo. Non so che fare. Allungo la mano, la ritraggo l'allungo, e così tocco di nuovo il barattolo. Lo sollevo e ci guardo dentro. La crema è liquida e sembra che si stia fermando dopo aver ondeggiato nel contenitore. Ci metto il coperchio e lo avvito.
Sono seduta in cucina e guardo il vasetto sul tavolo con la scritta TENULLA.
Lo guardo ed entro in sintonia. Sento le sue vibrazioni. Sorrido di nuovo.
Metto uno spazio e la scritta TENULLA diventa TE NULLA. M'illumino. Ora so cosa fare.
Incrocio le gambe e medito sul TE NULLA, sull'ottusa visione della vita. Certo ottusa, se un barattolo di Nutella ha potuto farmi gioire, con le sue golose lusinghe, a questo mondo di merda.
TE NULLA Ohmmmmmmmm
Prodigiosi questi barattoli personalizzati.
Monica Sapio
venerdì 21 novembre 2014
L'arte spiegata ai non vedenti: Quel bonazzo di Hermes
Anzi di più, questo è proprio un dio, Hermes per la precisione, ma poco importa chi è, dovreste vedere com'è: tutto nudo, fisico slanciato e sodo dai muscoli di marmo, come il resto d'altronde. E si perché se la vista non vi aiuta potete però usare il tatto e con la scusa potete palpare questa statua greca dalle chiappe sode. Non è però uno di quelli palestrati, gonfi di steroidi, ma ha un aspetto molto naturale, un tortello fatto in casa, bello di suo insomma.
Tiene in braccio suo fratello Dioniso ancora neonato, ma al bambino le ossa gli devono pesare perché Hermes è costretto ad appoggiarsi ad un tronco, il secondo nell'opera. Il dio assume in questo modo una posa languida, quasi ammiccante.
So che vi state chiedendo tutti, e specialmente tutte, una cosa ma mi sa che resterete delusi. Posso solo fare supposizioni al riguardo. Se da un lato uno così io non posso immaginarlo se non superdotato, dall'altro non ne sarò mai sicura in quanto gli manca il pirillo. Per me qualcuno glielo ha tolto per l'invidia. Il prof di storia dell'arte dice però che i greci scolpivano le statue degli dei con peni piccoli in quanto l'averlo grande era simbolo di virilità quindi degli uomini mortali. Invidiosi i greci e lui pure! La verità è che un difetto glielo dovevano trovare. Ma non m'importa, rimane sempre troppo bono e non vedo l'ora di andare in gita in Grecia per vederlo. Se vi capita andateci anche voi e toccate con mano.
Annalisa Balistreri
mercoledì 19 novembre 2014
Ma la mafia, cosa è? (Il paese delle balate)
![]() |
| foto di Dario Ferrante |
Per me la mafia non esiste, esistono i mafiosi. Ed è pure peggio. Perché una definizione, nella migliore delle ipotesi dice che la mafia è una "entità". Ma l'entità non può agire se non attraverso i propri organi. Definire qualcosa è una sovrastruttura, ovvero un voler tirare fuori un concetto astratto da qualcosa di concreto.
Per quanto detto, pi mmia esistono solo i mafiusi.
Che sono quelli che vivono di pizzo, che mettono il cemento fasullo nei ponti dell'autostrada, che si infilano nei consigli di amministrazione per farsi dare stipendi ammatula, che ammazzano tutti quelli che li inquietano, che si ammazzano tra di loro e ogni tanto ammazzano pure quelli che non c'entrano niente, che decidono per quale disonesto devi votare, che si mettono a disposizione - o quantomeno collaborano - con gli organi dello Stato che sono più fradici di loro. Che fanno male cose e tu li vedi e ti dicono che devi stare zitto.
Mafiosi sono quelli che stipulano e fanno stipulare operazioni di finanza tossica ai danni di tanti cittadini che poi devono pagare più imposte e contributi per sanare i conti dello Stato. Cosicché per sanare i conti lo Stato non paga i medicinali o chiude gli ospedali e se uno sta male che sta morendo, le cose sono due, o muore o esce i soldi per andare nelle cliniche private.
Questi che sono mafiosi hanno tanti soci, i portatori "sani" di mafiosità, gente che non fa nulla di mafioso in termini stretti. Il loro compito è la protezione delle balate.
Le balate sono delle pietre poste sopra i tombini, che se smuovi la balata esce puzza.
Il portatore "sano" di mafiosità tutte le volte che qualcuno vuole smuovere una balata, ha una formula standardizzata da ripetere: "e che vai facendo, lascia perdere, effiniscila".
E poi ci sono gli antimafiosi, quelli che pigliano soldi dallo Stato o dai donatori, per fare operazioni in parte buone (tipo creare archivi) e in parte discutibili (tipo ringraziare i politici per i contributi ricevuti). Ci sono pure antimafiosi che, con i soldi che ricevono, fanno minchiate tipo che i soldi li spendono in ricerche e indagini pressoché inutili. Diciamo che si arriminano per fare vedere che fanno qualcosa. Tipo la lavatrice quando è vuota e sbattulia da tutte le parti.
La categoria che più mi piace è quella dei cittadini attivi.
Questi parlano apertamente, non devono ringraziare nessuno, cercano di analizzare la contemporaneità per renderla nelle sue forme. Questi spesso coinvolgono, recepiscono il fascino del pensiero altrui, lo rielaborano. Nessuno inventa niente, si parte da un'idea e la si affina.
E il tempo lo trovano per farlo. E per parlarne pure.
Dal basso. Per non dire grazie a nessuno.
I cittadini attivi dovrebbero formarsi nelle scuole.
Quindi gli insegnanti dovrebbero favorire la formazione di cittadini attivi.
Solo che certe volte gli insegnanti dicono cose del tipo: "e che vai facendo, lascia perdere, effiniscila". Se ne deduce che questi non ne formeranno mai cittadini attivi ma nuovi protettori di balate.
GD
(foto di Dario Ferrante)
(foto di Dario Ferrante)
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